Quando pensi all’Italia, le prime cose che ti vengono in mente sono probabilmente il Colosseo, il Golfo di Napoli, i canali di Venezia o i piccoli e graziosi borghi medioevali come San Gimignano o Positano. Sono sicuramente alcuni dei must di un viaggio in giro per il Belpaese, ma oggi vorremmo presentarti alcune delle cosiddette “città fantasma” sparse un po’ per tutta l’Italia. Diversi anni fa probabilmente erano delle cittadine affascinanti, ma per qualche motivo sono state poi abbandonate dalle persone. Ora sono ancora lì in piedi, senza tempo, cristallizzate in un’atmosfera molto affascinante fatta di rovine, vecchie chiese e aneddoti misteriosi dove il silenzio regna sovrano.

Visitarle è altamente consigliato se si desidera immergersi negli itinerari d’Italia fuori dai sentieri battuti. Sono soggetti perfetti anche per gli amanti della fotografia!

10 città fantasma più misteriose d’Italia

Se sei un appassionato di misteri e leggende ti consigliamo di visitare le città abbandonate.

1. Roscigno Vecchia

Roscigno Vecchia si trova nel mezzo del Parco Nazionale del Cilento, in Campania e rappresenta un grande esempio di villaggio rurale italiano del XIX secolo. Gli abitanti furono costretti a lasciare il villaggio intorno al 1902 poiché era minacciato dalle frane, così si trasferirono nella zona alta, costruendo la nuova città. La struttura urbana è molto ben conservata, con una piazza centrale dove si trova una fontana di fronte alla Chiesa di San Nicola e un gruppo di case rurali intorno. Curiosità: Roscigno Vecchia non è completamente abbandonata, dato che ci vive 1 abitante, che si diverte a intrattenere i visitatori con storie e aneddoti sul paese!

2. Craco

Craco si trova vicino allo stupendo borgo di Matera, in Basilicata. Anche qui il paese fu abbandonato a causa di una terribile frana che avvenne nel 1960: gli abitanti si spostarono verso il paese più vicino, così Craco è rimasto sulla sua collina in balia della natura circostante e con i caratteristici calanchi che rendono ancora più misterioso e brullo il territorio. Oggi tutta la scena è dominata da antiche case arroccate sulla roccia, posizionate intorno alla torre normanna che si erge sulla collina, a testimonianza di una vita che fu.

3. Canale Monterano

Se cerchi qualche località poco battuta e non convenzionale vicino a Roma, Canale Monterano è sicuramente un’ottima destinazione. A soli 50 km da Roma, il villaggio è ancora permeato di storia, di arte e del grande mistero di secoli di abbandono. Gli abitanti lasciarono il paese alla fine del 1700 dopo un’epidemia di malaria e l’invasione dell’esercito francese. Canale Monterano si distingue da tutti gli altri paesi fantasma perché vanta alcuni autentici capolavori come la fontana ottagonale del Leone al centro della piazza, che fu creata dal famoso scultore Gianlorenzo Bernini che lavorò anche alla costruzione dell’imponente Palazzo Ducale.

Canale Monterano è così affascinante che più di 100 film sono stati ambientati qui, come Ben Hur, Ladyhawke e molti altri!

4. Poggioreale

Andiamo ora in Sicilia, con una delle città fantasma più accattivanti della regione: Poggioreale, che fu colpito da un terribile terremoto nel 1968 e completamente abbandonato in seguito. Tuttavia i resti dei paesi sono ancora lì, a raccontare storie di vita antica circondati dal silenzio più totale. Camminare per le strade di Poggioreale sarà un’esperienza triste e allo stesso tempo toccante, dato che nessuna parte del paese è stata restaurata dopo il terremoto, quindi la distruzione è chiaramente tangibile in ogni angolo.

5. Celleno

Celleno è un borgo fantasma molto suggestivo situato nella zona verde della Tuscia, non lontano da Roma. È arroccato su uno sperone roccioso che domina una profonda valle circondata da calanchi. È accessibile solo a piedi da un’unica porta del Castello Orsini. Il villaggio fu gradualmente abbandonato in seguito a terremoti e frane, anche se alcuni degli abitanti continuarono a viverci fino a quando furono costretti ad andarsene a seguito di un decreto presidenziale. Alcuni edifici sono stati restaurati e sono stati trasformati nel Museo della Civiltà contadina e nel particolare Museo delle Macchine Parlanti!

6. Apice Vecchia

In Campania, vicino alla città di Benevento, il paese di Apice vecchia si trova su una collina dopo essere stato abbandonato nel 1962, anche se alcuni residenti si rifiutarono di lasciare il paese ma furono poi costretti dopo un secondo terribile terremoto nel 1980. È una finestra sul passato: in alcune case si possono ancora vedere le vecchie cucine, i mobili e gli oggetti appartenuti alle persone. Ci sono persino delle auto d’epoca abbandonate in alcuni garage, pieni di erba e piante selvatiche. Un viaggio nel tempo!

7. Consonno

Consonno, situata in Brianza, non lontano da Milano, non è proprio una città fantasma ma più che altro una “città mezza finita”. La sua storia è molto particolare, dato che era una tranquilla cittadina rurale fino al 1962, quando un imprenditore italiano, Mario Bagno, comprò l’intera area costringendo i residenti a trasferirsi, per mettere in atto il suo grande progetto: la “Città dei Balocchi“. Questa avrebbe dovuto essere un’attrazione piena di centri commerciali, ristoranti, zoo, casinò, costruita tra finti castelli medievali e minareti musulmani. Una sorta di Las Vegas italiana. Sfortunatamente, quando la maggior parte degli edifici erano finiti, una frana colpì il paese nel 1976, isolando la zona. Così l’intero progetto non venne portato a termine, trasformando Consonno in un’affascinante e un po’ kitsch città fantasma.

8. Poveglia

Quando si parla di Poveglia preparati ad ascoltare delle storie inquietanti! Si tratta di una piccola isola situata tra Venezia e il Lido nella laguna veneta e si suppone che sia infestata! Per secoli Poveglia è stata un rifugio per ogni tipo di esiliati, comprese le vittime della peste, decedute o ancora vive, che venivano bruciate su pire giganti al centro dell’isola. All’inizio del 1900 l’isola fu trasformata in un manicomio, dove probabilmente venivano condotti strani esperimenti sui pazienti. Dopo la chiusura del manicomio, l’isola fu abbandonata e ora l’accesso è vietato per questioni di sicurezza, ma si può ancora navigare intorno all’isola, se non si ha paura di sentire qualche voce dal passato! Non sorprende che abbiamo incluso Poveglia nella lista dei posti più spaventosi d’Italia!

9. Gessopalena

L’antica città di Gessopalena si trova nell’Italia centrale, più esattamente in Abruzzo, ed è posta su una cresta di roccia. La città è stata teatro di uno dei più terribili massacri nazisti nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, quando donne, bambini e anziani furono bruciati vivi nella piazza centrale. Dopo questo tragico evento, la città divenne il cuore della resistenza partigiana della zona, ma molte persone lasciarono la città che fu gradualmente abbandonata. Oggi, nella città fantasma il tempo si è fermato. Tra antiche rovine di case, chiese e spalti sorge il Monumento alla Resistenza, dedicato agli uomini e alle donne che, durante la seconda guerra mondiale, agirono per liberare la loro terra dal nemico nazifascista.

10. Bussana Vecchia

La storia di Bussana Vecchia, non lontano da Sanremo in Liguria, è molto particolare, perché in realtà è un ex paese fantasma! Infatti, fu abbandonata dopo un terremoto avvenuto nel 1887 che distrusse quasi tutto il paese. Nel 1950 fu scoperta da un gruppo di artisti che decisero di stabilirsi lì, ricostruendo molte delle case danneggiate! Attualmente, Bussana Vecchia è ancora popolata da artigiani, pittori, scultori che hanno fatto rivivere il paese creando gallerie d’arte, negozi d’arte e facendo concerti e spettacoli per le strade!

Rivolgiti alla nostra Agenzia a Benevento per scoprire questi e altri meravigliosi itinerari. Con decenni di esperienza nei viaggi organizzati, mettiamo a disposizione comodi pullman granturismo per raggiungere le località in Italia e all’estero. Dai un’occhiata anche ad alcune delle nostre proposte, contattaci per maggiori informazioni allo 0824482030 oppure compila questo form.

Pietraroja è un borgo montano in provincia di Benevento situato ad un’altitudine di 818 m. sul livello del mare. Il nome di Pietraroja deriva probabilmente dal latino petra robia (“rupe rossa”) o dall’equivalente spagnolo piedra roja o dal francese pierre rouge, per la presenza di alcuni calcari di questo colore sul lato orientale del monte Mutria, che lo sovrasta. Le attività principali riguardano l’allevamento ovino con la produzione di eccezionali formaggi artigianali, l’allevamento bovino con la produzione di caciocavallo e carne ma, soprattutto, l’allevamento di suini, a livello familiare, dai quali si ottengono, dopo essiccazione al freddo e al fumo di legna e successiva stagionatura, le carni salate e i celebri prosciutti di cui Pietraroja va famosa. La bontà di quest’ultimo prodotto è nota attraverso i secoli!

Cosa fare a Pietraroja

A Pietraroja si trova un importante parco geo-paleontologico con il suo museo, il Paleolab, dove si possono vedere fossili di notevole importanza. Particolarmente importante è stata la scoperta di un cucciolo di dinosauro, il primo in Italia, che contiene anche gli organi interni: il cucciolo è stato battezzato dai media “Ciro”, mentre la sua specie è la Scipionyx samniticus Scipionyx samniticus. La scoperta di Ciro ha rivoluzionato la paleogeografia dell’Italia, che un tempo riteneva che l’Italia fosse completamente sommersa durante il Mesozoico. Tra gli altri fossili ritrovati a Pietraroja, sono da ricordare quelli di molti pesci, tra cui il Belonostomus, rettili (Chometokadmon, Derasmosaurus) e anfibi (Celtedens).

Tra le altre cose da vedere, c’è la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta in piazza San Nicola, nella parte alta del comune. Fu eretta con elementi della preesistente chiesa di San Paolo, nella vecchia Pietraroja distrutta dal terremoto del 1688. Ha un portale romanico dell’XI secolo con i due lati sostenuti da una leonessa e un orso femminile che allatta due bambini e gli altari.

Escursioni consigliate a Pietraroja

Escursioni consigliate:

  1. Il luogo più facile da raggiungere è la splendida terrazza addossata al cimitero, da cui si può ammirare un incantevole panorama a 360 gradi sul territorio. Da qui si osservano il monte Mutria e il monte Moschiaturo, la valle di Cusano Mutri, il monte Solopaca e perfino il Vesuvio. Sono ancora visibili i resti della costruzione della vecchia Pietraroja distrutta dal terremoto.
  2. Un’altra escursione interessante per le viste spettacolari che offre è il circuito della tavola calcarea della “Civita“. Sulla parte meridionale si trova la nuova e la terza Pietraroja (dove si trova l’attuale cimitero). Dalla parte settentrionale si può vedere l’impressionante burrone – luogo chiamato “Rave”- sopra la fontana “Stritto” situata nel territorio di Cusano Mutri. In questa gola si trova l’inaccessibile “Grotta dei Briganti” o “Grotta delle Fate“.
  3. Il miglior punto di osservazione è facilmente raggiungibile dalla strada in località “Canale”, appena usciti da Pietraroja in direzione di Sepino.
  4. In prossimità di Pietraroja, scendendo lungo la strada per Cusano Mutri, prendendo a sinistra o anche a destra si arriva alla località “Murrùni” da dove è possibile vedere il corso d’acqua del torrente Torbido.
  5. Sulla strada per Sepino c’è il passo di Santa Crocella, sella montuosa con paesaggio di stupende faggete tra il monte Tre Confini a 1.419 m s.l.m., accanto al Palombaio porzione orientale del monte Mutria (1.823 m s.l.m.) e il monte Moschiaturo (1.470 m s.l.m.). Il passo segna il confine tra i comuni di Pietraroja e Sepino, nonché tra le province di Campobasso e Benevento e tra Campania e Molise.
  6. Sulla strada di Santa Crocella si può visitare la località “Pesco Rosito” da cui veniva estratta la pietra rossa che ha dato il nome a Pietraroja.

La storia dell’antico prosciutto di Pietraroja

Il prosciutto di Pietraroja si produce con le carni del maiale nero di Caserta, un maiale la cui razza risale all’antica Roma. Questo maiale è di piccole dimensioni e di colore scuro, senza setole tanto da essere soprannominato “pelatello”. I romani erano estimatori di questo maiale non solo per il colore ma soprattutto per l’eccellente sapore della sua carne; Catone e il poeta Giovenale parlavano delle delizie delle carni del maiale nero casertano. Nei primi secoli dopo Cristo l’impero romano si era spinto con i suoi confini fino all’oceano Indiano ed è proprio da quei territori che importò questa particolare razza suina.

In pochi decenni l’allevamento del maiale nero si diffuse in tutta Italia ma anche oltre confine, nei territori conquistati. Oggi, a distanza di oltre 2000 anni, il maiale nero allevato fra Roma e Caserta è rimasto sostanzialmente uguale alla razza originale. Le eccezionali qualità del prosciutto di Pietraroja erano conosciute ovunque: il duca di Laurenzana, in Piemonte, era solito ordinare per la sua tavola il prosciutto di maiale nero casertano fin dal 1776. A tal proposito nel museo di Alife, un comune in provincia di Caserta, è conservato un manoscritto risalente al 29 maggio 1776, intestato “Fornitura di prigiotta al duca di Laurenzana da Pietraroia”, cioè il duca Gaetani d’Aragona, signore del feudo di Piedimonte.

Nel 1917 Antonio Iamalio, un professore, scrisse di Pietraroja sulla “Rivista Storica del Sannio”: “Fiorente, vi è principalmente l’allevamento dei suini, donde i rinomati prosciutti di Pietraroja”.

Una tradizione che rischia di scomparire

Oggi, purtroppo, il prosciutto di Pietraroja è quasi scomparso. Questa razza venne diffusamente allevata fino a pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, poi venne soppiantata dalle razze suine del nord Europa, più produttive. Allevare il maiale nero allo stato brado, macellarlo e stagionarlo è ben più costoso rispetto alle altre razze in commercio. Inoltre, si rivolge ad un mercato di nicchia, quindi la sua resa è minore.  Ad un certo punto degli anni ’90 solo una persona a Pietraroja lo produceva ancora, e solo in quantità molto limitate, appena 40-50 all’anno.

Solo grazie all’amore per questo territorio e per le tradizioni antiche di alcuni allevatori locali che si è potuto ridare lustro alla reputazione della carne del maiale nero casertano. Allevatori che hanno saputo recuperare quella qualità che aveva contraddistinto il prosciutto di Pietraroja fin dall’antichità. Fondamentale è stato il supporto di alcuni anziani agricoltori che avevano allevato in gioventù i maiali neri. Oggi la magia del Prosciutto di Pietraroja si unisce alle peculiarità di questo territorio. Il clima, l’altitudine e l’aria sana di Pietraroja contribuiscono in maniera determinante alla squisitezza di questo prodotto.

Come si produce il prosciutto di Pietraroja

Il Prosciutto di Pietraroja è una qualità di prosciutto molto antica. È un prosciutto crudo che prevede un processo di stagionatura lungo al termine del quale le parti magre sono di un colore rosso scuro mentre le parti grasse diventano di un bianco brillante.

Il Prosciutto di Pietraroja è interamente prodotto con le cosce dei maiali neri casertani macellati nei giorni più miti dell’inverno.

Il giorno dopo la macellazione, il prosciutto viene leggermente salato e lasciato stagionare per 15-20 giorni. Quando ha perso buona parte della sua umidità, il sale residuo viene eliminato e il prosciutto subisce una pressatura. Dopo essere stato pressato subisce un processo di affumicatura per una settimana e una nuova pressatura per altre 4 settimane. Il prosciutto verrà messo poi ad essiccare in una stanza ben ventilata per un periodo che va dai 18 ai 36 mesi.

Il prodotto finito ha un peso medio 12 kg, anche se talvolta può arrivare a pesare fino a 15 kg. Il peso minimo, invece, al termine dell’intero processo di stagionatura non può essere inferiore a 9 kg.

Non perderti un’escursione in questi paesaggi dove la natura è rimasta ancora come quella di secoli fa. Antiche tradizioni, cultura millenaria e una cucina che rispecchia le peculiarità di questo territorio ti attendono. La nostra Agenzia a Benevento metterà a tua disposizione pullman, minibus e auto a noleggio con conducente per farti scoprire i tesori di questo territorio nel cuore del Sannio. Contattaci compilando questo form oppure chiamaci allo 0824482030 se desideri maggiori informazioni.

Il Teatro Sannazzaro si trova nei locali dell’antico monastero dei Padri dell’ordine mercenario spagnolo. Si trova accanto alla chiesa di Nostra Signora della Misericordia, originariamente chiamata Cappella di Sant’Orsola, su via Chiaia. Ancora oggi questo è il principale percorso pedonale che porta da Palazzo Reale verso il mare di ponente e la Villa Comunale.

Le alterne vicende del teatro Sannazaro

Dopo le alterne vicende di chiusure, riaperture e di nuovo chiusure dei monasteri italiani per tutta la gran parte del XIX secolo, i locali furono finalmente e completamente secolarizzati e aperti con il nome di Teatro Sannazzaro il 26 dicembre 1874 con una presentazione de “La petite Marquise” del drammaturgo francese Henri Mehilac. Per molti decenni il teatro fu uno dei principali teatri della città, ospitando nomi di fama internazionale come Eleonora Duse e praticamente tutti i noti attori napoletani, da Eduardo Scarpetta alla compagnia teatrale De Filippo.

L’antico teatro Sannazaro andò in declino negli anni trenta e fu trasformato in un cinema. Questo, infatti, era il triste destino di molti teatri nella Napoli del dopoguerra. Finalmente rinacque come teatro nel 1971 grazie agli sforzi degli attori Nino Veglia e Luisa Conte, colonne portanti della tradizione teatrale napoletana per molti anni. Da allora il teatro ha avuto un successo sempre crescente ed è ora sede permanente della Compagnia teatrale ‘Luisa Conte’ diretta da Lara Sansone, nipote dell’attrice da cui la compagnia prende il nome.

Oggi l’antico teatro Sannazaro è uno dei principali emblemi della storia teatrale napoletana. In questo teatro si sono esibiti alcuni dei più grandi artisti, da Eleonora Duse a Sarah Bernhardt, da Ernesto Rossi a Emma Gramatica, da Ermete Novelli ai fratelli De Filippo. Edoardo Scarpetta proprio qui nel 1889 chiuse la sua carriera artistica con la commedia “O miedico d’è pazze”.

