Quando pensi all’Italia, le prime cose che ti vengono in mente sono probabilmente il Colosseo, il Golfo di Napoli, i canali di Venezia o i piccoli e graziosi borghi medioevali come San Gimignano o Positano. Sono sicuramente alcuni dei must di un viaggio in giro per il Belpaese, ma oggi vorremmo presentarti alcune delle cosiddette “città fantasma” sparse un po’ per tutta l’Italia. Diversi anni fa probabilmente erano delle cittadine affascinanti, ma per qualche motivo sono state poi abbandonate dalle persone. Ora sono ancora lì in piedi, senza tempo, cristallizzate in un’atmosfera molto affascinante fatta di rovine, vecchie chiese e aneddoti misteriosi dove il silenzio regna sovrano.

Visitarle è altamente consigliato se si desidera immergersi negli itinerari d’Italia fuori dai sentieri battuti. Sono soggetti perfetti anche per gli amanti della fotografia!

10 città fantasma più misteriose d’Italia

Se sei un appassionato di misteri e leggende ti consigliamo di visitare le città abbandonate.

1. Roscigno Vecchia

Roscigno Vecchia si trova nel mezzo del Parco Nazionale del Cilento, in Campania e rappresenta un grande esempio di villaggio rurale italiano del XIX secolo. Gli abitanti furono costretti a lasciare il villaggio intorno al 1902 poiché era minacciato dalle frane, così si trasferirono nella zona alta, costruendo la nuova città. La struttura urbana è molto ben conservata, con una piazza centrale dove si trova una fontana di fronte alla Chiesa di San Nicola e un gruppo di case rurali intorno. Curiosità: Roscigno Vecchia non è completamente abbandonata, dato che ci vive 1 abitante, che si diverte a intrattenere i visitatori con storie e aneddoti sul paese!

2. Craco

Craco si trova vicino allo stupendo borgo di Matera, in Basilicata. Anche qui il paese fu abbandonato a causa di una terribile frana che avvenne nel 1960: gli abitanti si spostarono verso il paese più vicino, così Craco è rimasto sulla sua collina in balia della natura circostante e con i caratteristici calanchi che rendono ancora più misterioso e brullo il territorio. Oggi tutta la scena è dominata da antiche case arroccate sulla roccia, posizionate intorno alla torre normanna che si erge sulla collina, a testimonianza di una vita che fu.

3. Canale Monterano

Se cerchi qualche località poco battuta e non convenzionale vicino a Roma, Canale Monterano è sicuramente un’ottima destinazione. A soli 50 km da Roma, il villaggio è ancora permeato di storia, di arte e del grande mistero di secoli di abbandono. Gli abitanti lasciarono il paese alla fine del 1700 dopo un’epidemia di malaria e l’invasione dell’esercito francese. Canale Monterano si distingue da tutti gli altri paesi fantasma perché vanta alcuni autentici capolavori come la fontana ottagonale del Leone al centro della piazza, che fu creata dal famoso scultore Gianlorenzo Bernini che lavorò anche alla costruzione dell’imponente Palazzo Ducale.

Canale Monterano è così affascinante che più di 100 film sono stati ambientati qui, come Ben Hur, Ladyhawke e molti altri!

4. Poggioreale

Andiamo ora in Sicilia, con una delle città fantasma più accattivanti della regione: Poggioreale, che fu colpito da un terribile terremoto nel 1968 e completamente abbandonato in seguito. Tuttavia i resti dei paesi sono ancora lì, a raccontare storie di vita antica circondati dal silenzio più totale. Camminare per le strade di Poggioreale sarà un’esperienza triste e allo stesso tempo toccante, dato che nessuna parte del paese è stata restaurata dopo il terremoto, quindi la distruzione è chiaramente tangibile in ogni angolo.

5. Celleno

Celleno è un borgo fantasma molto suggestivo situato nella zona verde della Tuscia, non lontano da Roma. È arroccato su uno sperone roccioso che domina una profonda valle circondata da calanchi. È accessibile solo a piedi da un’unica porta del Castello Orsini. Il villaggio fu gradualmente abbandonato in seguito a terremoti e frane, anche se alcuni degli abitanti continuarono a viverci fino a quando furono costretti ad andarsene a seguito di un decreto presidenziale. Alcuni edifici sono stati restaurati e sono stati trasformati nel Museo della Civiltà contadina e nel particolare Museo delle Macchine Parlanti!