Le rappresentazioni più amate al teatro Sannazaro

Fra le rappresentazioni più interessanti di questa compagnia c’è “Café-chantant Forever”. Si tratta di un omaggio a un particolare genere di intrattenimento musicale, un tempo molto popolare in Europa e specialmente a Napoli. Questo gradevole spettacolo serale viene proposto tradizionalmente ogni anno a dicembre. Per questo spettacolo le poltroncine della platea vengono sostituite da tavolini e sedie da bar nelle quali è possibile consumare piccoli snack e bevande. Viene ricreata l’atmosfera della Belle Epoque e lo spettacolo è assai gradevole, anche perché gli arredi del teatro sono in linea con il tema della serata.

I protagonisti dello spettacolo sono ballerini e cabarettisti che mettono in scena ed eseguono le più belle canzoni napoletane intervallate dai balletti, in un’atmosfera che a volte riecheggia il Moulin Rouge. I ballerini sono coinvolgenti e scendono dal palco per ballare con il pubblico presente in platea.

Davvero notevoli sono anche le rappresentazioni de “La festa di Piedigrotta” e “La festa di Montevergine”. Questi spettacoli riportano alla mente degli spettatori le radici, la storia e le tradizioni partenopee. Gli allestimenti sono fatti di bancarelle, carri allegorici e luminarie che fanno vivere e comprendere in maniera unica queste feste popolari. Il teatro Sannazaro è la location perfetta per questi spettacoli, con i quali i napoletani possono riappropriarsi delle loro origini mentre i turisti possono comprendere meglio la cultura popolare napoletana. Uno splendido spaccato di vita popolare a Napoli agli inizi del ‘900.

L’architettura del teatro Sannazaro

L’antico teatro Sannazaro è piccolo ma molto accogliente. Una struttura graziosa caratterizzata da arredi classici, con un grande soffitto a cupola, 4 file di palchi decorati con ori e stucchi e una platea. Acustica e visione sono eccellenti, con affreschi sul soffitto e decorazioni raffinate che donano un senso generale di lusso.

La progettazione del teatro è da attribuire all’architetto Fausto Niccolini. L’inaugurazione del teatro avvenne il 26 dicembre del 1874 con uno spettacolo di Henri Meihac, “Le petite marquise”. Da subito si impose come luogo di ritrovo dell’aristocrazia napoletana divenendo un salotto buono dallo stile elitario, apprezzatissimo per lo sfarzo dei suoi decori. Infatti, lo stile delle linee architettoniche è un perfetto Rococò e tuttora il teatro conserva lo sfarzo dell’epoca, insieme ad un meraviglioso palco reale.

Dopo il declino avvenuto negli anni ’30, nel 1969 iniziarono i lavori di ristrutturazione grazie all’impegno dell’artista Luisa Conte e del marito, l’impresario Nino Veglia, che inaugurarono il nuovo teatro il 12 novembre 1971 con la commedia “Annella di Porta Capuana”, in uno scenario tornato agli antichi lustri. L’ingresso del teatro si apre con un signorile caffè all’aperto, in omaggio a Luisa Conte che ha ridato dignità con le sue commedie alla tradizione popolare partenopea.

Ad aprile un omaggio a “ il sindaco pescatore”

Al teatro Sannazaro andrà in scena ad aprile un omaggio ad Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso quasi 12 anni fa per aver cercato di far rispettare nella sua terra, il Cilento, la legalità e il rispetto per l’ambiente. Un uomo normale, un sindaco che in poco tempo mise in piedi una vera e propria rivoluzione culturale che dette fastidio ai delinquenti. Il sindaco pescatore trasformò il suo piccolo borgo da semplice villaggio di pescatori in un’oasi paradisiaca per i turisti.

Angelo Vassallo si schierò contro speculatori e camorristi in difesa del suo territorio e di Acciaroli, pagando con la vita il suo impegno politico e sociale. Una persona normale ma al tempo stesso eccezionale, che lavorò in una terra malata attuando una politica ferma e rigida che gli consentì di difendere la bellezza di uno dei posti più belli del Cilento. Si deve a lui l’inserimento della Dieta Mediterranea nei patrimoni immateriali dell’umanità Unesco.

Lo spettacolo che andrà in scena al teatro Sannazaro serve a rendere immortale l’impegno di questa grande persona nella lotta alla camorra. Il protagonista è l’attore Ettore Bassi, che interpreta il sindaco ucciso dalla malavita. Lo scopo di questo spettacolo è di “ smuovere le coscienze al fine di farle uscire dalla condizione di omertà e di soggiogamento”.

Non perdere questo spettacolo eccezionale al teatro Sannazaro di Napoli. Puoi assistere sabato 2 aprile 2022 allo spettacolo “il sindaco pescatore tratto dal libro omonimo scritto da Dario Vassallo e interpretato dall’attore Ettore Bassi. Sarà un’occasione unica anche per ammirare la bellezza e il fasto del teatro Sannazaro posto in una delle vie dello shopping più eleganti di Napoli.

Per maggiori informazioni rivolgiti alla nostra Agenzia di Benevento che organizza il viaggio in bus per assistere allo spettacolo.

Non distante dalla longobarda città di Benevento si trova Pietrelcina, un piccolo paese rurale di origini tardo-medievali. Per i cattolici di tutto il mondo è famosa per essere il luogo di nascita di Padre Pio, uno dei santi più popolari e amati d’Italia.

Un tour-pellegrinaggio a Pietrelcina

Pietrelcina è spesso messa in ombra dalla più nota San Giovanni Rotondo, distante circa 130 chilometri, ma il pittoresco borgo sannita, molto meno visitato, è un vero scrigno di tesori, ricco di ricordi di Padre Pio poiché è qui che il santo ha trascorso la sua infanzia, la sua giovinezza e la prima parte del suo sacerdozio.

Chi visita Pietrelcina non può negare che rispetto a San Giovanni Rotondo sia rimasta più fedele allo spirito di Padre Pio, fondato sulla povertà e sulla semplicità. Chi viene a visitare Pietrelcina non troverà centinaia di negozi di souvenir nè decine di hotel, e neppure chiese opulente né tantomeno costruzioni moderne rese possibili dal turismo di massa: Pietrelcina ha conservato del tutto l’aspetto originale, rimanendo quel borgo arroccato sulle colline sannite che Padre Pio conosceva e amava.

Le case di Padre Pio a Pietrelcina

Sempre nella parte vecchia di Pietrelcina ci sono le “case di Padre Pio” dove il futuro santo visse dopo l’ordinazione, mentre era nella sua città natale a causa dei suoi problemi di salute. Tra le case ci sono la Torre, la casa del fratello Michele, in via Santa Maria degli Angeli 44, la casa materna, ovvero la casa dei nonni materni di Padre Pio in via Sant’Anna 2 e la Casa del Sacerdote, in via Sant’Anna 44.

Piana Romana e le prime stimmate del santo

A pochi chilometri dal centro storico di Pietrelcina, su una collina che sale, si trova una piana che sarà per sempre associata a Padre Pio. Nella zona di Piana Romana il Santo di Pietrelcina ricevette per la prima volta le stimmate. Solo negli ultimi anni trasformatasi a seguito dell’arrivo dei pellegrini e della costruzione di strutture ricettive, è in gran parte rimasta come un secolo fa. Pietrelcina conserva ancora il fascino rustico come ai tempi di Padre Pio.

Un invitante viale alberato accoglie visitatori e pellegrini in questo spazio ricco di ricordi del santo.

I genitori di Francesco avevano qui una fattoria dove lavoravano la terra. Da ragazzo, passava molti mesi ad aiutare i suoi genitori a curare i campi e a pascolare le pecore. Qui, il giovane Francesco incontrò un frate di nome Fra Camillo da Sant’Elia a Pianisi che lo influenzò e lo convinse a diventare un frate cappuccino.

Come sacerdote appena ordinato, Padre Pio trascorse molto tempo in questo luogo la cui aria fresca era un toccasana per i suoi polmoni. Passava le sue giornate studiando, pregando e leggendo sotto gli olmi.

La masseria della famiglia Forgione è stata conservata più o meno com’era ai tempi di Padre Pio. I visitatori possono così osservare come si svolgeva la vita all’inizio del 20° secolo, con strumenti e attrezzature agricole originali.

Nelle vicinanze ci sono due grandi pietre conosciute come il seggiolone dove Padre Pio era solito sedersi. Egli disse: “Erano il mio seggiolone. Da lì guardavo il sorgere e il tramontare del sole”.

C’è anche un pozzo di pietra. Quando Padre Pio era adolescente, suo padre era irritato perché non riusciva a trovare l’acqua. Il giovane Francesco disse a suo padre di scavare in questo luogo e, dopo alcuni giorni di scavi, scoprì l’acqua in abbondanza. Il sito più importante di Piana Romana è la cappella di San Francesco, costruita sul tronco di un olmo sotto il quale Padre Pio si rifugiava nelle calde giornate estive. Qui il santo ricevette le “stimmate invisibili”.

La prima volta fu il 7 settembre 1910. Dopo che Padre Pio mostrò le sue mani al parroco, i due pregarono perché sparissero. Le ferite fisiche sparirono e rimasero invisibili, anche se i dolori rimasero.

Tra Piana Romana e Pietrelcina c’è un sentiero pedonale lungo 3 chilometri, conosciuto come la Via del Rosario, che Padre Pio percorreva spesso. Oggi è stato curato e risistemato e i fedeli possono percorrerlo agevolmente in un clima di serenità e di misticismo.

Padre Pio non perse mai il suo affetto per Pietrelcina. Quando ne parlava, spesso si commuoveva visibilmente: una volta, riflettendo sulla sua casa, disse: “Ricordo pietra su pietra di Pietrelcina”.

Il carciofo di Pietrelcina

Nonostante la carenza di acqua per l’irrigazione, Pietrelcina è stata a lungo ed è tuttora un centro agricolo, noto per alcuni prodotti particolarmente caratteristici. Tra le distese di grano e tabacco, un’insolita varietà di carciofo ha trovato il suo habitat ideale. Questa varietà fu introdotta intorno al 1840 da un funzionario statale di Bari. Il terreno fresco, profondo e ben aerato ha creato le condizioni perfette per la coltivazione di questo carciofo, particolarmente tenero e dal sapore delicato.

Il gambo della pianta di carciofo di Pietrelcina cresce fino a 80 centimetri di altezza. Il capolino ha brattee verdi che si tingono di un violetto che diventa ancora più accentuato grazie a una tecnica tradizionale con cui i coltivatori usano le foglie superiori della pianta per coprire i capolini. Oltre a dare loro un colore più profondo, questo li rende anche più teneri e carnosi. Questo è il modo in cui il carciofo di Pietrelcina si è adattato alla mancanza d’acqua, non richiede quindi alcuna irrigazione supplementare.

Tutto il lavoro nei campi è fatto a mano, dal diserbo estivo alla rimozione dei germogli in eccesso in autunno e anche la raccolta, che inizia nella prima metà di aprile e può continuare fino alla fine di maggio, a seconda del tempo.

La cucina locale presenta molti piatti a base di carciofi, l’epitome dei quali sono i carciofi di Pietrelcina ripieni con un misto di pane, patate, cicoria, carne, uova e formaggio pecorino. Notevoli anche le tagliatelle con ragù di carciofi e lo sformato di carciofi di Pietrelcina con salsa di formaggio e pancetta croccante. I germogli di carducci vengono anche piegati, legati e ricoperti di terra e foglie per produrre il tipico cardone, amatissimo a Benevento soprattutto nel periodo natalizio. Questa prelibatezza viene usata nella zuppa di cardone, un piatto tradizionale fatto con brodo di pollo, uova sbattute, polpette e pinoli.

Se desideri conoscere meglio la terra in cui Padre Pio è nato e vissuto per i primi anni della sua vita, rivolgiti alla nostra Agenzia di Benevento. Organizziamo tour e visite guidate alla scoperta dei luoghi così tanto cari al santo di Pietrelcina, in un contesto rurale di rara bellezza.

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La Val Gardena si trova in una valle dominata dalla cima dolomitica del Sassolungo e dall’enorme massiccio del Sella, con una veduta che gli sciatori hanno iniziato a godersi già dal lontano 1895. Da allora la Val Gardena è cresciuta fino a diventare una delle località più popolari delle Dolomiti, soprattutto per le famiglie, per gli sciatori e gli snowboarder di livello intermedio.

Con più di 175 km di piste collegate da un’incredibile serie di impianti di risalita, la Val Gardena offre anche agli snowboarder e agli sciatori l’accesso diretto alla rete del Sella Ronda e all’enorme area del Dolomiti SuperSki.

La Val Gardena è stata più volte dichiarata in passato la stazione sciistica numero uno in Italia, in base ai chilometri di piste sciabili, agli standard e alle strutture presenti. Gli abitanti parlano tedesco, italiano e il “ladino”, combinando il meglio di queste culture per offrire ai turisti la passione per la vita, il cibo, la musica, il divertimento durante la loro settimana bianca in Val Gardena.

I vantaggi nel trascorrere la settimana bianca in Val Gardena

  • Si tratta del più grande comprensorio sciistico delle Dolomiti.
  • Offre le migliori piste intermedie del comprensorio Dolomiti Superski, e forse d’Italia.
  • Impianti di risalita moderni e con elevati standard di sicurezza
  • La “funslope” più bella del mondo.
  • Skipass di grande valore, se si considera il gran numero di impianti di risalita e i chilometri di piste.
  • Piste che coprono una distanza enorme.
  • Parte integrante del circuito sciistico del Sella Ronda e del comprensorio Dolomiti Superski.
  • Innumerevoli possibilità di divertimento dopo una giornata di sci.
  • Possibilità di alloggiare nelle baite di montagna direttamente sulle piste da sci oppure nei paesi.
  • Tre villaggi principali separati, più molti altri più piccoli.
  • Ci sono superbe baite e tantissimi rifugi.
  • Località situata in una delle zone di montagna più spettacolari del mondo.
  • L’area sciistica più popolare d’Italia.

Piste da sci di altissima qualità

Un comprensorio sciistico straordinariamente grande con 81 impianti di risalita e 175 km di piste: le piste per lo sci e lo snowboard della Val Gardena sono distribuite su tre, probabilmente quattro in realtà, zone principali separate:

  • Val Gardena,
  • Alpe di Siusi
  • Col Raiser-Seceda-Resciesa.

Ciascuna è abbastanza diversa sia per carattere che per aspetto, ma la maggior parte delle piste presenta un dislivello variabile tra i 500 e gli 800 metri.

La quantità di impianti e piste intorno al massiccio Sassolungo è vertiginosa e confondersi geograficamente è una possibilità reale. Ma che divertimento per gli sciatori e gli snowboarder con quasi 100 km di piste classificate come rosse! Non perdetevi la pista sul Piz Sella che è semplicemente straordinaria. La gran parte delle piste sono adatte a sciatori di livello intermedio, anche se non mancano impegnative piste nere assolutamente pregevoli.

Come ci si aspetta dalla più grande stazione sciistica d’Italia, le piste sono di altissima qualità e sono generalmente in ottime condizioni. Solo alcune aree ad alto traffico tendono a rovinarsi maggiormente e abbastanza presto nel corso della giornata, come le piste più basse del Seceda nel tardo pomeriggio. C’è la possibilità di praticare i fuori pista su diversi pendii piuttosto dolci, però l’offerta di fuoripista non è vastissima come in altre località.

Collegamento con i comprensori del Dolomiti Superski

La Val Gardena è collegata con gli impianti di risalita e le piste dei comprensori sciistici dell’Alta Badia e della Val di Fassa. Insieme ad Arabba-Marmolada, queste località formano l’eccellente Sella Ronda, il circuito completo del massiccio del Sella.

Dove si trova la Val Gardena?

La Val Gardena si trova nelle Dolomiti centrali sul versante nord-occidentale del massiccio del Sella. La città principale più vicina è Bolzano, 43 km e meno di 1 ora di macchina a ovest.

L’aeroporto più vicino è Innsbruck a 120 km a nord ed è la migliore soluzione per i turisti che provengono da altri Paesi. L’aeroporto internazionale Marco Polo di Venezia si trova a soli 125 km a sud della Val Gardena, ma poi vi aspetta un viaggio tortuoso lungo 190 km, circa 3 ore e mezza in auto, attraverso 4 importanti passi di montagna.

Esistono buone opzioni con il trasporto pubblico mediante treno e autobus da ovest, attraverso il corridoio Bolzano-Innsbruck. Per i gruppi numerosi senza auto, un trasferimento privato diretto dall’aeroporto agli hotel in Val Gardena può essere il sistema più semplice ed efficiente.

Dove alloggiare in Val Gardena

La Val Gardena si compone di tre paesi principali: Ortisei, Santa Cristina e Selva Gardena, nei quali ci sono numerosi hotel e residence presso i quali soggiornare. Naturalmente si può alloggiare anche nelle incantevoli baite di montagna. A Selva la nostra scelta è caduta sull’Hotel Bel Vert che è proprio sulle piste da sci, mentre a Siusi sull’Hotel Salegg nel bosco e ai piedi del massiccio dello Sciliar.

I tantissimi rifugi di montagna forniscono pasti e bevande durante le giornate di sci e alloggi di notte. Il Rifugio Emilio Comici è il più noto dei rifugi, ma ce ne sono molti altri che vale la pena provare.

Lontano dai tre paesi principali ci sono altri centri sciistici con alberghi e residence: Plan de Gralba, Passo Sella & Passo Gardena sopra Selva, e poi Alpe di Siusi, Siusi e Castelrotto vicino a Ortisei offrono tante possibilità di soggiorno. All’Alpe di Siusi l’hotel Salegg vale molto più delle sue 3 stelle.

Ma attenzione, la Val Gardena è un comprensorio enorme che nei periodi di alta stagione diventa estremamente affollato e trovare alloggio può essere difficile e relativamente costoso.

Le lezioni di sci e le altre attività

 Il noleggio di sci è possibile un po’ ovunque, molti sono anche convenzionati con gli hotel dei paesi della Val Gardena.

C’è un numero enorme di maestri di sci, scuole di sci e guide che sono a disposizione dei turisti in tutto il comprensorio sciistico e nelle valli circostanti.

Tra le numerose attività non sciistiche della Val Gardena, la più emozionante si trova a nord di Ortisei. In cima al Resciesa si trovano due piste da slittino accessibili con la funicolare Resciesa 7 che scendono a valle per diversi chilometri e con ben 850 metri di dislivello. Altre belle piste da slittino si trovano sull’Alpe di Siusi.

Se desideri fare una settimana bianca con la tua famiglia o i tuoi amici, rivolgiti alla nostra Agenzia di Benevento. Organizziamo la settimana bianca a Siusi in Val Gardena partendo in pullman granturismo e offrendo la sistemazione nel comodo hotel Salegg a 3 stelle. Non dovrai fare nulla, solo rilassarti e goderti la vacanza durante l’Epifania. Per prenotare chiama direttamente lo 0824482030 oppure contattaci per maggiori informazioni compilando questo form.

Su una collina a nord-est di Napoli è situata la città di Benevento, posta tra i fiumi Sabato e Calore, e circondata dagli Appennini Campani. Grazie alla sua ricca storia, Benevento è famosa per i suoi monumenti storici, come l’Arco di Traiano e il Teatro Romano fatto costruire dell’imperatore Adriano. Non solo, anche la Chiesa di Santa Sofia con il suo Chiostro, La Rocca dei Rettori, il Duomo e il Ponte Leproso sono monumenti che testimoniano quanto è stata ricca la storia della città e quante civiltà si sono succedute nel corso dei secoli.

Ciò che dà vita a Benevento, oltre ai suoi dintorni da cartolina, è appunto la sua ricca storia. Era il punto d’incontro di sei strade principali, che portavano le diverse popolazioni ad attraversare queste zone. La tradizione vuole che fu fondata dall’eroe greco Diomede al termine della guerra di Troia

La sua posizione era il punto di forza della città, una vera e propria roccaforte strategica in questa parte d’Italia, tanto che per molti storici è stata una delle città più importanti dell’Italia meridionale. Una fondamentale via di trasporto che passava proprio vicino a Benevento era la Via Appia, una delle prime e più importanti strade strategiche dell’antica Roma, che collegava la capitale al sud-est dell’Italia. Caduto l’impero romano, grazie ai longobardi Benevento divenne la capitale di un vasto ducato che spaziava addirittura su tutto il sud Italia. I longobardi erano pagani e adoravano il dio Odino, radunandosi attorno ad un albero di noce nei pressi del fiume Sabato.

Benevento e le sue streghe

È in epoca pontificia, più precisamente durante la controriforma, che a Benevento inizia a diffondersi il fenomeno della stregoneria. Benevento ne divenne addirittura la capitale, con riti pagani propiziatori dei guerrieri longobardi che si tenevano intorno ad un albero sacro. Di questo rimane traccia nei documenti che testimoniano quanto numerosi fossero i processi per stregoneria.

Questi riti proseguirono per secoli, fintanto che il duca longobardo Romualdo non si convertì al cristianesimo per ottenere l’appoggio della Chiesa contro i Bizantini. Fu poi lo stesso San Barbato, vescovo della città, a condurre una strenua lotta contro il paganesimo e i suoi riti, riuscendo a sradicarlo e a convertire la città al cristianesimo. Anche la religione iniziò quindi a romanizzarsi e il 25 dicembre cominciò ad essere festeggiato con i riti del “dies natalis sol invictus”, che daranno poi origine al Natale stesso. Tuttavia, sebbene convertiti al cristianesimo, i riti pagani continuarono ad essere praticati di notte, nelle campagne in mezzo a fuochi e grida.

I beneventani e il Natale

I longobardi divennero cattolici devoti e la festività più importante dell’anno coincideva all’epoca con la Pasqua, dato che la data della nascita di Gesù non era ancora nota con certezza. Poi, intorno all’anno mille, cominciò ad assumere grande rilievo il Natale, probabilmente anche grazie alla visita di San Francesco. Il santo si intrattenne nel Chiostro di Santa Sofia, nel quale oggi è possibile ammirare una scultura che ritrae la natività che poi il santo di Assisi avrebbe fatto rivivere con il primo presepe della storia a Greccio, vicino Rieti, nel 1223.

La zuppa di cardone, simbolo del natale beneventano

Nulla in Italia è più antico di Benevento”: così disse Edward Hutton non solo riferendosi ai monumenti della citta e alla sua storia millenaria, ma anche ai costumi e alle tradizioni culinarie che si perdono nella notte dei tempi.

Già in epoca romana Benevento era famosa per le prelibatezze della sua cucina: fra queste vi era il “cardo”, cioè il cardone, che dopo 2000 anni rimane ancora oggi la ricetta beneventana tipica del Natale.

Oggi le famiglie si tramandano ancora questa antica ricetta che è stata arricchita con uova e polpette di carne.

Lo stesso poeta Marziale scriveva che il cardone insieme alle cipolle era una delle tante prelibatezze di Benevento. Le altre erano il torrone, che a tutt’oggi è una specialità beneventana, e le salsicce che venivano fatte con carne e cervello di maiale.

Povera di ingredienti, ma assolutamente completa e adatta a riscaldare il corpo e la mente durante i freddi mesi invernali. Questa zuppa di cardone originariamente era solo a base di cipolla, quindi un piatto di umili origini. Il cardone è una ricetta di origine contadina.

L’agnello e gli ammugliatielli

Tra i secondi piatti natalizi troviamo sulle tavole delle famiglie beneventane l’agnello di razza laticauda, tipico di S. Croce del Sannio, e gli ammugliatielli, ovvero le interiora dell’agnello preparate con specie e aromi vari. Non mancano le classiche insalate di rinforzo, i peperoni imbottiti e il caciocavallo di Castelfranco in Miscano.

Il torrone di Benevento

Fra i dolci è particolarmente amato il torrone, che a Benevento ha una tradizione millenaria: gli antichi romani lo chiamavano “cupedia”, cioè leccornia, proprio perché già allora era una prelibatezza apprezzata da tutti. Viene prodotto ancora con gli stessi ingredienti di 2000 anni fa, quindi con mandorle, nocciole, albume d’uovo e miele, solo che oggi gli ingredienti anziché essere cotti a vapore vengono amalgamati assieme e tostati. Da qui deriva il termine torrone, dal latino “torreo” che significa abbrustolire.

Natale 2021 a Benevento

Il centro storico della città sarà un vero e proprio bosco incantato durante questo Natale. Gli abeti rossi, posizionati per tutta la lunghezza del corso principale, danno la sensazione ottica di trovarsi a camminare all’interno di un vero bosco. “InCanto di Natale”, giunto alla sua sesta edizione, prevede anche il grande albero alto oltre 20 metri. L’albero è addobbato con pannelli luminosi che animeranno Piazza Castello con musiche e luci colorate. C’è poi Babbo Natale che animerà le feste natalizie in Piazza Torre, sempre nel centro storico, insieme ad una suggestiva natività realizzata con la collaborazione di attori e animali che daranno vita ad un presepe vivente nei giorni festivi prestabiliti.

San Gennaro fu vescovo di Benevento nel terzo secolo, le cui ossa e il cui sangue sono conservati nella cattedrale di Napoli come reliquie. Si ritiene che sia stato martirizzato durante la persecuzione cristiana, sotto l’imperatore Diocleziano, intorno al 305. Il 19 settembre la Chiesa cattolica celebra la festa di San Gennaro, vescovo, martire e patrono di Napoli. Tradizionalmente in questo giorno e in altre due occasioni all’anno il suo sangue, che si conserva in un’ampolla di vetro arrotondata, si scioglie. Secondo la documentazione citata anche dalla rivista Famiglia Cristiana, il miracolo di San Gennaro avviene almeno dal 1389, il primo caso documentato.

Miracolo di San Gennaro: tutto ciò che devi sapere

Vediamo tutto quello che c’è da sapere sul miracolo di San Gennaro.

Il sangue è conservato in due ampolle di vetro

Il sangue secco di San Gennaro, morto intorno al 305 d.C., è conservato in due ampolle di vetro, una più grande dell’altra, nella Cappella del Tesoro del Duomo di Napoli.

La liquefazione è un miracolo

La Chiesa sostiene che il miracolo avvenga in risposta alla dedizione e alle preghiere dei fedeli. Quando avviene il miracolo, la quantità di sangue secco e rossastro, aderente ad un lato dell’ampolla, si scioglie divenendo completamente liquido e coprendo il vetro da un lato all’altro.

La liquefazione avviene tre volte all’anno

La liquefazione del sangue del santo, tradizionalmente, avviene tre volte l’anno:

  • in commemorazione della traslazione delle sue spoglie a Napoli, ovvero il sabato precedente la prima domenica di maggio;
  • nella sua festa liturgica che cade il 19 settembre;
  • nell’anniversario dell’eruzione del vicino Vesuvio del 1631, quando fu invocata la sua intercessione e la città fu risparmiata dagli effetti dell’eruzione il 16 dicembre.

La liquefazione può durare giorni

Il processo di liquefazione a volte richiede ore o addirittura giorni, ma a volte non avviene affatto. Normalmente, dopo un periodo che può variare da due minuti a un’ora, la massa solida diventa rossa e comincia a fare bolle ben visibili.

Le ampolle, che contengono una massa solida scura, sono racchiuse in una teca che viene tenuta in alto e ruotata lateralmente da un prete per mostrare che il sangue si è liquefatto. Tutto ciò viene fatto di solito dall’arcivescovo di Napoli mentre il popolo prega.

Secondo la rivista Famiglia Cristiana, il reliquiario con le ampolle rimane in vista per i fedeli per otto giorni, durante i quali possono baciarlo mentre un prete lo fa gira per mostrare che il sangue è ancora liquido. Poi viene riportato nella cassaforte e rinchiuso all’interno della Cappella del Tesoro della Cattedrale.

I fedeli venerano la reliquia ogni anno

Con l’esclamazione: “Il miracolo è avvenuto!” i fedeli si avvicinano al sacerdote che tiene il reliquiario per baciare la reliquia e cantare il “Te Deum” in ringraziamento.

Non esiste una spiegazione scientifica al miracolo di San Gennaro

Già in passato sono state condotte diverse indagini per trovare una spiegazione plausibile che possa rispondere alla domanda su come sia possibile che qualcosa di solido possa liquefarsi improvvisamente, ma nessuna risposta è stata finora soddisfacente.

La Chiesa cattolica ha sempre sostenuto le celebrazioni ma non ha mai formulato una dichiarazione ufficiale sul “miracolo di San Gennaro”. Tuttavia non permette l’apertura dell’ampolla sigillata, il che ha ostacolato la ricerca scientifica sul fenomeno

La liquefazione non si verifica sempre

Se non avviene la liquefazione del sangue, l’evento rappresenta qualcosa di nefasto per i napoletani che lo interpretano come un presagio di sventura.

Il sangue non si è liquefatto nel settembre del 1939, 1940, 1943, 1973, 1980, né nel dicembre 2016 e 2020.

Nelle ampolle il sangue rimase allo stato solido anche l’anno in cui Napoli elesse un sindaco comunista, ma si liquefece spontaneamente quando il defunto arcivescovo di New York, il cardinale Terence Cooke, visitò la basilica di San Gennaro nel 1978.

Purtroppo il miracolo di San Gennaro non è avvenuto neanche il 16 dicembre dello scorso anno. Nonostante una lunga giornata di preghiera condotta dal gruppo di anziani fedeli che cantano litanie e preghiere secondo una tradizione che risale al XIX secolo, il miracolo lo scorso dicembre non è avvenuto.

Il miracolo è avvenuto a maggio del 2020, durante il lockdown causato dal covid-19, e di nuovo il 19 settembre 2020.

Tuttavia, il fatto che il sangue non si sciolga a dicembre non significa che sia un presagio così grave come quando il miracolo non avviene nel giorno della festa del santo.

Alcuni esempi? Due mesi dopo la mancata liquefazione del sangue, il 19 settembre 1980, l’Irpinia fu colpita da un devastante terremoto che uccise quasi 3.000 persone.

Nelle occasioni precedenti – ma non in tutte – in cui il sangue non si è liquefatto, si sono avute drammatiche conseguenze.

Oltre che nel 1980, il miracolo non si verificò nel 1939 e nel 1940, in coincidenza con l’inizio della seconda guerra mondiale e l’entrata dell’Italia nel conflitto, e ancora nel settembre 1943: la data dell’occupazione nazista.

Il sangue si è liquefatto in presenza di alcuni Papi

Nel 2015, mentre Papa Francesco stava dando alcuni consigli ai religiosi, ai sacerdoti e ai seminaristi di Napoli, il sangue si liquefece di nuovo.

L’ultima volta che la liquefazione è avvenuta davanti a un pontefice è stato nel 1848 con Pio IX. Non è successo quando Giovanni Paolo II visitò la città nell’ottobre del 1979, nè alla presenza di Benedetto XVI nell’ottobre del 2007.

Il miracolo di San Gennaro del 16 dicembre

I napoletani si sono sempre rivolti al loro patrono perché li proteggesse dalle calamità naturali, con folle di persone che nei primi secoli cercavano rifugio nelle catacombe di Capodimonte. Così accadde nel 472, nel 512 e nel 685, con i vescovi napoletani dell’epoca a guidare le preghiere del popolo.

Poi divenne consuetudine invocare S. Gennaro per chiedere la fine delle eruzioni vulcaniche: nel 1631, il 16 dicembre, fu deciso di esporre le reliquie e l’eruzione del Vesuvio cessò.

Il 16 dicembre è il giorno del “miracolo laico” di San Gennaro, che si ripete dal lontano 16 dicembre 1631 quando la popolazione in preghiere chiese l’intercessione del santo per salvare Napoli dalla violenta eruzione che minacciava di distruggere la città.  I napoletani per scongiurare il pericolo si recarono al Duomo e da lì portarono in processione le ampolle con il sangue del santo e il busto del protettore della città in direzione del Vesuvio. Giunti al ponte dei Granili il cardinale Buoncompagni alzò le ampolle verso il vulcano e, miracolosamente, il sangue si sciolse. Il prodigio quindi avvenne, il sangue si liquefece e miracolosamente la lava interruppe il suo percorso di distruzione. A memoria di questo prodigio venne posta una statua di San Gennaro proprio nel punto esatto in cui tutto ciò avvenne. In ricordo si svolge anche una celebrazione nella Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, nella quale ogni anno ha luogo il prodigio. Quando il sangue si scioglie, un membro della Deputazione di San Gennaro procede con lo sventolio di un fazzoletto bianco e tutta la popolazione esulta.

Pozzuoli è la testimonianza di come anche gli affari quotidiani qui possono essere trasformati in un’attrazione turistica, come il mercato del pesce.

Il mercato del pesce di Pozzuoli in passato era direttamente accanto al porto, ora ha la sua sede in via Fasano dove è aperto tutti i giorni dalle 07:00 alle 14:00. Luogo fondamentale per gli chef, è anche un luogo per i turisti perché appartiene alla tradizione di Pozzuoli. La sua nuova sede non è così affascinante come la precedente ma è comunque affollata di gente fin dalle prime ore del mattino. Ottima la qualità del pesce che vi si vende e c’è una grande varietà di scelta.

Questo mercato è uno dei più famosi di Napoli e provincia. Molto popolare per l’alta qualità dei suoi prodotti. Il pesce è sempre fresco e tra i prodotti più acquistati ci sono le acciughe ed il polpo. Grazie alle particolari tecniche dei pescatori locali, entrambi questi prodotti riescono a mantenere intatte le proprietà organolettiche e un sapore molto intenso. Attualmente il mercato è al chiuso, ma non ha perso la sua genuinità.

A causa del bradisismo, il mercato è stato spostato in via Fasano perché erano necessari nuovi posti per l’attracco. Colori, odori e voci si mescolano tutti insieme mentre lo si percorre dando un’occhiata fra una bancarella all’altra. Uno dei pescatori spiega che il momento migliore per visitare il mercato è il 23 dicembre, quando i pescatori rimangono lì tutta la notte in preparazione della vigilia di Natale, quando la cena è completamente a base di piatti di pesce.

C’è anche un altro mercato da visitare, quello ortofrutticolo, molto conosciuto dai turisti. Non è molto lontano e vale la pena fare una breve passeggiata per visitarlo.

L’antico Macellum della Puteoli romana

Circa cinquecento metri più avanti, un sito archeologico mostra la sua antica bellezza. Viene spesso chiamato erroneamente “Il Tempio di Serapide” perché, quando furono effettuati i primi scavi per portare alla luce il sito, fu trovata la testa del dio egizio Serapide e il luogo fu erroneamente identificato come serapeo. In realtà era l’antico Macellum della Puteoli romana, il mercato pubblico della città. In passato, durante la fase discendente del bradisismo, le colonne di marmo servivano per capire di quanto fosse sprofondata la terra nel mare grazie alla presenza dei bivalvi Lithophaga, un tipo di molluschi che fanno buchi nel marmo e nella pietra.

Alzando gli occhi dal Macellum, si possono vedere i traghetti che entrano nel porto. Puteoli era il porto di Roma, il più grande centro di affari commerciali del Mediterraneo occidentale. Qui arrivavano spezie, schiavi, pietre preziose, vestiti e grano da ogni dove per Roma. Ora nulla rimane dell’antico molo. Tutte le rovine dell’antico molo di Caligola sono state incorporate nella costruzione del nuovo porto, da cui oggi è possibile prendere un traghetto per Ischia e Procida.

La tradizione natalizia del mercato del pesce a Pozzuoli

La notte tra il 23 e il 24 dicembre e quella tra il 30 e il 31 dicembre è da sempre la notte bianca al mercato del pesce di Pozzuoli. Una tradizione semplice, che va avanti da secoli e che testimonia quanto questo territorio sia intimamente legato al mare.

In Campania la sera della vigilia di Natale e Capodanno la tradizione vuole che la cena sia ricca ed abbondante, a base di varie portate di pesce come testimonia il letterato napoletano Ippolito Cavalcanti. In un suo scritto pubblicato nel 1837, descrive la cena della vigilia di Natale come un evento speciale nel quale il pesce la fa da padrone rispetto alle altre pietanze.

La cena è a base di broccoli soffritti con alici salate, vermicelli con le vongole, anguilla fritta, aragoste bollite in salsa di pomodoro con succo di limone e olio, calamaretti e seppioline, pasticcio di pesce, arrosto di capitone e struffoli per finire. Questo antico mercato del pesce è un must non solo per la vendita al dettaglio ma anche per i ristoranti che possono acquistare grandi quantità di prodotti freschissimi a prezzi contenuti.

Pozzuoli con il suo antico mercato del pesce è una tappa quasi obbligata per tutti i campani che per la sera della vigilia di Natale desiderano gustare nelle loro tavole le specialità ittiche puteolane.