6. Apice Vecchia

In Campania, vicino alla città di Benevento, il paese di Apice vecchia si trova su una collina dopo essere stato abbandonato nel 1962, anche se alcuni residenti si rifiutarono di lasciare il paese ma furono poi costretti dopo un secondo terribile terremoto nel 1980. È una finestra sul passato: in alcune case si possono ancora vedere le vecchie cucine, i mobili e gli oggetti appartenuti alle persone. Ci sono persino delle auto d’epoca abbandonate in alcuni garage, pieni di erba e piante selvatiche. Un viaggio nel tempo!

7. Consonno

Consonno, situata in Brianza, non lontano da Milano, non è proprio una città fantasma ma più che altro una “città mezza finita”. La sua storia è molto particolare, dato che era una tranquilla cittadina rurale fino al 1962, quando un imprenditore italiano, Mario Bagno, comprò l’intera area costringendo i residenti a trasferirsi, per mettere in atto il suo grande progetto: la “Città dei Balocchi“. Questa avrebbe dovuto essere un’attrazione piena di centri commerciali, ristoranti, zoo, casinò, costruita tra finti castelli medievali e minareti musulmani. Una sorta di Las Vegas italiana. Sfortunatamente, quando la maggior parte degli edifici erano finiti, una frana colpì il paese nel 1976, isolando la zona. Così l’intero progetto non venne portato a termine, trasformando Consonno in un’affascinante e un po’ kitsch città fantasma.

8. Poveglia

Quando si parla di Poveglia preparati ad ascoltare delle storie inquietanti! Si tratta di una piccola isola situata tra Venezia e il Lido nella laguna veneta e si suppone che sia infestata! Per secoli Poveglia è stata un rifugio per ogni tipo di esiliati, comprese le vittime della peste, decedute o ancora vive, che venivano bruciate su pire giganti al centro dell’isola. All’inizio del 1900 l’isola fu trasformata in un manicomio, dove probabilmente venivano condotti strani esperimenti sui pazienti. Dopo la chiusura del manicomio, l’isola fu abbandonata e ora l’accesso è vietato per questioni di sicurezza, ma si può ancora navigare intorno all’isola, se non si ha paura di sentire qualche voce dal passato! Non sorprende che abbiamo incluso Poveglia nella lista dei posti più spaventosi d’Italia!

9. Gessopalena

L’antica città di Gessopalena si trova nell’Italia centrale, più esattamente in Abruzzo, ed è posta su una cresta di roccia. La città è stata teatro di uno dei più terribili massacri nazisti nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, quando donne, bambini e anziani furono bruciati vivi nella piazza centrale. Dopo questo tragico evento, la città divenne il cuore della resistenza partigiana della zona, ma molte persone lasciarono la città che fu gradualmente abbandonata. Oggi, nella città fantasma il tempo si è fermato. Tra antiche rovine di case, chiese e spalti sorge il Monumento alla Resistenza, dedicato agli uomini e alle donne che, durante la seconda guerra mondiale, agirono per liberare la loro terra dal nemico nazifascista.

10. Bussana Vecchia

La storia di Bussana Vecchia, non lontano da Sanremo in Liguria, è molto particolare, perché in realtà è un ex paese fantasma! Infatti, fu abbandonata dopo un terremoto avvenuto nel 1887 che distrusse quasi tutto il paese. Nel 1950 fu scoperta da un gruppo di artisti che decisero di stabilirsi lì, ricostruendo molte delle case danneggiate! Attualmente, Bussana Vecchia è ancora popolata da artigiani, pittori, scultori che hanno fatto rivivere il paese creando gallerie d’arte, negozi d’arte e facendo concerti e spettacoli per le strade!

Rivolgiti alla nostra Agenzia a Benevento per scoprire questi e altri meravigliosi itinerari. Con decenni di esperienza nei viaggi organizzati, mettiamo a disposizione comodi pullman granturismo per raggiungere le località in Italia e all’estero. Dai un’occhiata anche ad alcune delle nostre proposte, contattaci per maggiori informazioni allo 0824482030 oppure compila questo form.