Mercato del pesce di Pozzuoli a Natale

Il mercato del pesce a Natale è uno spettacolo insolito ma affascinante. Qui gli attori principali sono i pescatori e i variopinti venditori che gridano decantando la bontà e la freschezza dei loro prodotti. Sui loro banchi colorati s trovano decine di specie ittiche: totani, dentici, orate, capitoni, vongole, cozze, ostriche, cannolicchi, astici e perfino aragoste. I gamberoni e i granchi, che fanno parte del menù della cena di Natale dei napoletani, hanno addirittura reso celebre questo mercato. Ma trovano spazio anche baccalà, broccoli e frutta secca, che si mangia tradizionalmente alla fine della cena. E poi ci sono le grandi vasche azzurre nelle quali sono contenuti i capitoni, i veri protagonisti della cena della vigilia di Natale.

L’atmosfera generale è festosa, ricca di una assordante e colorita confusione che regna sovrana fino alle prime luci del mattino. Un bel modo per prepararsi al Natale e per respirare la sua atmosfera che da queste parti è davvero originale, con ricette della tradizione campana e idee da cui prendere spunto per preparare i piatti della festa più attesa dell’anno.

Entriamo nello spirito natalizio visitando alcuni fantastici mercatini di Natale in Italia! Da nord a sud, ecco alcuni dei posti migliori per godere di un’autentica esperienza natalizia, dalle città più note ai borghi meno conosciuti.

I mercatini di Natale più belli d’Italia

Mancano poche settimane a Natale, quindi quale modo migliore per entrare nello spirito delle feste se non quello di visitare un magico mercatino di Natale? Abbiamo scelto per voi alcuni di quelli più particolari in giro per il Bel Paese.

Napoli

Napoli è una delle migliori destinazioni italiane per il Natale, e Via San Gregorio Armeno è sinonimo di presepi. Via San Gregorio Armeno è nel cuore del centro storico di Napoli, a pochi passi dal Duomo.

Questa strada è la casa di alcuni artigiani di incredibile talento che creano presepi di tutte le forme e dimensioni. La via è nota come “la via del Natale”, ma le statuine e le decorazioni sono in mostra tutto l’anno, solo che nel periodo che precede immediatamente il Natale prende vita in maniera davvero frenetica.

A Napoli troverete bancarelle natalizie e mercatini dietro ogni angolo, che espongono souvenir festivi e offrono bevande calde e prelibatezze locali come gli struffoli, un classico dolce natalizio di Napoli.

I negozi e le bancarelle di San Gregorio Armeno sono solitamente aperti dalle 9:30 alle 20:00 circa.

Salerno

Se Napoli è la capitale dei presepi, allora Salerno facilmente vince il titolo di regina delle luci! Uno dei più grandi eventi locali è Luci d’Artista, un festival di Natale che illumina ogni angolo della città con installazioni luminose mozzafiato basate su un tema annuale.

Le luci si accendono ogni sera al tramonto fino a tarda notte e sono accompagnate da un tradizionale mercatino di Natale che si tiene sul Lungomare Trieste e da una ruota panoramica in Piazza della Concordia.

L’accensione delle Luci d’Artista quest’anno è prevista per il 26 novembre, mentre tra il 3 e il 4 dicembre si inaugurerà il nuovo albero di Natale.

Milano

La capitale italiana della moda e degli affari ospita un’antica fiera natalizia che risale al 1510, Oh Bej, Oh Bej. Sullo sfondo del maestoso Castello Sforzesco, dal 5 all’8 dicembre decine di bancarelle venderanno di tutto, dalle decorazioni natalizie a giocattoli, dolciumi e molto altro, dalle 08:30 alle 21:00. L’ingresso è gratuito in questo mercatino che dell’antica tradizione meneghina ha conservato ben poco, ma riserva ancora alle migliaia di visitatori una deliziosa atmosfera natalizia.

Giacché vi trovate a Milano fate una capatina in Galleria Vittorio Emanuele per ammirare il bellissimo albero di Natale!

Candelara

Candelara è un delizioso borgo medievale situato nella regione centrale delle Marche. Durante le feste, ospita “Candele a Candelara”, un incredibile evento in cui l’elettricità viene spenta due volte al giorno, alle 17:30 e alle 18:30 e il paese rimane completamente illuminato dalle fiammelle di migliaia di candele di ogni forma e dimensione per 15 minuti… un’atmosfera davvero incantevole!

Durante questo evento si può partecipare a laboratori di fabbricazione di candele, curiosare tra le bancarelle che vendono prodotti artigianali locali e godersi i suoni delle cornamuse che creano un’atmosfera di festa. C’è anche una strada dedicata esclusivamente ai presepi e una grande tenda riscaldata dove i volontari cucinano piatti tradizionali locali, tra cui polenta, carne alla griglia e frittelle di mele. Il mercatino sarà costituito da ben 60 tipiche casette di legno che esporranno non solamente candele di ogni forma e profumazione ma anche oggetti artigianali ed artistici ispirati al Natale.

Candele a Candelara si svolge quest’anno dal 27 novembre al 12 dicembre. C’è un biglietto d’ingresso di 4 euro, gratis per i bambini sotto i 12 anni.

Dalla stazione ferroviaria di Pesaro è possibile raggiungere facilmente la località utilizzando il servizio di autobus gratuito che parte ogni 30 minuti.

Merano

L’elegante Merano ospita uno dei mercatini di Natale più popolari del Trentino Alto Adige. Qui siamo in una regione che incarna totalmente il periodo di festa con un’atmosfera fiabesca che rende questo periodo dell’anno davvero indimenticabile.

Centinaia di persone si riversano in Piazza della Rena per curiosare tra le colorate casette di legno che vendono bellissime decorazioni natalizie e prelibatezze della tradizione locale. C’è anche una fantastica pista di pattinaggio su ghiaccio in Piazza Terme. E dopo una giornata trascorsa a girovagare potete farvi coccolare dalla testa ai piedi in uno dei fantastici centri termali di Merano.

Il mercatino di Natale è aperto dal 26 novembre al 6 gennaio, dalle 10:00 alle 19:00 da domenica a giovedì e dalle 10:00 alle 20:00 da venerdì a sabato.

Glorenza

Con soli 900 abitanti circa, Glorenza è il più piccolo paese delle Alpi, nonché bellissimo gioiello alpino con mura e torri medievali perfettamente conservate, tanto da essere inserito fra i più bei Borghi d’Italia.

Ogni dicembre il paese ospita un intimo Mercatino dell’Avvento, all’interno delle mura cittadine, a dire il vero molto diverso dalla folla dei più grandi e famosi mercati di Bolzano e Merano. Pensate solamente ai canti di Natale, ai prodotti fatti a mano e ai dolci profumi delle caldarroste e del vin brulé! Le bancarelle sono illuminate solo dalle fiaccole e propongono tantissimi prodotti artigianali e gastronomici.

Il Mercatino dell’Avvento di Glorenza si svolge quest’anno dal 10 al 12 dicembre e in questi 3 giorni l’atmosfera sarà riscaldata da concerti, musica ed eventi.

Campo di Giove e Roccaraso

I paesi dell’Abruzzo ospitano alcuni mercatini di Natale davvero affascinanti dove puoi immergerti in un’autentica esperienza natalizia tipica del sud Italia. La cosa bella di questi mercatini di Natale è che è possibile visitarli a bordo di un treno d’epoca che è stato soprannominato la Transiberiana Italiana perché passa attraverso un suggestivo paesaggio che ricorda quello della Siberia.

Il treno parte da Sulmona e segue il percorso panoramico attraverso il Parco Nazionale della Majella prima di raggiungere Campo di Giove e Roccaraso.

I mercatini di Natale si svolgono dal 27 novembre al 23 dicembre

I biglietti del treno costano 40 euro per gli adulti e 30 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni, ma ne vale davvero la pena visitare le tipiche casette natalizie poste in uno scenario mozzafiato!

Como

Como è un’elegante città lacustre con molte cose da vedere e da fare durante tutto l’anno, ma dà il meglio di sé durante la stagione delle feste, quando diventa la Città dei Balocchi. Sì, a Natale Como si trasforma in un luogo davvero magico circondato da un’atmosfera suggestiva. Le facciate del duomo e i palazzi intorno alla piazza centrale si illuminano con incredibili giochi di luce e ti sentirai di nuovo un bambino emozionato!

Dal 26 novembre al 6 gennaio si tiene un bel mercatino di prodotti locali, c’è un castello magico con spettacoli teatrali e laboratori per bambini, e presepi allestiti in tutta la città.  Ci sono anche concerti di Natale, mostre di presepi e una pista di pattinaggio.

Gubbio

Ogni anno dal 1981 le pendici del Monte Ingino che sovrasta la graziosa città medievale di Gubbio, in Umbria, ospita l’albero di Natale più grande del mondo. 250 luci verdi delineano la forma dell’albero mentre oltre 400 luci multicolori lo decorano. Stiamo parlando di un’area di circa 1.000 metri quadrati! Questa stupefacente installazione è stata inserita nel 1991 nel Guinness dei Primati.

Si tiene anche un delizioso mercatino di Natale in Piazza Grande e un presepe a grandezza naturale per le vie del quartiere San Martino. Ci sarà anche una grande ruota panoramica, il trenino Gubbio Express, la Funivia Colle Eletto, la slitta Babbo Natale e le Luci Artistiche.

I mercatini di Natale sono aperti dal 20 novembre fino al 9 gennaio 2022 dalle 10:00 alle 20:00

Polignano a Mare

L’affascinante borgo di Polignano a Mare in Puglia è solitamente associato al sole e al mare, ma quest’anno si è vestito a festa! Il grazioso centro storico ospita “nel blu dipinto di luci”. In questo fantastico evento natalizio ci sono luci scintillanti, canti e l’albero di Natale più alto della regione. Naturalmente il borgo ospiterà tante casette di legno per un bellissimo mercatino di natale nel quale si possono acquistare dolci e oggetti natalizi. Ci sono infatti bancarelle che vendono ottimi prodotti locali e delizie gastronomiche. Nel borgo pugliese è presente anche un anello di pattinaggio su ghiaccio chiamato Magic Ice. Il programma prevede anche una mostra di presepi e una serie di concerti.

I mercatini si svolgeranno dal 27 novembre al 6 gennaio, con inizio ogni giorno al tramonto.

Se sei innamorato dei mercatini di Natale e adori le magiche atmosfere natalizie, non perderti le “Favole di Luce”. Quest’anno l’evento si tiene a Gaeta (LT) e vede protagoniste fantastiche proiezioni artistiche sui monumenti della città e bellissime luminarie. Nella splendida cornice di Gaeta si accenderanno le luci alle ore 16:30 dell’8 dicembre, che saranno accompagnate da giochi d’acqua, musica, danze e dalla sfilata degli abiti di “Favole di Luce”. Se desideri regalarti un invito all’immaginazione e alla fantasia rivolgiti alla nostra Agenzia a Benevento: il tour di Gaeta con visita guidata ti aspetta per rivivere le incantate atmosfere del Natale!

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Napoli è famosa per la sua tradizione presepiale e ha addirittura una via in cui sono presenti esclusivamente negozi di presepi in cui lavorano abili artigiani: via San Gregorio Armeno. Se volete scoprire davvero tutto del presepe napoletano, dovete assolutamente visitare la via dei presepi, nel centro storico di Napoli.

Per i napoletani il presepe è una tradizione ma anche un’espressione artistica cui sono legati moltissimo, un vero e proprio rito che si rinnova ogni anno in occasione del Natale.

La tradizione artigiana dei Presepi in Via San Gregorio Armeno a Napoli

 La tradizione dei presepi risale al XIII secolo, quando San Francesco diede vita al primo presepe nel Santuario di Greccio, vicino Rieti.

Per secoli però la realizzazione dei presepi rimase un privilegio solo per le chiese.

Poi, nel XVI secolo le classi sociali più agiate di Napoli desiderarono averne di propri: il loro scopo non era solo religioso perché era finalizzato a guadagnare prestigio per mezzo di un’opera artistica realizzata da illustri artisti dell’epoca. Agli artigiani locali furono così commissionate scene della Natività in stile barocco. Ben presto tutto questo divenne un vero e proprio fiore all’occhiello della città, e gli artisti aprirono i loro negozi e le loro mostre proprio in Via di San Gregorio Armeno.

Botteghe artigiane che si tramandano di generazione in generazione

In Via San Gregorio Armeno si possono ammirare numerose botteghe che vendono presepi creativi e statuine artigianali.

Via San Gregorio Armeno è un affascinante vicolo nascosto tra due delle strade più importanti del centro di Napoli: Spaccanapoli e Via dei Tribunali. Non importa in quale periodo dell’anno ti capiterà di visitarla! Vi troverete sempre circondati da pittoresche e antiche botteghe piene di statuine artigianali e a volte stravaganti.

Oltre alle statuine religiose troverai anche le copie in miniatura di pizzerie e spesso anche di politici e di calciatori. Ma anche case di cartone e sughero, statuine di pastori in terracotta dipinte a mano. Tutto viene creato in queste botteghe utilizzando legno, cartapesta, sughero e tessuti.

Inoltre puoi trovare migliaia di accessori artigianali e materiale da costruzione per il tuo presepe. Potrai acquistare il sughero per creare le montagne, case già pronte, pozzi, cascate con motore elettrico, laghetti, ponti e mulini. Naturalmente è possibile acquistare anche un presepe completo e già pronto a partire da 40/50 Euro.

Ma le statuine più amate sono quelle di Totò e Peppino e di Massimo Troisi, i personaggi che più di tutti incarnano la napoletanità. Non mancano poi le statuine di sportivi e politici realizzate in maniera caricaturale, che esaltano la creatività degli artigiani che si tramandano di generazione in generazione questo lavoro. San Gregorio Armeno è famoso per essere il simbolo delle espressioni umoristiche napoletane. Vi si possono trovare esilaranti copie fatte a mano dei vip e dei rappresentanti della politica italiana e internazionale.

A San Gregorio Armeno le decorazioni natalizie e i presepi si possono vedere ed acquistare tutto l’anno. Gli artigiani lavorano ogni giorno per preservare le loro preziose tradizioni, modellando le statuine di terracotta che verranno poi inserite nei presepi.

Turisti da tutto il mondo scelgono dicembre per visitare Napoli.

Via San Gregorio Armeno da secoli ritrovo di commercianti, politici e artisti

Via San Gregorio Armeno è da secoli un posto dove si fa commercio e ci si ritrova: già in epoca greco-romana questa zona e Piazza San Gaetano in particolare, erano i luoghi in cui i politici si ritrovavano e discutevano.

La tradizione di questa famosa via risale quindi a molto tempo fa: in epoca classica era sede di un tempio dedicato alla dea romana Cerere, e i suoi fedeli devoti qui portavano in offerta delle piccole statuette di terracotta fatte a mano nei vicini laboratori. Alla fine del XVIII secolo la crescente popolarità dei presepi vide queste statuine adattarsi ad un uso festivo.

Questa via e le strade attorno costituivano anche il centro nevralgico dell’arte napoletana perché vi si trovavano le botteghe di scultori, pittori e orefici che con le loro creazioni adornavano palazzi e chiese.

Follia allo stato puro a Natale

San Gregorio Armeno per un turista è il luogo ideale da visitare quando desidera comprare un souvenir o un oggetto artigianale davvero unico. Tuttavia, mentre nel corso dell’anno questa via è piena di turisti che ammirano semplicemente le statuine della Natività, a Natale si trasforma in pura follia!

Durante il periodo natalizio a Napoli, più di mezzo milione di turisti da tutto il mondo viene a vedere i negozi con le originali statuine in miniatura. La strada è incredibilmente affollata. Molti non sanno però che la maggior parte delle botteghe artigiane sono aperte tutto l’anno. Infatti è possibile girare per San Gregorio Armeno con più calma anche negli altri mesi. Un buon periodo per visitare questa via è da settembre a novembre, quando tutti gli artigiani iniziano a preparare i loro negozi in vista del periodo natalizio.

Ma via San Gregorio Armeno non è solo per i turisti: ancora oggi tantissime famiglie napoletane rispettano l’antica tradizione di passeggiare lungo questa strada durante le festività natalizie.

Ma se volete scoprire altri presepi napoletani, nel Museo Nazionale di San Martino sulla collina del Vomero si può visitare una famosa collezione di presepi napoletani. Tra questi il più grande è il Presepe Cuciniello. 162 personaggi, 80 animali, angeli, e circa 450 oggetti in miniatura. Da molti è considerato tra i più bei presepi del mondo!

Un’occasione per visitare anche altre bellezze di Napoli

La posizione di via San Gregorio Armeno è speciale perché molto vicina agli altri must della città: la Chiesa di San Domenico Maggiore, l’itinerario della Napoli Sotterranea e il Museo della Cappella San Severo che conserva la bellissima scultura in marmo del Cristo Velato.

Rimane sempre un’esperienza bellissima andarci l’8 dicembre, combinando un giro per San Gregorio Armeno con i regali di Natale e un delizioso pranzo al ristorante Nennella!

Nisida è la più piccola isola del Golfo di Napoli, un grande scoglio vulcanico a forma di mezza luna che emerge nella parte orientale dello splendido mare di Pozzuoli. L’isola è stata fonte di ispirazione per artisti e poeti ed è sempre stata avvolta da un velo di mistero, continuando a sedurre il mondo per la sua straordinaria bellezza. Purtroppo questo misterioso e verde isolotto non può essere completamente visitato e può essere ammirato nella sua interezza solo da lontano, soprattutto dall’alto del meraviglioso Parco Virgiliano di Posillipo.

Nisida, minuscola isola vulcanica vicino a Capo Posillipo, a sud-est di Napoli, appartiene all’arcipelago delle isole Flegree ed è collegata fin dal 1936 alla terraferma da un pontile carrozzabile. Essendo di origine vulcanica, vi è un cratere riempito di acqua che forma la baia di Porto Paone sul lato sud-ovest – una piccola insenatura, in realtà. L’isola ha un diametro di poco più di 500 metri e si innalza sul mare ad un’altezza di 105 metri.

Questa piccola e bella isola è coperta da una ricca vegetazione e circondata da acque cristalline. Grazie alla sua inaccessibilità è riuscita a conservare la sua antica natura, soprattutto lungo la parte di mare che si affaccia sull’insenatura di Porto Paone, la caldera del vulcano da cui ha avuto origine l’isola. Periodicamente Nisida apre al pubblico e in alcuni periodi dell’anno può essere visitata attraverso tour organizzati da associazioni culturali.

Come raggiungere Nisida

Il suo nome deriva dal greco Nesis e significa “piccola isola”. Oggi è considerata una penisola, poiché nel 1936 è stata collegata alla terraferma da una strada che la unisce definitivamente alla base di Posillipo, in una zona chiamata Coroglio. L’isola rimane chiusa al pubblico per la presenza dell’Istituto Penale Minorile di Napoli, ed è anche sede dell’Accademia Aeronautica e di un’importante base NATO. Nisida è sempre stata divisa tra storia e leggende ed è stata spesso chiamata “l’isola delle capre” citata da Omero nell’Odissea. Alcuni studiosi sostengono che il mare tra Nisida e Capri, cantato dal poeta, sia il luogo abitato dalle famose sirene che tentarono Ulisse.

Come ci si arriva: si può parcheggiare e raggiungere l’isola a piedi attraversando il pontile, oppure raggiungerla in barca noleggiandone una al vicino porto turistico. Visitare il versante sud e la baia di Nisida è davvero il modo migliore per godere della sua bellezza naturale. Nisida non ha una spiaggia vera e propria, ma il lato roccioso dell’isola merita di essere esplorato dai diportisti.

C’è una grande spiaggia pubblica sulla terraferma di fronte a Nisida, con un parcheggio sulla sinistra prima della strada rialzata. Adiacente alla strada rialzata c’è una marina dove potrete noleggiare una barca.

Se si raggiunge l’isola a piedi, si può fare un’escursione nelle aree non limitate e godersi la vista di Napoli e delle isole circostanti. La spiaggia di ciottoli è circondata da acqua azzurra e cristallina. Potete rilassarvi in un posto tranquillo e ombreggiato nei boschi che coprono l’isola quasi fino alla spiaggia. Se si intende raggiungerla via mare, si possono affittare piccole barche a vela o a motore.

Un po’ di storia di questa piccola e incantevole isola

Al tempo dei Romani, il politico e capo militare Lucio Licinio Lucullo costruì una enorme villa sull’isola vulcanica di Nisida. La costruzione successivamente crollò e fu sommersa dalle acque del mare a causa dei continui e violenti bradisismi che caratterizzano l’intera zona. Lucullo la trasformò in un famoso punto d’incontro per nobili e intellettuali. Un altro generale, Marco Giunio Bruto, costruì anche lui una villa per le vacanze a Nisida e alcuni storici sostengono che il complotto per assassinare Giulio Cesare fu tramato proprio in questa villa. Possiamo dire che quest’isola rappresentava in quell’epoca una delle principali mete di ozio e di riposo, dove i capi militari andavano in vacanza, riposavano e si ricaricavano godendosi il comfort e i piaceri offerti da una natura generosa, per poi tornare a pianificare le loro battaglie.

Alcuni dei resti archeologici su Nisida appartengono presumibilmente alla villa di Bruto.

Da allora, sono stati costruiti monasteri, un castello e persino una prigione sull’isola. Artisti e nobili vi accorrevano e lo stesso Cervantes fu ispirato dal suo mistero e dal fascino selvaggio.

Il castello medievale che si erge sulle sue rocce fu adattato nel XVI secolo come baluardo a difesa del Regno di Napoli. Dal 1933 è divenuto sede di un penitenziario minorile.

Nisida oggi

Oggi sull’isola c’è un centro penitenziario e di riabilitazione per giovani ragazzi: non sono semplicemente detenuti, imparano mestieri come la falegnameria, la ceramica, la lavorazione del vetro seguendo programmi di recupero. Anche il Comando Marittimo della NATO ha il suo quartier generale sull’isola, sebbene da qualche anno la maggior parte del personale si è trasferito in una struttura più a nord.

Oltre all’isola stessa, vale la pena visitare il Parco Virgiliano, ovvero il Parco della Memoria. Si tratta di un posto panoramico situato sulla collina di Posillipo, proprio di fronte a Nisida. Il Parco funge da oasi verde su un accumulo di tufo tipico della costa di Posillipo. Una serie di terrazze a circa 100 metri di altezza sopra il Golfo di Napoli regala al parco una serie unica di panorami mozzafiato. A Nisida il tramonto è mozzafiato!

Particolarmente amata dai subacquei e dagli appassionati di kayak, la costa frastagliata ad est di Nisida, conosciuta come Area Marina Protetta del Parco Sommerso di Gaiola. Ci sono diversi noleggi di kayak nelle vicinanze e molte grotte marine da esplorare. Se siete appassionati di subacquea, non perdetevi l’opportunità di immergervi per osservare i resti di una villa romana inabissata.

L’amore di Cervantes per Nisida

 Non solo Omero, Cicerone, Plinio, Seneca, Stazio e Boccaccio hanno spese parole per quest’isola, in epoca moderna anche Cervantes si è ispirato a Nisida. La immagina come una bellissima donna napoletana di cui si sono innamorati due giovani amici. Nel racconto l’isola racchiude fascino, segno che in Cervantes il ricordo di Napoli era indissolubilmente legato a questo piccolo angolo di paradiso.

Se desideri visitare uno dei luoghi più belli e selvaggi della Campania, rivolgiti alla nostra Agenzia a Benevento: organizziamo tour ed escursioni mettendo a disposizione pullman granturismo e minibus per soddisfare le esigenze di sia di gruppi numerosi che di gruppi più ristretti. Contattaci allo 0824482030 oppure compila questo form

Mangiare e bere in Italia spesso rasenta il sublime, e in qualsiasi momento dell’anno ci sono mercati, negozi e ristoranti che pullulano di prodotti freschi di stagione. Quindi immaginatevi quanto sia bello il nostro Paese nella stagione del raccolto. Sagre e appuntamenti enogastronomici si susseguono in tutto il Paese a ottobre e novembre, con una miriade di eventi che celebrano le cose più belle della vita, dalle castagne al salame. Per questo abbiamo preparato un itinerario enogastronomico per aiutarti a conoscere alcuni dei prodotti più rappresentativi della penisola italiana.

Itinerario enogastronomico in Italia tra sagre e feste

Ecco un itinerario enogastronomico che comprende alcune delle delizie dell’Italia. Cominciamo dall’Italia centro-settentrionale.

Sagra delle Castagne e del vino Novello di Talla

Iniziate a recarvi nella piccola cittadina toscana di Talla, vicino ad Arezzo, con la Sagra delle Castagne e del vino Novello, il 1° novembre. Questa tipica festa tradizionale nella piazza del paese presenta stand gastronomici che vendono prodotti tipici locali, caldarroste e, naturalmente, vino novello per accompagnare allegramente il tutto.

Tartufo Bianco d’Alba

Dopo vino e castagne c’è bisogno di altri robusti sapori, quindi dirigiti a nord, ad Alba, una delle cittadine più “buone” della valle delle Langhe, vicino all’epicentro languido ed epicureo del movimento Slow Food italiano, nelle zone adiacenti Torino. La ciliegina sulla torta deliziosa di novembre è che questa è la stagione dei tartufi! Per assaggiare il tartufo in tutti i modi, da quello puro a quello lavorato con altri ingredienti, con prodotti derivati dal tartufo a volontà, oltre a vino, pecorino, salame, olio d’oliva, grappa e così via, l’Ente Fiera Internazionale Tartufo Bianco d’Alba è la più rinomata di tutte le celebrazioni italiane di questi “diamanti bianchi”.

November Porc in Emilia Romagna

La prossima tappa è l’Emilia Romagna, la regione d’Italia che ci ha dato il prosciutto di Parma, il parmigiano e la bolognese. A novembre celebra il maiale, con il nome piuttosto scontato di November Porc. Tutto ruota intorno ai salumi, e le competizioni a base di salsicce si svolgeranno nella bassa parmense ogni fine settimana di novembre, combattendo per il più grande Mariolone (a Sissa, il 6-7 novembre), il più pesante Prete (a Polesine Parmense, il 13-14 novembre), e il più lungo Strolghino (a Zibello, il 20-21 novembre). Ci saranno mercati alimentari, musica popolare e divertenti diversivi come il “lancio del salame”.

Combinate questo tributo al salame con l’Ambra di Talamello, sempre in Emilia Romagna. Questa ha origine dall’antica tradizione di conservare il formaggio nella pietra arenaria per proteggerlo dagli animali “predoni” amanti del formaggio. Ogni anno, in agosto, il formaggio viene conservato in fosse di tufo e tenuto lì per tre mesi fino a novembre, acquisendo una fragranza e un sapore unici e deliziosi. Si usa il termine ambra proprio perché quello è il colore tipico che assume il formaggio. Assaggiate i risultati di cotanto lavoro a Talamello il 13, 14, 20 e 21 novembre.

Sapori e Profumi di Maremma

Le feste enogastronomiche si susseguono su innumerevoli tavole anche in Maremma, il tratto di terra di stupefacente bellezza che si estende lungo la costa, a cavallo tra le verdi regioni della Toscana e del Lazio. Per tutto il mese di novembre, nella città di Castiglione della Pescaia, c’è Sapori e Profumi di Maremma, che rende omaggio ai sapori e ai profumi della Maremma, con vino, olio d’oliva, castagne, pesce locale fritto e musica dal vivo.

Feste della castagna in Campania

Ma le celebrazioni di novembre del cibo non si limitano affatto alle regioni del nord, anzi. Ci sono feste della castagna quasi ovunque nel sud Italia, specialmente in Campania: sono attesissime quelle di Acerno e Montella il 7 e 8 novembre, di Madonna dell’Arco l’11 e 12 novembre), di Vitulano in provincia di Benevento dal 1° al 3 novembre. Il 19 novembre potete indulgere nelle innumerevoli delizie sfaccettate dell’olio d’oliva a Giano Vetustoe brindare al capretto a Sant’Anastasia dal 26 al 29 novembre. Poi, fate un salto alle numerose feste del vino novello in Puglia.

La muffuletta di Castellammare del Golfo a Trapani

Proseguiamo il nostro itinerario enogastronomico in Trinacria. Fai una deviazione in Sicilia. Qui potrai mangiare la muffuletta, una sontuosa focaccia locale.

Le sagre in Campania a novembre

Nel periodo autunnale ci sono tantissime sagre in Campania, inutile dire che sono a dir poco semplicemente gustose! A noi piacciono tantissimo quelle dell’avellinese:

  • Sagra delle sagre a Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, che si svolge fra le vie e i portali del centro storico del borgo. E’ l’evento finale, quello che chiude tutte le sagre dell’Irpinia, in un tripudio di caciocavallo podolico, formaggi pecorini, prosciutti, miele, funghi, tartufi, pane cotto a legna e biscotti.
  • Pane ammore e tarantella ad Avella, un appuntamento che si svolge fra i portoni e le piazzette del centro storico di Avella ritmato dalla tarantella e dalle musiche del posto. Non perdete la degustazione delle celebri nocciole di Avella e, ovviamente, del vino novello che è protagonista assoluto.
  • Natale piccirill si tiene invece a Sirignano sempre verso la fine di novembre. E’ un evento che anticipa il Natale ed è caratteristico perché si possono degustare in anticipo alcuni dei piatti tipici del Natale, come il baccalà e le alici fritte, le linguine con le noci e le alici fritte, i fagioli del posto, la pizza raurinio fatta con la farina di granturco bianco che si accompagna magnificamente con i friarielli belli piccanti e un buon bicchiere di vino rosso.

Spesso si dice che Halloween sia completamente estraneo alla cultura e alle tradizioni popolari italiane. Questo è vero e falso allo stesso tempo: riti, tradizioni, leggende sparse per la penisola riguardano la notte di Ognissanti, che coincide con quella di Halloween ma è molto più antica.

Quella notte i morti tornano a casa per dissetarsi e mangiare, per scacciare la cattiveria o per giocare a carte, per assistere alla messa o per recitare il rosario lungo le strade del paese. Ci sono molte credenze in diverse zone d’Italia. Tutte però hanno un’ispirazione di base: sentirsi sempre vicini al mondo dei morti. Sono leggende legate, prima di tutto, all’idea che la vita e la morte siano sempre inevitabilmente legate. Ma non solo: rappresentano anche il modo per i vivi di continuare a mantenere forti legami con i propri defunti. E di sentirsi più vicini a loro.

Halloween: le diverse tradizioni nelle regioni italiane

Nelle tradizioni di molti piccoli paesi, soprattutto del Sud Italia, viene riportato il tema del ritorno dei morti nelle notti tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre.

Veneto

In alcune zone del Veneto si dice che, più che per mangiare e bere, i morti tornano per riposare: nelle campagne vicentine, la mattina del 2 novembre, le donne si alzano presto e si allontanano da casa dopo aver ripristinato definitivamente i letti, in modo che le povere anime possano trovare riposo per tutta la giornata.

Piemonte

In Piemonte, nelle zone della Val d’Ossola, il 2 novembre le famiglie si recano al cimitero per una visita, lasciando le case con discrezione, affinché le anime di coloro che sono stati trasferiti possano ristorarsi a loro agio. La sera di Ognissanti, cioè alla vigilia del giorno dei morti, sempre in Piemonte, è ancora viva l’usanza di riunirsi per recitare il rosario tra i parenti e cenare con le castagne. Alla fine della cena la tavola rimane così com’è: rimane apparecchiata con il resto avanzato perché i morti verranno a mangiare quel che rimane.

Lombardia

In alcuni paesi della Lombardia si lasciava in cucina un vaso di acqua fresca, perché i morti potessero dissetarsi. Anche in Friuli si lascia un lume acceso, un secchio d’acqua e un po’ di pane.

Trentino Alto Adige

In Trentino Alto Adige si suonano le campane per ricordare le anime che ritornano e osservano i loro cari dalle finestre delle case: per questo si lascia il fuoco acceso.

Sardegna

In tutta la Sardegna era tipica l’usanza di distribuire ai bambini il 31 ottobre pani a forma di corona, in nome delle anime del Purgatorio. Era la festa che veniva chiamata con vari nomi: “is Animeddas” e “is Panixeddas” nel sud dell’isola, “Su ‘ene ‘e sas ànimas” o “Su Mortu Mortu” nel Nuorese, “Su Prugadòriu” in Ogliastra, e così via. La sera stessa, come cena, si mangia la pasta e ognuno deve lasciare qualcosa per “Maria punta Boru”, una vecchietta che nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre va a mangiarla… e se non la trova nel piatto prende il suo uncino, “punta Boru”, e ti trapana la pancia per prendere la sua pasta!

Friuli

In Friuli, invece, si crede che i morti vadano in pellegrinaggio nei santuari e nelle chiese lontano dai centri abitati, sempre di notte: i racconti parlano di defunti che escono dai cimiteri vestiti di bianco e con scarpe di seta, avvolti in un lenzuolo funebre. Chiunque entrasse in chiesa durante una di queste visite, morirebbe all’alba!

Campania

Halloween ti ha incuriosito? Sapevi che anche in Campania la notte di Halloween si festeggia nei pub e nei locali per divertirsi con i costumi più mostruosi che ci siano? Vampiri, streghe e zombi si aggireranno per tutta la notte del 31 ottobre nelle varie serate a tema, nelle quali tutti sono invitati ad indossare un costume spaventoso per divertirsi e scherzare assieme.

Anche quest’anno a Napoli domenica 31 ottobre, in occasione della festa più terrificante d’America, ci sarà la tradizionale visita al Museo delle Torture. L’appuntamento è a Piazza Bellini alle ore 17:15, da lì ci si sposterà verso alcuni luoghi simbolo di Napoli fino ad arrivare al Museo delle Torture. Perché Piazza Bellini? Perché la tradizione narra che proprio in quella zona vivesse una potente strega, Maria La Rossa. Si fa una visita anche alla chiesa di Santa Maria del Purgatorio per chiedere la tradizionale protezione alle “capuzzelle”, cioè ai crani delle cosiddette anime pezzentelle, le anime dimenticate e rimaste imprigionate nel Purgatorio. Infine, superata via San Gregorio Armeno si arriva al Museo delle Torture.

La messa dei morti in Puglia e Sicilia durante la notte di Halloween

Il tema dei morti che si riuniscono in chiesa durante la notte per ascoltare la loro messa, la cosiddetta “messa dei morti“, è particolarmente diffuso tra le popolazioni contadine. Se qualcuno entra in chiesa mentre si celebra questa funzione, c’è pericolo di morte.

Molti contadini della provincia di Brindisi raccontavano di essere andati ad assistere ad una messa non prevista di notte. Quando iniziò la funzione, notarono che tutti i presenti erano “senza naso”, anzi, erano dei veri e propri scheletri! Gli scheletri dissero ai malcapitati: “Questa non è la vostra messa, comare”, e poi le donne fuggirono via. Il particolare dei morti che erano “senza naso” deriva probabilmente dal fatto che i contadini avevano notato che il naso è una delle prime parti del corpo umano a decomporsi dopo la morte.

In Sicilia, inoltre, si crede che le messe dei morti siano celebrate dalle anime condannate dei sacerdoti che hanno ingannato i fedeli, non celebrando, per avidità di guadagno, le messe per le quali avevano ricevuto del denaro. Queste anime devono celebrare una Messa ogni anno fino a quando non hanno adempiuto al loro obbligo. Alle Messe partecipano i defunti che, per pigrizia o negligenza, non hanno partecipato alle Messe quando erano in vita: i siciliani li chiamano “Misse scurdati”.

Feste ed eventi in Italia durante la notte di Halloween

E dopo la notte di paura, il 1° novembre inizia la festa: “Fera di li morti” a Ribera di Agrigento, “Festa de is Animeddas o is Mortus” in Sardegna, “Fiera dei Morti” a Perugia, Civitella di Romagna, Palermo, Catania, Asiago, Legnano.

Nelle tradizioni popolari, spesso sono i poveri a portare nutrimento e messaggi ai defunti, perché considerati immuni dal contagio della morte. Le famiglie di Cosenza, in Calabria, inviano ai loro morti il cibo preferito attraverso i disperati: lo preparano al mattino presto, per offrirlo al primo povero che passa davanti alla loro casa, il quale lo consegnerà al defunto che, nel frattempo, si è messo in cammino per raggiungerlo. A Umbriatico, in provincia di Catanzaro, per la commemorazione dei defunti si preparano per i poveri speciali pani lievitati e cotti, le “pitte collure”. A Paola, sempre in Calabria, il 2 novembre si distribuiscono fichi secchi ai poveri: serviranno anche a sfamare i morti, che il giorno della festa hanno lasciato il cimitero per mangiarli.

In Veneto, in occasione della festa dei morti, si distribuiscono fagioli, mentre in Piemonte i poveri ricevono gli avanzi della cena o una ciotola di legumi cotti in memoria dei morti. In Abruzzo, dove non è permesso pescare nella notte tra l’1 e il 2 novembre – perché le reti pescherebbero, invece di pesci, solo teschi – si è soliti offrire un piatto di ceci ai poveri del paese: contemporaneamente, i morti si aggirano per le strade in cui hanno vissuto, allontanando la malvagità.