Pietraroja è un borgo montano in provincia di Benevento situato ad un’altitudine di 818 m. sul livello del mare. Il nome di Pietraroja deriva probabilmente dal latino petra robia (“rupe rossa”) o dall’equivalente spagnolo piedra roja o dal francese pierre rouge, per la presenza di alcuni calcari di questo colore sul lato orientale del monte Mutria, che lo sovrasta. Le attività principali riguardano l’allevamento ovino con la produzione di eccezionali formaggi artigianali, l’allevamento bovino con la produzione di caciocavallo e carne ma, soprattutto, l’allevamento di suini, a livello familiare, dai quali si ottengono, dopo essiccazione al freddo e al fumo di legna e successiva stagionatura, le carni salate e i celebri prosciutti di cui Pietraroja va famosa. La bontà di quest’ultimo prodotto è nota attraverso i secoli!

Cosa fare a Pietraroja

A Pietraroja si trova un importante parco geo-paleontologico con il suo museo, il Paleolab, dove si possono vedere fossili di notevole importanza. Particolarmente importante è stata la scoperta di un cucciolo di dinosauro, il primo in Italia, che contiene anche gli organi interni: il cucciolo è stato battezzato dai media “Ciro”, mentre la sua specie è la Scipionyx samniticus Scipionyx samniticus. La scoperta di Ciro ha rivoluzionato la paleogeografia dell’Italia, che un tempo riteneva che l’Italia fosse completamente sommersa durante il Mesozoico. Tra gli altri fossili ritrovati a Pietraroja, sono da ricordare quelli di molti pesci, tra cui il Belonostomus, rettili (Chometokadmon, Derasmosaurus) e anfibi (Celtedens).

Tra le altre cose da vedere, c’è la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta in piazza San Nicola, nella parte alta del comune. Fu eretta con elementi della preesistente chiesa di San Paolo, nella vecchia Pietraroja distrutta dal terremoto del 1688. Ha un portale romanico dell’XI secolo con i due lati sostenuti da una leonessa e un orso femminile che allatta due bambini e gli altari.

Escursioni consigliate a Pietraroja

Escursioni consigliate:

  1. Il luogo più facile da raggiungere è la splendida terrazza addossata al cimitero, da cui si può ammirare un incantevole panorama a 360 gradi sul territorio. Da qui si osservano il monte Mutria e il monte Moschiaturo, la valle di Cusano Mutri, il monte Solopaca e perfino il Vesuvio. Sono ancora visibili i resti della costruzione della vecchia Pietraroja distrutta dal terremoto.
  2. Un’altra escursione interessante per le viste spettacolari che offre è il circuito della tavola calcarea della “Civita“. Sulla parte meridionale si trova la nuova e la terza Pietraroja (dove si trova l’attuale cimitero). Dalla parte settentrionale si può vedere l’impressionante burrone – luogo chiamato “Rave”- sopra la fontana “Stritto” situata nel territorio di Cusano Mutri. In questa gola si trova l’inaccessibile “Grotta dei Briganti” o “Grotta delle Fate“.
  3. Il miglior punto di osservazione è facilmente raggiungibile dalla strada in località “Canale”, appena usciti da Pietraroja in direzione di Sepino.
  4. In prossimità di Pietraroja, scendendo lungo la strada per Cusano Mutri, prendendo a sinistra o anche a destra si arriva alla località “Murrùni” da dove è possibile vedere il corso d’acqua del torrente Torbido.
  5. Sulla strada per Sepino c’è il passo di Santa Crocella, sella montuosa con paesaggio di stupende faggete tra il monte Tre Confini a 1.419 m s.l.m., accanto al Palombaio porzione orientale del monte Mutria (1.823 m s.l.m.) e il monte Moschiaturo (1.470 m s.l.m.). Il passo segna il confine tra i comuni di Pietraroja e Sepino, nonché tra le province di Campobasso e Benevento e tra Campania e Molise.
  6. Sulla strada di Santa Crocella si può visitare la località “Pesco Rosito” da cui veniva estratta la pietra rossa che ha dato il nome a Pietraroja.

La storia dell’antico prosciutto di Pietraroja

Il prosciutto di Pietraroja si produce con le carni del maiale nero di Caserta, un maiale la cui razza risale all’antica Roma. Questo maiale è di piccole dimensioni e di colore scuro, senza setole tanto da essere soprannominato “pelatello”. I romani erano estimatori di questo maiale non solo per il colore ma soprattutto per l’eccellente sapore della sua carne; Catone e il poeta Giovenale parlavano delle delizie delle carni del maiale nero casertano. Nei primi secoli dopo Cristo l’impero romano si era spinto con i suoi confini fino all’oceano Indiano ed è proprio da quei territori che importò questa particolare razza suina.

In pochi decenni l’allevamento del maiale nero si diffuse in tutta Italia ma anche oltre confine, nei territori conquistati. Oggi, a distanza di oltre 2000 anni, il maiale nero allevato fra Roma e Caserta è rimasto sostanzialmente uguale alla razza originale. Le eccezionali qualità del prosciutto di Pietraroja erano conosciute ovunque: il duca di Laurenzana, in Piemonte, era solito ordinare per la sua tavola il prosciutto di maiale nero casertano fin dal 1776. A tal proposito nel museo di Alife, un comune in provincia di Caserta, è conservato un manoscritto risalente al 29 maggio 1776, intestato “Fornitura di prigiotta al duca di Laurenzana da Pietraroia”, cioè il duca Gaetani d’Aragona, signore del feudo di Piedimonte.

Nel 1917 Antonio Iamalio, un professore, scrisse di Pietraroja sulla “Rivista Storica del Sannio”: “Fiorente, vi è principalmente l’allevamento dei suini, donde i rinomati prosciutti di Pietraroja”.

Una tradizione che rischia di scomparire

Oggi, purtroppo, il prosciutto di Pietraroja è quasi scomparso. Questa razza venne diffusamente allevata fino a pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, poi venne soppiantata dalle razze suine del nord Europa, più produttive. Allevare il maiale nero allo stato brado, macellarlo e stagionarlo è ben più costoso rispetto alle altre razze in commercio. Inoltre, si rivolge ad un mercato di nicchia, quindi la sua resa è minore.  Ad un certo punto degli anni ’90 solo una persona a Pietraroja lo produceva ancora, e solo in quantità molto limitate, appena 40-50 all’anno.

Solo grazie all’amore per questo territorio e per le tradizioni antiche di alcuni allevatori locali che si è potuto ridare lustro alla reputazione della carne del maiale nero casertano. Allevatori che hanno saputo recuperare quella qualità che aveva contraddistinto il prosciutto di Pietraroja fin dall’antichità. Fondamentale è stato il supporto di alcuni anziani agricoltori che avevano allevato in gioventù i maiali neri. Oggi la magia del Prosciutto di Pietraroja si unisce alle peculiarità di questo territorio. Il clima, l’altitudine e l’aria sana di Pietraroja contribuiscono in maniera determinante alla squisitezza di questo prodotto.

Come si produce il prosciutto di Pietraroja

Il Prosciutto di Pietraroja è una qualità di prosciutto molto antica. È un prosciutto crudo che prevede un processo di stagionatura lungo al termine del quale le parti magre sono di un colore rosso scuro mentre le parti grasse diventano di un bianco brillante.

Il Prosciutto di Pietraroja è interamente prodotto con le cosce dei maiali neri casertani macellati nei giorni più miti dell’inverno.

Il giorno dopo la macellazione, il prosciutto viene leggermente salato e lasciato stagionare per 15-20 giorni. Quando ha perso buona parte della sua umidità, il sale residuo viene eliminato e il prosciutto subisce una pressatura. Dopo essere stato pressato subisce un processo di affumicatura per una settimana e una nuova pressatura per altre 4 settimane. Il prosciutto verrà messo poi ad essiccare in una stanza ben ventilata per un periodo che va dai 18 ai 36 mesi.

Il prodotto finito ha un peso medio 12 kg, anche se talvolta può arrivare a pesare fino a 15 kg. Il peso minimo, invece, al termine dell’intero processo di stagionatura non può essere inferiore a 9 kg.