La commemorazione dei morti ha anche il suo cibo, un dolce fatto di marzapane, solitamente chiamato “ossa dei morti” per la sua forma. Tipicamente siciliano, è diffuso anche in Calabria, a Padova e a Cremona.

Nel corso dei decenni passati i viaggi in pullman si erano guadagnati la fama di essere una forma di trasporto soffocante e scomoda, ma oggi non è più assolutamente così!

I pullman si sono evoluti e hanno fatto passi da gigante in avanti, tanto da divenire un mezzo di trasporto estremamente popolare.

Abbiamo quindi cercato di capire i motivi per i quali viaggiare in pullman costituisce la maniera migliore di spostarsi da un luogo ad un altro rispetto al treno o all’aereo.

I vantaggi di viaggiare in pullman

Ecco qui di seguito i vantaggi di viaggiare in pullman.

Viaggiare in pullman ti permette di risparmiare

Le tariffe dei treni sono in continuo aumento da anni, e stanno rapidamente diventando uno dei modi più costosi di viaggiare in Italia. Specialmente i prezzi dei biglietti dell’alta velocità sono oggi elevatissimi, non alla portata di tutti. Se si considera lo spostamento di un intero nucleo familiare composto da 4 persone, il costo totale del viaggio di andata e ritorno a volte supera addirittura quello del soggiorno per un week end in un hotel medio.

Riguardo agli aerei, anche se oggi è possibile trovare biglietti aerei a prezzi ridicolmente bassi, tuttavia gli spostamenti nelle brevi e medie distanze convengono ancora con il pullman, specie per risparmiare tempo.

Quando si viaggia in Italia, noleggiare un minibus può essere un modo economico per portare te e i tuoi amici, la tua famiglia o i tuoi colleghi da un posto ad un altro. Oppure, se stai organizzando un addio al celibato o un grande evento, noleggiare un pullman rappresenta un’eccellente soluzione economica per viaggiare.

Viaggiare in pullman aiuta a risparmiare tempo

Dall’arrivo diverse ore prima all’aeroporto di partenza fino all’uscita dall’aeroporto di arrivo, viaggiare in aereo può richiedere molto tempo. Guidare fino all’aeroporto, parcheggiare, fare il check-in, superare i controlli di sicurezza, trovare il gate, salire sull’aereo e poi il volo vero e proprio: mettendo insieme tutto questo si arrivano a totalizzare diverse ore di viaggio. Senza considerare, poi, che l’aeroporto di arrivo non è mai in centro città, anzi. Si dovrà mettere in conto un ulteriore spostamento, e ulteriori costi, per arrivare fino a destinazione. Quando si viaggia in treno, ugualmente, si deve arrivare alla stazione, trovare il binario giusto, salire sul treno e poi fare diverse fermate lungo il viaggio. Anche in questo caso il viaggio può essere complessivamente lungo e richiedere diverse ore.

Se prenoti un pullman privato per il trasporto, invece, l’autista ti verrà a prendere nel luogo indicato, in ufficio o dovunque sia il tuo punto di raccolta designato, all’orario che più ti conviene. Dato che il pullman è privato, non dovrai preoccuparti di fare inutili fermate lungo la strada, e questo rende il tuo viaggio molto più veloce.

I pullman sono più ecologici

I voli possono anche essere economici, ma sono molto costosi per l’ambiente: gli aerei bruciano un’enorme quantità di carburante anche su voli brevi. Ogni volo produce grandi quantità di anidride carbonica che contribuisce all’inquinamento dell’atmosfera.

I pullman, invece, sono molto efficienti, in media emettono 10 volte meno anidride carbonica degli aerei. Poiché possono trasportare da 12 a 54 passeggeri per viaggio, ciò significa che per ogni persona viene emessa meno anidride carbonica nell’atmosfera, rendendoli un’opzione molto più ecologica.

I pullman sono confortevoli

Se non ti sposti con un pullman da parecchi anni, avrai quasi sicuramente molti preconcetti nei confronti dei viaggi con questo mezzo di trasporto. E’ finita da un pezzo l’epoca dei pullman bui, soffocanti e scomodi, oggi è la nuova alba dei viaggi in pullman. Gli interni sono ora progettati per essere spaziosi e confortevoli con bagni puliti, aria condizionata, prese di corrente e WIFI, consentendoti di goderti i tuoi programmi preferiti, lavorare o navigare sul web durante il viaggio.

In pullman c’è più spazio per le gambe rispetto ai posti a sedere in aereo. Può diventare davvero seccante sbattere costantemente le ginocchia sul sedile di fronte e non poter regolare il proprio sedile se il volo è più lungo di qualche ora. Negli autobus non c’è questo tipo di problema, dato che si può regolare il sedile come si vuole, basta assicurarsi che la persona dietro sia d’accordo.

Non devi neppure preoccuparti se la batteria del cellulare sta per morire e se per te è difficile dormire sull’autobus, basta connettersi al WiFi e ammazzare il tempo guardando un film. E una volta che finalmente arrivi a destinazione, il tuo telefono sarà completamente carico e pronto per scattare foto. Incredibile, vero?

Fermate e pause occasionali

Viaggiare per lunghe distanze può essere una seccatura se si viaggia in treno o in aereo, specialmente se sei una persona che non può stare seduta per troppo tempo. È vero, si può fare una breve camminata per andare in bagno in aereo o in treno, ma questo è tutto. Quando si viaggia in autobus, gli autisti effettuano delle fermate più o meno lunghe in modo da poter sgranchire le gambe, prendere una tazza di caffè e fare un pasto veloce. Inoltre, è molto più facile usare i bagni di una stazione di servizio che sono regolarmente puliti piuttosto che cercare di infilarsi in quelle minuscole toilette degli aerei.

Puoi portare tutto il bagaglio che vuoi, senza pericolo di perderlo

A differenza dei treni e degli aerei, non ci sono restrizioni sulla quantità di bagagli che puoi portare con te quando viaggi in pullman. Questi comodi mezzi di trasporto hanno un enorme bagagliaio, tanto spazio per gli oggetti di grandi dimensioni così come ampi spazi a bordo per riporre i trolley, le borse e gli oggetti più piccoli e importanti. Non dovrai pagare sovrapprezzi per portare in valigia qualche chilogrammo in più, né tantomeno preoccuparti di pesare i bagagli prima di partire.

Ma i vantaggi non finiscono qui: non c’è persona al mondo che non abbia pensato almeno una volta alla possibile perdita del bagaglio prima del volo. E una volta atterrati, si aspetta sempre con impazienza che la valigia appaia sul carosello, sperando che non sia andata persa. Ma questo non è il caso degli autobus! Una volta messo il bagaglio nella stiva del pullman, è fatta e sei pronto a partire, completamente spensierato.

Prenota un viaggio pullman

Quando decidi di viaggiare una delle cose più importanti da stabilire è il mezzo di trasporto. Se stai pensando ad un viaggio organizzato in Italia o all’estero, la soluzione migliore e più vantaggiosa è quella di viaggiare in pullman. Rivolgiti alla nostra agenzia a Benevento: troverai dei pacchetti di viaggio con spostamenti in pullman granturismo confortevoli e convenienti. Contattaci allo 0824482030 oppure compila il seguente form.

L’autunno, che bel periodo dell’anno! Cadono le foglie, la brezza accarezza i volti, la pioggia lava via tutti i pensieri negativi, avvertendoci gentilmente e preparandoci al freddo abbraccio dell’inverno. Ma cosa facciamo di solito quando arriva l’autunno? Alcuni sono da poco tornati dalle vacanze estive, altri cominciano a lavorare, vanno all’università, si chiudono in casa deprimendosi perché l’estate è finita. Raramente le persone scelgono di viaggiare in questo periodo dell’anno. Ma perché non si viaggia in autunno? Ad esempio, una meta autunnale per una vacanza di pochi giorni potrebbe essere il Cilento, una regione geografica ricca di cultura e tradizioni gastronomiche.

Le ragioni per cui riconsiderare l’autunno per le vacanze

Ecco alcune ragioni per cui dovresti riconsiderare l’autunno come periodo dell’anno per fare un viaggio.

  1. Condizioni climatiche eccellenti

Se è autunno, non significa necessariamente che pioverà tutto il tempo. Sì, succede che la pioggia può cadere per diversi giorni di seguito, ma perché concentrarsi sull’aspetto negativo della pioggia? Proviamo a vederla in questo modo: l’autunno è la stagione che segue all’estate, giusto? E il clima durante l’estate può essere torrido, per noi può essere un bene perché andiamo in spiaggia, ma non sempre è tutto rose e fiori. Amiamo il sole, ma se non stiamo attenti possiamo bruciarci rapidamente la pelle e avere delle conseguenze negative.

Ma cosa succede quando si visita una nuova città e si vuol fare un tour giornaliero? Il sole non è il tuo migliore amico, sei d’accordo? Cominci a sentirti come se non avessi più energia, la testa comincia a farti male, stai sudando perché fa un caldo pazzesco, ecc. Bene, queste cose non accadono durante la stagione autunnale poiché il tempo è buono e le temperature sono ancora gradevoli. Inoltre, non dovrai preoccuparti per i vestiti bagnati di sudore, situazione abbastanza spiacevole per te e per le persone intorno. Le giornate sono ancora sufficientemente assolate e se hai voglia di andare in spiaggia, puoi ancora farlo in autunno.

  1. Viaggiare fuori stagione è più economico

 Questa è pura logica. Quando arriva la stagione delle vacanze e dei viaggi, come l’estate e l’inverno, la domanda di vacanze da parte delle persone aumenta, quindi anche i prezzi delle offerte di viaggio aumentano. I tour operator hanno capito questa tendenza molti anni fa, è la legge della domanda e dell’offerta. Tuttavia, se viaggi in un periodo fuori stagione, come l’autunno per esempio, puoi imbatterti in offerte molto più economiche che ti faranno risparmiare un bel po’ di soldi per il tuo prossimo viaggio. Ti accorgerai della differenza dei prezzi anche nel fare shopping nei negozi locali: prodotti e souvenir vengono venduti ad un prezzo più basso durante l’autunno.

  1. Evitare la calca dei turisti

Ricordi che fino ad ora hai sempre fatto parte del gruppo di persone che viaggiano solo nei periodi di alta stagione? Bene, sappi che hai fatto parte di quella categoria di persone che probabilmente avresti sempre voluto evitare quando visitavi una nuova città. Sai tutta quella folla e quelle code che si creano in una località quando è invasa dai turisti? Tieni presente che non infastidiscono solo gli abitanti del posto, ma anche gli altri turisti che vogliono semplicemente godersi lo spirito della città. Immagina di visitare la destinazione dei tuoi sogni e di voler ammirare in pace le meraviglie che offre. Ovviamente, se ci vai d’estate, quello che probabilmente ammirerai sono le centinaia di bastoni da selfie in aria, che minacciano di colpirti “per sbaglio”

Oppure, per esempio, hai avuto un anno difficile, e vuoi semplicemente rilassarti e sdraiarti prendendo il sole su una spiaggia meravigliosa. Tuttavia, se ci vai d’estate c’è la significativa possibilità che sia la spiaggia a stendersi addosso a te, nel senso che la spiaggia sarà così affollata che rilassarsi sarà davvero difficile, con le persone accalcate una sull’altra e i bambini che gettano sabbia e urlano dietro ai loro genitori.

5 motivi per visitare il Cilento in autunno

Abbiamo visto che non è poi così male viaggiare in autunno, anzi! Ma quali sono i motivi per cui è particolarmente conveniente visitare il Cilento in autunno? Vediamo alcuni delle ragioni per cui dovresti assolutamente approfittarne per fare un’escursione in questo magnifico territorio campano:   

  1. Il mare. Il mare del Cilento è caratterizzato da un’acqua cristallina e dalla presenza di numerose calette che movimentano la costa e che fanno del Cilento una meta turistica molto apprezzata. Santa Maria di Castellabate, Pioppi, Acciaroli, Palinuro e Marina di Camerota sono solo alcuni dei tanti posti in cui puoi trascorrere dei giorni di vacanza in assoluto relax senza la calca estiva, godendo appieno della bellezza e dei silenzi di questo mare.
  2. Le castagne. Ottobre è la stagione delle castagne. Non sono solo belle da vedere ma anche molto, molto gustose. Non perderti una visita ai borghi di Montano Antilia, Gioi e Salento ricchi di alberi di castagne che regalano meraviglie per il palato. Ogni anno si tengono sagre della castagna con tante gustose specialità da non perdere.
  3. I funghi. Il Cilento è una terra ricca di funghi, in particolare ovuli e porcini che si raccolgono in montagna. L’autunno è il periodo migliore per andare alla scoperta di qualche ristorante in montagna presso il quale degustare uno dei piatti tipici a base di funghi.
  4. La vendemmia. Settembre è il mese della vendemmia. Gli amanti del vino avranno l’imbarazzo della scelta quando si tratterà di provare e gustare i prodotti delle cantine locali. Ci sono anche numerose feste dedicate all’uva e al vino. Lì si può non solo gustare il vino locale di grande qualità ma anche imparare di più sulla vendemmia, sui metodi tradizionali e spesso le feste sono accompagnate da giochi di vendemmia. Parlando di vini, l’Aglianico DOC e il Fiano DOC sono quelli più rinomati ed apprezzati.
  5. I numerosi agriturismi. In Campania il territorio con la presenza più massiccia di agriturismi è forse il Cilento. Possiamo anzi dire che l’agriturismo è proprio ciò che caratterizza questa parte della regione. I mesi autunnali sono perfetti per far visita a uno dei tanti agriturismi e trascorrervi qualche giorno, rifocillando il corpo e lo spirito degustando i prodotti di questa terra e rilassandosi nel verde della campagna. Sicuramente non mancherà l’occasione per degustare i prodotti a chilometro zero di queste aziende agricole, come l’olio extravergine di oliva Cilento DOP, i fusilli di Felitto fatti a mano e lavorati come un bucatino, i fagioli di Controne e i ceci di Cicerale.

Le spiagge sono più tranquille, il sole è ancora caldo e le fiumane di turisti sono oramai un ricordo. Cosa stai aspettando per partire ad ottobre? In questo articolo potrai scoprire 3 mete autunnali da visitare in Italia.

3 mete autunnali più belle in Italia

Se sei vaccinato e hai il green pass oppure un test Covid negativo, sei pronto a fare le valigie. Ma da dove cominciare? Ti offriamo tre possibili soluzioni per un soggiorno rilassante a stretto contatto con la natura, due al sud e una al nord Italia, in strutture ricettive dagli altissimi standard qualitativi e che fanno del relax e del benessere la loro parola d’ordine.

1. Salina: cosa fare e dove dormire

Prendiamo subito in considerazione una meta a sud d’Italia: Salina, una delle isole Eolie a nord della Sicilia. La nostra isola preferita, che vanta un’acqua meravigliosa e offre la possibilità di fare delle spettacolari escursioni al suo interno.

Malfa è il posto dove si affitta una casa; Pollara è la minuscola località dove prendere l’aperitivo al tramonto; Rinella è dove attracca il traghetto diretto da Palermo.

Ci sono i capperi, che crescono selvaggi ovunque, e le viti di Malvasia, le cui uve vengono trasformate in splendidi vini bianchi. Anche se tutta la Sicilia è attualmente in zona “gialla”, il che significa che le mascherine sono richieste dentro i locali ma anche all’aperto, e certi musei e siti devono essere prenotati online in anticipo, i ristoranti e i bar sono aperti fino a notte e tutto il resto funziona come nel resto del Paese.

Dove alloggiare?

Capofaro è un must, un resort di lusso noto per i suoi cottage eleganti e slanciati, i campi coltivati tutt’attorno, la piscina da sogno e la profonda esperienza viticola che offre. La struttura è di proprietà della famiglia Tasca d’Almerita, la cui Malvasia prodotta proprio su questi ettari di terreno è stata uno dei due vini serviti a Barack Obama nella sua ultima visita di stato. La vista su Stromboli e Panarea è mozzafiato.

L’Hotel Signum è il più divertente, con le sue camere in stile tradizionale, l’eleganza del bar sulla terrazza e il talento riconosciuto di Martina Caruso in cucina, la figlia del proprietario stellata Michelin.

Poi c’è il Principe di Salina, molto più semplice. Le sue 12 camere sono minimal e bianche, il suo salotto è un simpatico ibrido fra la California e la Sicilia. Potrebbe non essere la cosa più lussuosa che abbiate mai visto, ma è un bel complemento a ciò che offrono gli altri due. Inoltre, la sua posizione proprio in cima al pendio lungo il quale Malfa digrada graziosamente verso il mare, non può essere davvero sottovalutata.

2. Ischia: cosa fare e dove dormire

Sempre rimanendo al sud, ecco una delle mete autunnali consigliate: Ischia, la sorella più grande e più ispida di Capri nel Golfo di Napoli, con le rilassanti terme che piacciono ad Angela Merkel e le spiagge che hanno ispirato Elena Ferrante nel suo Quartetto napoletano.

Oggi Ischia punta a destagionalizzare molto i suoi flussi turistici, in maniera tale che il turismo duri 12 mesi all’anno. Per farlo non punta esclusivamente sulle sue bellezze paesaggistiche ma anche sui suoi sapori e sulla cultura contadina isolana. Ischia stà riscoprendo così i suoi orti, le sue vigne che in autunno prendono colore e vita, le sue tradizioni contadine che danno origine al vino di Ischia, uno fra i primi ad aver ottenuto l’etichetta DOC in Italia.

L’isola ha a lungo ospitato personaggi del jet-set e vip dall’eleganza quasi reale: l’arrivo di Marie-Louise Sciò nel 2019, per rilevare l’hotel Mezzatorre, ha contribuito a portare l’isola sotto le luci della ribalta. Ora un piccolo gruppo di albergatori, ristoratori e imprese locali, tra cui il Mezzatorre, ha costituito un consorzio per “rilanciare” l’isola, mettendo in evidenza i suoi posti più segreti, i ristoranti migliori, le cantine meno pubblicizzate, le guide cui far riferimento e la storia alquanto affascinante dell’isola.

Ischia is More

Ischia is More è una piattaforma sui social media contenente promozioni in tutta la regione Campania, i suoi creatori stanno inondando i feed con immagini e informazioni su ciò che è in offerta in tutta l’isola, dalle degustazioni private alle escursioni nel suo interno collinare e ancora selvaggio, ai posti dove si possono trovare i migliori sandali fatti a mano.