Non perderti un’escursione in questi paesaggi dove la natura è rimasta ancora come quella di secoli fa. Antiche tradizioni, cultura millenaria e una cucina che rispecchia le peculiarità di questo territorio ti attendono. La nostra Agenzia a Benevento metterà a tua disposizione pullman, minibus e auto a noleggio con conducente per farti scoprire i tesori di questo territorio nel cuore del Sannio. Contattaci compilando questo form oppure chiamaci allo 0824482030 se desideri maggiori informazioni.

Non distante dalla longobarda città di Benevento si trova Pietrelcina, un piccolo paese rurale di origini tardo-medievali. Per i cattolici di tutto il mondo è famosa per essere il luogo di nascita di Padre Pio, uno dei santi più popolari e amati d’Italia.

Un tour-pellegrinaggio a Pietrelcina

Pietrelcina è spesso messa in ombra dalla più nota San Giovanni Rotondo, distante circa 130 chilometri, ma il pittoresco borgo sannita, molto meno visitato, è un vero scrigno di tesori, ricco di ricordi di Padre Pio poiché è qui che il santo ha trascorso la sua infanzia, la sua giovinezza e la prima parte del suo sacerdozio.

Chi visita Pietrelcina non può negare che rispetto a San Giovanni Rotondo sia rimasta più fedele allo spirito di Padre Pio, fondato sulla povertà e sulla semplicità. Chi viene a visitare Pietrelcina non troverà centinaia di negozi di souvenir nè decine di hotel, e neppure chiese opulente né tantomeno costruzioni moderne rese possibili dal turismo di massa: Pietrelcina ha conservato del tutto l’aspetto originale, rimanendo quel borgo arroccato sulle colline sannite che Padre Pio conosceva e amava.

Le case di Padre Pio a Pietrelcina

Sempre nella parte vecchia di Pietrelcina ci sono le “case di Padre Pio” dove il futuro santo visse dopo l’ordinazione, mentre era nella sua città natale a causa dei suoi problemi di salute. Tra le case ci sono la Torre, la casa del fratello Michele, in via Santa Maria degli Angeli 44, la casa materna, ovvero la casa dei nonni materni di Padre Pio in via Sant’Anna 2 e la Casa del Sacerdote, in via Sant’Anna 44.

Piana Romana e le prime stimmate del santo

A pochi chilometri dal centro storico di Pietrelcina, su una collina che sale, si trova una piana che sarà per sempre associata a Padre Pio. Nella zona di Piana Romana il Santo di Pietrelcina ricevette per la prima volta le stimmate. Solo negli ultimi anni trasformatasi a seguito dell’arrivo dei pellegrini e della costruzione di strutture ricettive, è in gran parte rimasta come un secolo fa. Pietrelcina conserva ancora il fascino rustico come ai tempi di Padre Pio.

Un invitante viale alberato accoglie visitatori e pellegrini in questo spazio ricco di ricordi del santo.

I genitori di Francesco avevano qui una fattoria dove lavoravano la terra. Da ragazzo, passava molti mesi ad aiutare i suoi genitori a curare i campi e a pascolare le pecore. Qui, il giovane Francesco incontrò un frate di nome Fra Camillo da Sant’Elia a Pianisi che lo influenzò e lo convinse a diventare un frate cappuccino.

Come sacerdote appena ordinato, Padre Pio trascorse molto tempo in questo luogo la cui aria fresca era un toccasana per i suoi polmoni. Passava le sue giornate studiando, pregando e leggendo sotto gli olmi.

La masseria della famiglia Forgione è stata conservata più o meno com’era ai tempi di Padre Pio. I visitatori possono così osservare come si svolgeva la vita all’inizio del 20° secolo, con strumenti e attrezzature agricole originali.

Nelle vicinanze ci sono due grandi pietre conosciute come il seggiolone dove Padre Pio era solito sedersi. Egli disse: “Erano il mio seggiolone. Da lì guardavo il sorgere e il tramontare del sole”.

C’è anche un pozzo di pietra. Quando Padre Pio era adolescente, suo padre era irritato perché non riusciva a trovare l’acqua. Il giovane Francesco disse a suo padre di scavare in questo luogo e, dopo alcuni giorni di scavi, scoprì l’acqua in abbondanza. Il sito più importante di Piana Romana è la cappella di San Francesco, costruita sul tronco di un olmo sotto il quale Padre Pio si rifugiava nelle calde giornate estive. Qui il santo ricevette le “stimmate invisibili”.

La prima volta fu il 7 settembre 1910. Dopo che Padre Pio mostrò le sue mani al parroco, i due pregarono perché sparissero. Le ferite fisiche sparirono e rimasero invisibili, anche se i dolori rimasero.

Tra Piana Romana e Pietrelcina c’è un sentiero pedonale lungo 3 chilometri, conosciuto come la Via del Rosario, che Padre Pio percorreva spesso. Oggi è stato curato e risistemato e i fedeli possono percorrerlo agevolmente in un clima di serenità e di misticismo.

Padre Pio non perse mai il suo affetto per Pietrelcina. Quando ne parlava, spesso si commuoveva visibilmente: una volta, riflettendo sulla sua casa, disse: “Ricordo pietra su pietra di Pietrelcina”.

Il carciofo di Pietrelcina

Nonostante la carenza di acqua per l’irrigazione, Pietrelcina è stata a lungo ed è tuttora un centro agricolo, noto per alcuni prodotti particolarmente caratteristici. Tra le distese di grano e tabacco, un’insolita varietà di carciofo ha trovato il suo habitat ideale. Questa varietà fu introdotta intorno al 1840 da un funzionario statale di Bari. Il terreno fresco, profondo e ben aerato ha creato le condizioni perfette per la coltivazione di questo carciofo, particolarmente tenero e dal sapore delicato.

Il gambo della pianta di carciofo di Pietrelcina cresce fino a 80 centimetri di altezza. Il capolino ha brattee verdi che si tingono di un violetto che diventa ancora più accentuato grazie a una tecnica tradizionale con cui i coltivatori usano le foglie superiori della pianta per coprire i capolini. Oltre a dare loro un colore più profondo, questo li rende anche più teneri e carnosi. Questo è il modo in cui il carciofo di Pietrelcina si è adattato alla mancanza d’acqua, non richiede quindi alcuna irrigazione supplementare.

Tutto il lavoro nei campi è fatto a mano, dal diserbo estivo alla rimozione dei germogli in eccesso in autunno e anche la raccolta, che inizia nella prima metà di aprile e può continuare fino alla fine di maggio, a seconda del tempo.

La cucina locale presenta molti piatti a base di carciofi, l’epitome dei quali sono i carciofi di Pietrelcina ripieni con un misto di pane, patate, cicoria, carne, uova e formaggio pecorino. Notevoli anche le tagliatelle con ragù di carciofi e lo sformato di carciofi di Pietrelcina con salsa di formaggio e pancetta croccante. I germogli di carducci vengono anche piegati, legati e ricoperti di terra e foglie per produrre il tipico cardone, amatissimo a Benevento soprattutto nel periodo natalizio. Questa prelibatezza viene usata nella zuppa di cardone, un piatto tradizionale fatto con brodo di pollo, uova sbattute, polpette e pinoli.

Se desideri conoscere meglio la terra in cui Padre Pio è nato e vissuto per i primi anni della sua vita, rivolgiti alla nostra Agenzia di Benevento. Organizziamo tour e visite guidate alla scoperta dei luoghi così tanto cari al santo di Pietrelcina, in un contesto rurale di rara bellezza.

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La Val Gardena si trova in una valle dominata dalla cima dolomitica del Sassolungo e dall’enorme massiccio del Sella, con una veduta che gli sciatori hanno iniziato a godersi già dal lontano 1895. Da allora la Val Gardena è cresciuta fino a diventare una delle località più popolari delle Dolomiti, soprattutto per le famiglie, per gli sciatori e gli snowboarder di livello intermedio.

Con più di 175 km di piste collegate da un’incredibile serie di impianti di risalita, la Val Gardena offre anche agli snowboarder e agli sciatori l’accesso diretto alla rete del Sella Ronda e all’enorme area del Dolomiti SuperSki.