Tra escursioni nella natura e centri benessere

Venire ad Ischia a ottobre significa regalarsi giornate indimenticabili. Prenotate un hotel con SPA interna e centro benessere, fate un’escursione fin sulla vetta del monte Epomeo immersi in uno scenario paesaggistico di valore assoluto e gustate i piatti della tradizione locale. Vi rilasserete godendovi la pace immersi in  una natura semplicemente incantevole.

3. Le Langhe: cosa fare e dove dormire

Passiamo ora al nord per un viaggio rilassante a contatto con la natura, in una delle mete autunnali più apprezzate dai turisti italiani e stranieri. In Piemonte già dalla fine di settembre inizia una stagione gastronomica davvero squisita. Ricordiamo che proprio nella città di Bra è nato il movimento Slow Food.

Partiamo da qui per scoprire cosa fare e dove dormire nelle Langhe, una delle mete autunnali più belle d’Italia.

I migliori hotel delle Langhe

Tre hotel degni di nota meritano di essere menzionati qui: Casa di Langa, Locanda La Raia e Nordelaia.

Casa di Langa

Casa di Langa si trova su un territorio di oltre 40 ettari di terreno, immersa nel tipico paesaggio ondulato tra le regioni vinicole del Barolo, del Barbaresco e dell’Alta Langa, ed è una struttura ricettiva che si caratterizza per i tanti vigneti coltivati. L’atmosfera è quella della fattoria di lusso contemporanea, con 39 camere arredate in stile minimal e sempre impeccabili nelle tonalità neutre, cotoni e lenzuola organiche e pavimenti e mobili in legno cerato. Ci piace come inserisce i prodotti delle sue viti e dei giardini nelle offerte del suo ristorante meraviglioso, che starebbe benissimo anche a Milano in Zona Tortona.

Locanda La Raia

Una proposta molto diversa può essere trovata ad est sulle colline di Gavi, alla Locanda La Raia, nella bassa piemontese. Questa fattoria biodinamica è anche hotel e fondazione d’arte contemporanea e fa le cose in modo purista: insieme alle viti, vengono coltivati a rotazione nei suoi 180 ettari di terreno anche cereali e segale di farro. Ma anche il bestiame viene allevato con il sistema biodinamico.

La fondazione, un progetto d’arte nel paesaggio nel cui Consiglio Scientifico siedono l’architetto Flavio Albanese e James Bradburne, direttore anglo-canadese della Pinacoteca di Brera, ospita artisti e fotografi ma organizza anche simposi e tavole rotonde che attraggono partecipanti sia da Milano che da Genova. Percorrendo le vigne e i campi della tenuta è possibile ammirare le opere d’arte realizzate da artisti internazionali.

La locanda stessa era un tempo una stazione di posta per i viaggiatori: il restauro delle sue 12 camere e degli spazi interni ed esterni ha consentito di miscelare in maniera creativa pezzi d’antiquariato del 17° e 19° secolo con mobili contemporanei dallo stile essenziale, mentre tutt’intorno ci sono giardini e orti disposti geometricamente che ricordano molto i giardini in stile italiano. Insomma, un design unico che abbina il contemporaneo con mobili piemontesi del ‘600 e dell’800. Un’ultima particolarità? Le 12 camere e gli appartamenti sono totalmente diversi l’uno dall’altro.

Nordelaia

E infine, proprio nel mezzo del Monferrato, c’è il Nordelaia, un resort, anzi un boutique hotel che ha aperto alla fine di luglio.

Il design è al centro dell’attenzione: le 12 camere e gli appartamenti costruiti intorno a una cascina dell’800 anni sono molto diversi l’uno dall’altro, ognuno richiama le 4 stagioni e le meraviglie della natura circostante. Inoltre, ci sono una serie di elementi che ne sottolineano la ricercatezza del design, dai mobili del 20° secolo e quelli antichi, all’illuminazione, ai letti con baldacchino di velluto (ma senza TV).

C’è un ristorante informale al piano terra per colazioni e pranzi semplici a base di formaggi e salumi, mentre vi attende un’esperienza enogastronomica ben più elevata nel ristorante al primo piano, supervisionato da Andrea Ribaldone, una persona con alle spalle un’esperienza lunga una generazione nella gestione di ristoranti, un paio di stelle nonché consulente di Eataly.

Nel caso in cui tutto questo non sia sufficiente a rilassarvi, c’è una SPA di 450 mq e un hammam nei sotterranei a volta della struttura, con vista sulle colline dai vari salotti di fitness, saune e piscine interne. Un’esperienza sensoriale davvero unica e completa in una delle più belle mete autunnali italiane.

La Campania per i turisti è una meta di viaggio ideale ed è facile capire perché. Dietro ogni angolo c’è una nuova meraviglia da scoprire; hai bisogno di relax? Nessun problema, puoi ricrearti in uno dei tanti centri termali della regione. Hai bisogno di rimanere stupito di fronte a qualcosa di grandioso? Perfetto, avrai decine di luoghi meravigliosi da poter ammirare. Hai bisogno di un’avventura? Sarai accontentato, puoi fare trekking ed escursioni in mountain bike nel Cilento e sulle colline che circondano la valle telesina o sul monte Taburno, oppure nello splendido scenario di Camposauro.

11 motivi per andare alla scoperta della Campania

Sei tentato? Ecco 11 motivi per cui la Campania deve essere in cima alla lista dei posti da scoprire:

  1. Il clima è mite tutto l’anno

La Campania ha un piacevole clima mediterraneo grazie alla sua vicinanza al mare. Ha estati calde e secche e la temperatura è mite in inverno. La temperatura media annuale è di 20 gradi ed il clima è caldo e temperato approssimativamente per 206 giorni all’anno, quindi puoi tranquillamente lasciare a casa il tuo impermeabile.

  1. Ha l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale

È impossibile fare un viaggio in Campania senza meravigliarsi di fronte al Vesuvio, un vulcano attivo che si erge sulla baia di Napoli. È amato per la sua bellezza e temuto per la sua potenza, in quanto era rimasto dormiente per secoli prima dell’eruzione del 79 d.C. che seppellì città tra cui Pompei ed Ercolano.

  1. Dietro ogni angolo c’è un pezzo di storia

Napoli risale al II millennio a.C. quindi è il fulcro di secoli di arte e architettura. Il suo centro storico racchiude un patrimonio così ricco che è stato designato patrimonio mondiale dell’UNESCO. 2.500 anni di storia si possono trovare in palazzi, chiese, monumenti e gallerie d’arte, in mezzo ai quali la gente del posto trascorre la sua vita quotidiana.

  1. Puoi viaggiare indietro nel tempo visitando Pompei

Parlando di storia, l’UNESCO protegge l’area archeologica di Pompei ed Ercolano, che furono distrutte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Puoi recarti a Pompei con un comodo pullman granturismo partendo da Napoli o dalle altre città della Campania impiegando un’ora circa, dove potrai trascorrere qualche ora immergendoti nella storia di questo luogo cristallizzato nel tempo che si estende su 66 ettari. Il sito conservato perfettamente si presenta con strade, case, negozi e palazzi che il turista può visitare liberamente.

  1. La Campania ha ben 10 siti patrimonio UNESCO

Accanto a Pompei, c’è la Reggia di Caserta che è un capolavoro di architettura e conserva inestimabili opere d’arte. Altri siti UNESCO comprendono il centro storico di Napoli, la Costiera Amalfitana, il sito archeologico di Ercolano, Il Parco Nazionale del Cilento, il Complesso Monumentale di Santa Sofia a Benevento, le macchine a spalla di Nola e anche beni immateriali come la Dieta Mediterranea e l’antica pratica della Transumanza

  1. Il paesaggio è di una bellezza mozzafiato

Dopo aver visitato Napoli e le zone circostanti, recati in Costiera Amalfitana e scopri le baie, le insenature e i borghi pittoreschi che si aggrappano alla montagna. Il colore del mare scintillante giustapposto al verde della macchia mediterranea è uno spettacolo da vedere. Vai alla scoperta delle valli del Sannio, ammira i filari di viti e olivi che si stagliano lungo i pendii delle colline ai piedi del monte Taburno e sulle ampie pianure della valle telesina.

  1. Ha bellissime città di mare con nomi che non dimenticherai mai

I turisti hanno l’imbarazzo della scelta quando iniziano a girare lungo la Costiera Amalfitana perché ci sono ben 12 incantevoli borghi disseminati lungo la costa. Fermati a Sorrento e visita il centro storico con i suoi stretti vicoli, quindi pranza in Piazza Tasso dove potrai rilassarti facendo salotto per il resto del pomeriggio. Una volta che hai visto Sorrento, dirigiti verso Amalfi su una barca e rimarrai incantato dal suo scenario unico sotto le ripide scogliere. Da lì, continua verso Positano e Ravello che hanno vedute ancora più mozzafiato e un mare incredibilmente azzurro.

  1. È il luogo perfetto per rilassarsi

Se desideri una vacanza in cui sentirti rigenerato, prova ad andare in uno dei tanti centri termali. I migliori centri termali si trovano a Ischia e grazie alle sue origini vulcaniche vanta uno dei migliori ambienti idrotermali del mondo: una vera beatitudine! Ma puoi rilassarti in uno degli altri centri termali che risalgono addirittura all’epoca Romana: ce ne sono presso i Campi Flegrei, oppure a Pozzuoli, frequentate anticamente da Giulio Cesare, Nerone, Caligola e Cicerone, ad Agnano, a Castellammare di Stabia e a Telese.

  1. C’è la possibilità di abbandonarsi al lusso

Passeggiare per la famosa Piazzetta di Capri!

Uno dei luoghi più famosi al mondo è Capri, che è stata descritta come la “regina della vita mondana e del lusso”. Una passeggiata nella sua famosa Piazzetta è un must se vuoi immergerti nel cuore di questo luogo affascinante e misterioso. C’è la possibilità di ammirare le meraviglie di quest’isola in modi diversi: il più diffuso è quello di noleggiare una barca e recarsi in una delle tante insenature presenti e nelle calette dall’acqua cristallina. Oppure si può anche prenotare un volo in elicottero che sorvola tutto il Golfo di Napoli e le zone di Ercolano e Pompei.

  1. È la patria di vini riconosciuti a livello internazionale

Questa terra è baciata dal sole e dal mare, quindi vanta naturalmente vini eccellenti e apprezzati a livello internazionale. Segui le strade del vino per vivere la natura, la tradizione e immergerti nella cultura dei vini campani. Aglianico del Taburno, Taurasi, Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Falanghina e Campi Flegrei sono solo alcuni dei vini che hanno un bouquet reso unico dai sedimenti vulcanici depositatisi per secoli sui terreni coltivati.

  1. E infine… c’è tanto ed ottimo cibo!

Un viaggio in Campania non sarebbe completo senza la pizza. Questa regione ha i pomodori più saporiti del mondo che insaporiscono i piatti locali, compresa, ovviamente, la pizza. Una volta provata sarà difficile trovare una pizza altrettanto buona. Napoli è anche la patria degli spaghetti e le salse di pomodoro che accompagnano la pasta cotta al dente sono incredibilmente gustose. Per non parlare dei piatti a base di pesce, della colatura di alici, delle ricette dell’entroterra campano a base di formaggi, paste fresche, ortaggi e carni come quella del Vitellone Bianco e dell’agnello. Insomma, la Campania ti stupirà con le sue ricette uniche e ricche di sapore.

Scopri la Campania e i luoghi meravigliosi di cui abbiamo appena accennato. Per un’escursione puoi rivolgerti alla nostra Agenzia di Benevento che mette a disposizione auto a noleggio con conducente, van, minibus e pullman granturismo per i gruppi più numerosi. Contattaci allo 0824482030 oppure chiedici maggiori informazioni compilando questo form.

Caratterizzato da un aspetto medievale e particolarmente suggestivo, Sant’Agata dei Goti è un importante borgo campano in provincia di Benevento.

Sant’Agata dei Goti è un’affascinante città medievale piena di spettacolari opere d’arte, in una splendida posizione arroccata su una terrazza rocciosa tra due affluenti del fiume Isclero e alle falde del monte Taburno. La maggior parte degli storici ritiene che sia stata costruita sul sito di Saticula, un’antica città sannita conquistata dai Romani nel 343 a.C.

Notevoli viste panoramiche si possono godere da diverse parti del paese. Le sue fresche notti estive e l’abbondanza di ristoranti e pizzerie locali invogliano la gente del posto e i turisti a trascorrere le serate nelle strade e nelle piazze del borgo.

I frutti delle campagne intorno a Sant’Agata dei Goti sono abbondanti e offrono la possibilità di assaggiare i sapori locali, tra cui la mela annurca, una specialità locale coltivata in tutta la Campania, e gustare vini bianchi come la Falanghina o il Coda di Volpe, o vini rossi come l’Aglianico o il Piedirosso, tutti con storie antiche nella regione.

La storia di Sant’Agata dei Goti

Un borgo posto su uno sperone di tufo, con una storia che dura da innumerevoli secoli e dalle tradizioni molto interessanti.

Il borgo medievale di Sant’Agata dei Goti è una terrazza di tufo sospesa nel tempo e immersa nella natura. Tra distruzioni e occupazioni, nel tempo il paese del Sannio ha saputo resistere a varie vicissitudini. L’antico borgo di Saticula fu prima occupato dai Romani, dopo un’estenuante battaglia con i Sanniti, e poi conquistato dai Longobardi.

Furono quindi i Romani ad accamparsi prima sulla roccia, inizialmente solo con alcuni soldati veterani, per poi formare una colonia dell’Impero voluta da Ottaviano Augusto.

Nel Medioevo Saticula subì poi una serie di dominazioni: Goti, Longobardi, Normanni, Svevi e Angioini si susseguirono nel tempo.

Ma è nel VI secolo che l’antico borgo cambiò nome in onore di Sant’Agata.

Successivamente, secondo una delle teorie legate al nome del paese, diventa Sant’Agata dei Goti perché per molto tempo il luogo fu un feudo della famiglia francese De Goth.

Oggi il borgo sannita conserva gelosamente le tracce del suo lungo passato.

I vicoli, le case, il caratteristico tufo, i monumenti del centro storico e le chiese esprimono pienamente l’identità di questo borgo sulle colline beneventane.

Qui si può visitare un tempio pagano dedicato alla dea Cerere, che fu trasformato in tempio cristiano tra il VII e l’VIII secolo d.C. Ristrutturato nel 970, divenne una cattedrale, riccamente decorata dal vescovo Adelardo. Un secolo dopo, durante la dominazione normanna, fu completamente ricostruita in stile romanico. Poi, nel 1728 fu demolita e ricostruita in stile barocco. Fu riaperta al culto nel 1741 e la struttura settecentesca rimane tutt’oggi inalterata.

Cosa vedere a Sant’Agata dei Goti

Scopriamo insieme le cose assolutamente da vedere a Sant’Agata dei Goti.

Cattedrale dell’Assunta

L’edificio di culto più importante di Sant’Agata dei Goti rimane la Cattedrale dell’Assunta, fondata nel X secolo e dedicata all’Assunzione di Maria, in piazza Sant’Alfonso. Fondata su un tempio romano, la Cattedrale è stata più volte restaurata. A causa delle ripetute ricostruzioni, rimane poco dell’edificio originale. La cripta romanica mostra parti che potrebbero appartenere a diversi edifici preesistenti, compresi quelli romani o precedenti. Ad accogliere i turisti un lungo porticato con dodici colonne, la pianta a croce latina, le cappelle laterali settecentesche e gli altari in marmo. Di particolare interesse le raffigurazioni di animali mostruosi e di volti umani. Altre chiese interessanti sono quelle di Santa Maria di Costantinopoli, di Sant’Angelo in Munculanis e di San Francesco del 1282.

La Chiesa di Santa Menna del X secolo

A pochi passi dalla chiesa dell’Annunciazione ecco la chiesa romanica di San Menna. In questo luogo di culto alcuni importanti pezzi storici sono stati riportati alla luce dal restauro del XX secolo. La sua realizzazione si deve al conte Roberto il Normanno.

Il Castello, ovvero il Palazzo Ducale

Anche il Palazzo Ducale, antica residenza di diversi principi e di molte famiglie nobili, merita una visita. È una struttura imponente di fronte alla chiesa di San Menna, costruita nel 1100 d.c. dai Longobardi e poi restaurata dai Normanni. Delle antiche quattro torri del palazzo medievale, un tempo usato come prigione, ne rimane solo una. Nel corso dei secoli l’edificio è stato modificato più volte, secondo la moda del tempo e i gusti dei proprietari. I segni del passato e della lunga storia del Palazzo Ducale sono visibili ancora oggi attraverso le decorazioni pittoriche cinquecentesche. Un antico arco a tutto sesto permette di entrare nel palazzo e nel primo cortile, mentre i piani superiori conservano le interessanti tracce della costruzione medievale.

Chiesa gotica dell’Annunciazione del XIII secolo

Fu costruita nel 1238 e il suo interno romanico adattato si affaccia su un interno gotico che presenta favolosi affreschi del XV secolo, insieme a un dittico dell’Annunciazione della stessa epoca. Ristrutturata nel XV secolo e caratterizzata dal portale in marmo e dalla porta in legno, all’interno si può vedere l’affresco che racconta il Giudizio Universale e le vetrate policrome. La Chiesa dell’Annunciazione è un insieme di elementi decorativi gotici, barocchi e cinquecenteschi.

La sala del Consiglio nel Municipio

La sala fu decorata nel 1899 da Vincenzo Severino.

Il ponte sul Martorano

Una volta arrivati a Sant’Agata dei Goti non bisogna perdersi la passeggiata lungo il Ponte sul Martorano, dal quale è possibile godere di una vista incantevole su tutto il centro storico. La sera, con le luci che illuminano lo sperone di tufo e le case del paese, la suggestione aumenta.

Un borgo antico che è un vero gioiello

Il centro storico è un incrocio di vicoli e viuzze, casette, vecchie botteghe, palazzi antichi e chiese.

Un grande semicerchio dove il tempo sembra essersi fermato, spesso sede di set cinematografici.

Il primo colpo d’occhio su Sant’Agata dei Goti ci da l’impressione di trovarci in un borgo incantato. Il piccolo centro è arroccato su un costone di roccia a strapiombo sopra la gola di un fiume. Attraversare il ponte per andare sull’altro lato del costone roccioso è come lasciare il mondo moderno per quello antico.