La Val Gardena è stata più volte dichiarata in passato la stazione sciistica numero uno in Italia, in base ai chilometri di piste sciabili, agli standard e alle strutture presenti. Gli abitanti parlano tedesco, italiano e il “ladino”, combinando il meglio di queste culture per offrire ai turisti la passione per la vita, il cibo, la musica, il divertimento durante la loro settimana bianca in Val Gardena.

I vantaggi nel trascorrere la settimana bianca in Val Gardena

  • Si tratta del più grande comprensorio sciistico delle Dolomiti.
  • Offre le migliori piste intermedie del comprensorio Dolomiti Superski, e forse d’Italia.
  • Impianti di risalita moderni e con elevati standard di sicurezza
  • La “funslope” più bella del mondo.
  • Skipass di grande valore, se si considera il gran numero di impianti di risalita e i chilometri di piste.
  • Piste che coprono una distanza enorme.
  • Parte integrante del circuito sciistico del Sella Ronda e del comprensorio Dolomiti Superski.
  • Innumerevoli possibilità di divertimento dopo una giornata di sci.
  • Possibilità di alloggiare nelle baite di montagna direttamente sulle piste da sci oppure nei paesi.
  • Tre villaggi principali separati, più molti altri più piccoli.
  • Ci sono superbe baite e tantissimi rifugi.
  • Località situata in una delle zone di montagna più spettacolari del mondo.
  • L’area sciistica più popolare d’Italia.

Piste da sci di altissima qualità

Un comprensorio sciistico straordinariamente grande con 81 impianti di risalita e 175 km di piste: le piste per lo sci e lo snowboard della Val Gardena sono distribuite su tre, probabilmente quattro in realtà, zone principali separate:

  • Val Gardena,
  • Alpe di Siusi
  • Col Raiser-Seceda-Resciesa.

Ciascuna è abbastanza diversa sia per carattere che per aspetto, ma la maggior parte delle piste presenta un dislivello variabile tra i 500 e gli 800 metri.

La quantità di impianti e piste intorno al massiccio Sassolungo è vertiginosa e confondersi geograficamente è una possibilità reale. Ma che divertimento per gli sciatori e gli snowboarder con quasi 100 km di piste classificate come rosse! Non perdetevi la pista sul Piz Sella che è semplicemente straordinaria. La gran parte delle piste sono adatte a sciatori di livello intermedio, anche se non mancano impegnative piste nere assolutamente pregevoli.

Come ci si aspetta dalla più grande stazione sciistica d’Italia, le piste sono di altissima qualità e sono generalmente in ottime condizioni. Solo alcune aree ad alto traffico tendono a rovinarsi maggiormente e abbastanza presto nel corso della giornata, come le piste più basse del Seceda nel tardo pomeriggio. C’è la possibilità di praticare i fuori pista su diversi pendii piuttosto dolci, però l’offerta di fuoripista non è vastissima come in altre località.

Collegamento con i comprensori del Dolomiti Superski

La Val Gardena è collegata con gli impianti di risalita e le piste dei comprensori sciistici dell’Alta Badia e della Val di Fassa. Insieme ad Arabba-Marmolada, queste località formano l’eccellente Sella Ronda, il circuito completo del massiccio del Sella.

Dove si trova la Val Gardena?

La Val Gardena si trova nelle Dolomiti centrali sul versante nord-occidentale del massiccio del Sella. La città principale più vicina è Bolzano, 43 km e meno di 1 ora di macchina a ovest.

L’aeroporto più vicino è Innsbruck a 120 km a nord ed è la migliore soluzione per i turisti che provengono da altri Paesi. L’aeroporto internazionale Marco Polo di Venezia si trova a soli 125 km a sud della Val Gardena, ma poi vi aspetta un viaggio tortuoso lungo 190 km, circa 3 ore e mezza in auto, attraverso 4 importanti passi di montagna.

Esistono buone opzioni con il trasporto pubblico mediante treno e autobus da ovest, attraverso il corridoio Bolzano-Innsbruck. Per i gruppi numerosi senza auto, un trasferimento privato diretto dall’aeroporto agli hotel in Val Gardena può essere il sistema più semplice ed efficiente.