Pur essendo a pochi chilometri da Caserta e dal suo magnifico palazzo reale, Sant’Agata è un mondo a parte. Con millenni di storia alle spalle, che parte dall’antica città sannita di Saticula, fu conquistata dai Romani, poi dominata dai Goti che le prestarono il nome, dai Longobardi, per poi diventare parte del Ducato di Benevento. Vive ancora nel Medioevo, dato che il centro storico è un labirinto ben conservato di vicoli stretti che portano a piccole piazze, con bei negozi e signorili palazzi.

Sant’Agata dei Goti è un vero gioiello, un borgo relativamente sconosciuto ma affascinante. Si trova nella provincia di Benevento, ai margini della regione vinicola più famosa della Campania, il Sannio. Ci sono negozi, ristoranti e panorami da godere insieme all’ospitalità degli abitanti, orgogliosi di condividere il loro patrimonio con i turisti.

A giugno di ogni anno la città tappezza le strade di petali di fiori in occasione del Corpus Domini, quando avviene l’Infiorata, dove stupefacenti “dipinti” sono realizzati sulle strade usando fiori, semi e foglie. C’è anche un Palio che si tiene ogni anno – la Giostra del Cavaliere Turchino – in occasione del quale i quartieri del borgo si sfidano in una animata competizione.

La gastronomia locale e i prodotti della natura

Chi viene a Sant’Agata dei Goti deve provare l’olio d’oliva locale, il vino e la frutta, soprattutto mele e ciliegie. Da non perdere la famosa “mela annurca”, mela tipica che ha ottenuto nel 2006 il marchio IGP e che è indicata per combattere il colesterolo. Il frutto, piccolo e schiacciato, è riconoscibile per le proprietà organolettiche ineguagliabili: polpa bianca compatta, acidula e incredibilmente dolce. La mela annurca era già conosciuta e molto apprezzata in epoca romana, era infatti citata da Plinio il Vecchio che localizzò le origini della mela a Pozzuoli.

Non perderti un’incredibile escursione in questo magico borgo medioevale. Se desideri ammirare un paesaggio incantato e fare un tuffo nel passato puoi rivolgerti con fiducia alla nostra Agenzia di Benevento. Organizziamo tour e visite guidate nei principali e più incantevoli siti della Campania, mettendo a disposizione i nostri pullman granturismo.

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Una volta che i viaggi torneranno a pieno regime, saranno molto diversi da come erano prima della pandemia. Questo significherà nuove regole e nuove procedure per chi si organizzerà per un viaggio. Ma già adesso che abbiamo lentamente ripreso a viaggiare, questo comporta per tutti noi disagi, richieste di documenti e controlli che una volta non esistevano. Oggi ci sono una sfilza di nuovi regolamenti da prendere in considerazione, che spesso variano da uno Stato all’altro e inerenti le restrizioni di viaggio e le disposizioni per l’ingresso in un Paese estero. Ecco di seguito alcuni consigli e delle utili considerazioni per viaggiare sicuri all’epoca del coronavirus.

Come viaggiare sicuri in bus

Poiché le persone hanno ripreso a viaggiare, i pullman sono sempre di più un mezzo utilizzato per andare in vacanza e fare escursioni e abbiamo tutti la possibilità di uscire di nuovo con gli amici e la famiglia. Per questo c’è bisogno di molta attenzione quando si viaggia. Ecco i nostri consigli per viaggiare in pullman in sicurezza:

  • Paga il viaggio in agenzia utilizzando sistemi contactless oppure direttamente online
  • Informati presso l’agenzia di viaggi se e come vengono effettuate le pulizie all’interno dei mezzi. Una buona pulizia deve essere fatta sulle parti dell’autobus che è più probabile che tu tocchi.
  • Assicurati che la temperatura corporea sia normale prima di qualsiasi viaggio in pullman. Non salire a bordo se presenti i sintomi del Covid 19
  • Assicurarsi che ci sia una buona ventilazione a bordo, quindi apri le bocchette dell’aria per aumentare la circolazione
  • Lavati e disinfettati le mani, specialmente prima di salire a bordo e dopo che sei sceso
  • Alla fermata e sul pullman non togliere mai la mascherina, assicurandoti che copra anche il naso
  • Usa i fazzoletti quando starnutisci o tossisci. Starnutire o tossire nella manica superiore se si è a corto di fazzoletti.
  • Non toccarti spesso il naso, gli occhi e la bocca
  • Non toccare maniglie, interruttori, manopole, poggiatesta e braccioli, se possibile.
  • Evita assolutamente di gettare fazzoletti, mascherine usate, guanti monouso o qualsiasi altro dispositivo di protezione all’interno del pullman.
  • Rispetta il distanziamento dagli altri sedendoti sui posti autorizzati
  • Fai scendere le persone dal pullman prima di salire
  • Quando sei pronto a scendere, resta al tuo posto e scendi solo quando davanti a te non ci sono altre persone ferme in piedi
  • Se hai portato qualcosa sul pullman, riportalo a casa con te

Come viaggiare sicuri con gli altri mezzi di trasporto

All’aeroporto

Gli aeroporti hanno implementato misure di distanziamento sociale per limitare la diffusione del coronavirus. Un buon numero di persone dipendente dell’aeroporto viene quotidianamente impiegato per gestire le linee, la segnaletica e le barriere fisiche per distanziare i passeggeri.

Tutti gli aeroporti hanno messo in atto svariate forme di controllo sanitario, come la scansione della temperatura in varie zone, compreso l’ingresso nell’aeroporto stesso, durante il check-in o le procedure di sicurezza, e quando si sale a bordo dell’aereo. Informazioni di contatto e questionari sul proprio stato di salute potrebbero essere richiesti dalle autorità locali o dalle compagnie aeree durante la prenotazione, il check-in o dopo l’atterraggio. Fra le misure adottate c’è anche l’installazione di centinaia di dispenser di disinfettante per le mani, ma soprattutto l’uso di apparecchiature con tecnologia ultravioletta per la pulizia dell’aria.

Segui i nostri consigli per evitare spiacevoli problemi all’aeroporto e viaggiare in sicurezza:

  • Fai il check-in online e usa un biglietto elettronico. Altrimenti, usa i chioschi self-service all’aeroporto per minimizzare il contatto con persone estranee.
  • Verifica quanto tempo prima le persone devono arrivare in aeroporto prima della partenza del loro volo. Prima normalmente bastavano 60 o 90 minuti ma ora stiamo vedendo che questi tempi si sono fortemente dilatati e i passeggeri potrebbero dover arrivare anche 3 ore prima.
  • Controlla in aeroporto gli orari di chiusura dei gate. In passato, l’ultima chiamata per salire a bordo avveniva circa 15/20 minuti prima della partenza; oggi i gate si chiudono anche 40 minuti prima del decollo.
  • Indossa sempre una mascherina e portane una di ricambio. Gli esperti raccomandano di cambiare la mascherina ogni quattro, massimo 6 ore di uso continuo poiché possono sporcarsi o bagnarsi. Per questo avrai bisogno di diverse mascherine di ricambio.
  • Prepara un disinfettante per le mani e salviette disinfettanti nel bagaglio a mano. Può portare fino a 10 contenitori di liquidi contenenti ognuno un massimo di 100 ml, tutti posizionati all’interno di una bustina trasparente. Naturalmente questi contenitori verranno controllati e questo potrebbe allungare i tempi per l’accesso ai varchi.
  • Tieniti pronto per i controlli sanitari prima dell’imbarco: alcune compagnie aeree stanno introducendo controlli della temperatura e questionari da compilare. Ai passeggeri è stato negato l’imbarco quando hanno un aspetto visibilmente malato, quindi, se soffri di allergie stagionali come la febbre da fieno o hai qualche altro problema, porta un certificato medico.

Viaggiare sicuri in aereo

Le compagnie aeree hanno intensificato le misure sanitarie e di distanziamento, implementando una maggiore pulizia e disinfezione degli aerei e delle uniformi, e fornendo dispositivi di protezione personale per gli assistenti di volo. Alcune offrono anche pacchetti per la cura personale nelle tasche dei sedili con disinfettante per le mani, maschere monouso e salviette disinfettanti.

Inizialmente molte compagnie aeree lasciavano i posti centrali liberi. Ora questa forma di limitazione che garantiva il distanziamento non è più in vigore.

Il nostro consiglio è quello di indossare sempre la mascherina in aereo e portarne una di ricambio. Le leggi di ogni Stato e le regole delle compagnie aeree variano notevolmente sull’uso delle maschere durante i voli.

Per limitare i rischi di contagio da coronavirus e viaggiare sicuri in aereo:

  • Sostituisci le mascherine mediche monouso ogni quattro o sei ore.
  • Disinfetta il tavolino, la tendina del finestrino, i braccioli e la fibbia della cintura di sicurezza. Sappiamo che le compagnie aeree stanno facendo molto per garantire una disinfezione scrupolosa degli aerei, ma per tua tranquillità, è una buona idea pulire qualsiasi punto che potrebbe essere stato toccato da altre mani nei voli precedenti.
  • Apri le prese d’aria in alto. La maggior parte degli aerei hanno filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air) molto efficaci e capaci di filtrare il 99,9% delle particelle. Aprire le bocchette aiuta davvero a far circolare l’aria.
  • Rimani al tuo posto il più possibile. Un consiglio è quello di scegliere il posto vicino al finestrino, che limita il contatto con le persone intorno a te. Gli esperti sostengono che i maggiori rischi di esposizione si corrono quando i passeggeri si imbarcano e sbarcano; sedersi al finestrino limita in numero di persone che si trovano nelle tue immediate vicinanze quando passano lungo il corridoio.
  • Portati cibo e bevande. Con i servizi ridotti su molti voli, il servizio pasti potrebbe non essere disponibile. Anche se c’è, è più sicuro portarsi le proprie cose da mangiare, per evitare contatti con gli assistenti di volo che parlano e si muovono lungo le file di posti in cui sono gli altri passeggeri.

All’interno di auto a noleggio e taxi

Ci sono ulteriori precauzioni da mettere in pratica per viaggiare sicuri su auto a noleggio o taxi.

Le compagnie di auto a noleggio offrono sempre più spesso la possibilità di ritiro senza avere contatti con il loro personale e talvolta includono dei set per la cura della persona e l’igiene all’interno dei veicoli.

Su taxi e compagnie di noleggio con conducente c’è l’obbligo di mascherina, limiti rigorosi nel numero di passeggeri e divisori in plexiglass tra conducente e passeggeri. Ma anche se gli altri prendono delle precauzioni, i viaggiatori devono proteggersi prendendo ulteriori precauzioni per la propria sicurezza.

Segui i nostri consigli se viaggi spesso su auto a noleggio o taxi:

  • Disinfetta scrupolosamente le aree ad alto contatto. Nelle auto a noleggio pulisci il volante, il cambio e tutte le parti che solitamente vengono toccate spesso. In un taxi o in un servizio di auto a noleggio con conducente pulisci la cintura di sicurezza, la maniglia e qualsiasi altra cosa su cui è probabile che tu metta le mani.
  • Indossa una mascherina e viaggia esclusivamente sul sedile posteriore del veicolo.
  • Apri un finestrino e le prese d’aria per tutta la durata del viaggio perché questo aiuta molto la circolazione dell’aria.
  • Cerca di gestire da solo il bagaglio. Potrebbe sembrare scortese se lasci che l’autista prenda la tua valigia e poi la pulisci subito con del disinfettante, ma devi farlo se l’autista tocca il tuo trolley. È meglio prendere da soli il bagaglio, altrimenti dovrai ricordarti di pulirlo e poi di lavati le mani appena possibile.
  • Utilizza i sistemi di pagamento contactless anziché pagare in contanti: diversi fornitori di questo servizio stanno dando una grossa mano in questo settore e molti taxi non accettano più contanti.

Stai organizzando la tua prima vacanza in Costiera Amalfitana e non sai da dove cominciare? L’opzione migliore è quella di prenotare un tour affidabile, soprattutto se non hai molto tempo.

Una delle cose più difficili da fare, per i turisti che intendono visitare questa parte d’Italia, è scegliere fra i vari tour della Costiera Amalfitana quello più affidabile e autentico. A meno che non si abbia intenzione di noleggiare un’auto per arrivare fino ad Amalfi. In tal caso, devi comunque ricordare che guidare sulla Costiera può essere particolarmente complicato, e il trasporto pubblico non è sempre una buona idea, soprattutto se hai intenzione di esplorare le migliori spiagge della Costiera Amalfitana nei mesi più caldi.

Quindi cosa dovresti fare?

A volte il modo migliore è prenotare una minicrociera con un’Agenzia di viaggi. Non avrai a che fare con parcheggi, multe, indicazioni stradali incomprensibili e stress della guida. Eppure trovare un’Agenzia affidabile che faccia tour in Costiera Amalfitana potrebbe non essere così facile.

Minicrociera: la soluzione ideale per visitare la Costiera Amalfitana

Tra i tour della Costiera Amalfitana che la gente ama di più ci sono quelli che fanno una minicrociera lungo la costa. Esplorare questa località prenotando un tour in barca della Costiera Amalfitana è pura beatitudine.

Non solo avrete un punto di vista diverso, ma avrete anche la possibilità di scattare foto incredibili dal mare!

Probabilmente avrete visto foto fantastiche di Positano o Amalfi, oppure il fiordo di Furore visto dal mare su Instagram.

Da un tour in barca ti rendi pienamente conto della bellezza della Costiera Amalfitana. Non si tratta solo delle sue acque turchesi: si può ammirare la strada costiera incastonata contro una maestosa parete rocciosa, con macchie di verde e rosa brillante, a seconda della stagione.

Da tener presente che le migliori minicrociere della Costiera Amalfitana non devono essere assolutamente costose per essere interessanti.

Minicrociera economica alla scoperta della Costiera Amalfitana

Innanzitutto considera che fare un tour in motonave della Costiera Amalfitana ti costerà meno che noleggiare un’auto e doverla lasciare in un parcheggio privato per tutto il giorno.

Fare un giro su una motonave significa godersi la giornata senza dover affrontare il fastidio della folla: la classica minicrociera ti permette di esplorare i posti più belli della Costiera, come Amalfi e Positano, da un punto di vista diverso e lontano dai soliti percorsi pieni di turisti.

Considera poi che le minicrociere non sono mai molto affollate e che quasi sempre hanno un numero di partecipanti limitato. Tutto è pre-organizzato in maniera tale che i partecipanti possano godersi il tour senza doversi preoccupare di nulla, devono solo pensare a come scattare le foto con la migliore inquadratura. Inoltre, alcune minicrociere prevedono anche la visita alla Grotta Smeralda.

Si tratta di una soluzione abbastanza economica, ideale se desideri visitare la Costiera Amalfitana con un budget limitato. Inoltre è sicuramente più facile che cercare di raggiungere la Grotta Smeralda organizzandosi da soli.

Tutte le migliori minicrociere partono da Salerno e fanno tappa a Positano, uno dei gioielli più preziosi della Costiera Amalfitana. Qui si ha qualche ora di tempo per camminare lungo le stradine strette e i vicoli tortuosi, ammirando i negozietti e facendo shopping di artigianato locale unico al mondo.

L’aspetto più interessante di questa minicrociera è che solitamente c’è la presenza di una guida locale in grado di dire tutto sulla Costiera Amalfitana, oltre al fatto che il giro dura diverse ore, quindi l’intera giornata è pianificata in anticipo.

Minicrociera perfetta per provare le prelibatezze della cucina campana

Questo territorio e la cucina sono legati indissolubilmente, gli odori e i sapori della costiera Amalfitana si esaltano nelle ricette della cucina campana. Niente può nemmeno lontanamente paragonarsi al profumo dei limoni freschi della Costiera Amalfitana! Una minicrociera si trasforma così in un tour enogastronomico alla scoperta delle migliori prelibatezze che solo qui sanno creare. Le alici di Cetara, la colatura di alici che serve a condire gli spaghetti in maniera unica, la ricotta di Tramonti, gli Scialatielli all’Amalfitana conditi con il sugo di pesce, gli Ndunderi di Minori, il coniglio all’ischitana, i limoni della Costiera dalle cui scorze si ottiene il Limoncello, il pomodoro Re Fiascone. sono solo alcune delle bontà che si possono assaggiare qui.

La minicrociera dura una giornata intera, solitamente fa tappa per ora di pranzo in uno dei tanti ristoranti presenti nella località, magari dopo essersi spostati in motonave da Positano per raggiungere proprio Amalfi. Naturalmente il mare è il protagonista e i suoi frutti non possono non essere presenti a tavola: polpi, gamberi, vongole veraci, ricciole esaltano il gusto della pasta fresca. Tra i vini troviamo il Tramonti, il Furore e il Ravello, tutti DOC perfetti per accompagnare i piatti tipici e i dolci locali.

Il lato positivo in una minicrociera è anche quello di essere portati in un ristorante selezionato dall’Agenzia, quindi affidabile e già testato, senza doversi mettere alla ricerca di un posto in cui andare a mangiare con il rischio di rimanere delusi o di pagare uno sproposito.

Visita di alcune delle più belle località della costiera amalfitana

Il più grande vantaggio della minicrociera è quello di poter raggiungere via mare alcune delle più belle località della Costiera, ammirando un paesaggio unico al mondo ed evitando il traffico stradale. Le minicrociere solitamente toccano alcuni dei posti più belli, come Positano, Sorrento e Amalfi, dove l’arte e la cultura si fondono con paesaggi mozzafiato. Il tour in motonave permette di ammirare queste località dal mare, ma anche l’arcipelago de Li Galli o i vigneti e i limoneti a picco sul mare.

Naturalmente l’organizzazione prevede, una volta arrivati, alcune ore libere per visitare il centro di queste località. Ad esempio ad Amalfi c’è il bellissimo Duomo di Sant’Andrea, il Chiostro del Paradiso e il Museo della Carta che meritano di essere ammirati. Però, se non si vuol andare per chiese e musei ci si può divertire in altro modo. Puoi fare un bagno in una delle spiagge della costa, oppure rilassarti in un bar dove gustare una crema di limoncello o un dolce. Ti consigliamo di assaggiare i dessert della storica Pasticceria Pansa, celebre ad Amalfi per la sfogliatella Santa Rosa. Questa prelibatezza viene prodotta con i limoni coltivati nei giardini del locale!

Al termine della giornata un’altra crociera lungo la Costiera Amalfitana ti riporta infine a Salerno da dove puoi far rientro a casa.

Se stai pensando a un tour in Costiera Amalfitana, perché non approfittare dell’offerta della nostra agenzia di viaggio?  Una minicrociera organizzata nei minimi particolari che ti consentirà di visitare alcuni dei luoghi più belli del mondo e di assaggiare le specialità culinarie a base di pesce tipiche della Costiera. Per maggiori informazioni contattaci allo 0824482030 oppure compila il form contatti.