Dove alloggiare in Val Gardena

La Val Gardena si compone di tre paesi principali: Ortisei, Santa Cristina e Selva Gardena, nei quali ci sono numerosi hotel e residence presso i quali soggiornare. Naturalmente si può alloggiare anche nelle incantevoli baite di montagna. A Selva la nostra scelta è caduta sull’Hotel Bel Vert che è proprio sulle piste da sci, mentre a Siusi sull’Hotel Salegg nel bosco e ai piedi del massiccio dello Sciliar.

I tantissimi rifugi di montagna forniscono pasti e bevande durante le giornate di sci e alloggi di notte. Il Rifugio Emilio Comici è il più noto dei rifugi, ma ce ne sono molti altri che vale la pena provare.

Lontano dai tre paesi principali ci sono altri centri sciistici con alberghi e residence: Plan de Gralba, Passo Sella & Passo Gardena sopra Selva, e poi Alpe di Siusi, Siusi e Castelrotto vicino a Ortisei offrono tante possibilità di soggiorno. All’Alpe di Siusi l’hotel Salegg vale molto più delle sue 3 stelle.

Ma attenzione, la Val Gardena è un comprensorio enorme che nei periodi di alta stagione diventa estremamente affollato e trovare alloggio può essere difficile e relativamente costoso.

Le lezioni di sci e le altre attività

 Il noleggio di sci è possibile un po’ ovunque, molti sono anche convenzionati con gli hotel dei paesi della Val Gardena.

C’è un numero enorme di maestri di sci, scuole di sci e guide che sono a disposizione dei turisti in tutto il comprensorio sciistico e nelle valli circostanti.

Tra le numerose attività non sciistiche della Val Gardena, la più emozionante si trova a nord di Ortisei. In cima al Resciesa si trovano due piste da slittino accessibili con la funicolare Resciesa 7 che scendono a valle per diversi chilometri e con ben 850 metri di dislivello. Altre belle piste da slittino si trovano sull’Alpe di Siusi.

Se desideri fare una settimana bianca con la tua famiglia o i tuoi amici, rivolgiti alla nostra Agenzia di Benevento. Organizziamo la settimana bianca a Siusi in Val Gardena partendo in pullman granturismo e offrendo la sistemazione nel comodo hotel Salegg a 3 stelle. Non dovrai fare nulla, solo rilassarti e goderti la vacanza durante l’Epifania. Per prenotare chiama direttamente lo 0824482030 oppure contattaci per maggiori informazioni compilando questo form.

Pozzuoli è la testimonianza di come anche gli affari quotidiani qui possono essere trasformati in un’attrazione turistica, come il mercato del pesce.

Il mercato del pesce di Pozzuoli in passato era direttamente accanto al porto, ora ha la sua sede in via Fasano dove è aperto tutti i giorni dalle 07:00 alle 14:00. Luogo fondamentale per gli chef, è anche un luogo per i turisti perché appartiene alla tradizione di Pozzuoli. La sua nuova sede non è così affascinante come la precedente ma è comunque affollata di gente fin dalle prime ore del mattino. Ottima la qualità del pesce che vi si vende e c’è una grande varietà di scelta.

Questo mercato è uno dei più famosi di Napoli e provincia. Molto popolare per l’alta qualità dei suoi prodotti. Il pesce è sempre fresco e tra i prodotti più acquistati ci sono le acciughe ed il polpo. Grazie alle particolari tecniche dei pescatori locali, entrambi questi prodotti riescono a mantenere intatte le proprietà organolettiche e un sapore molto intenso. Attualmente il mercato è al chiuso, ma non ha perso la sua genuinità.

A causa del bradisismo, il mercato è stato spostato in via Fasano perché erano necessari nuovi posti per l’attracco. Colori, odori e voci si mescolano tutti insieme mentre lo si percorre dando un’occhiata fra una bancarella all’altra. Uno dei pescatori spiega che il momento migliore per visitare il mercato è il 23 dicembre, quando i pescatori rimangono lì tutta la notte in preparazione della vigilia di Natale, quando la cena è completamente a base di piatti di pesce.

C’è anche un altro mercato da visitare, quello ortofrutticolo, molto conosciuto dai turisti. Non è molto lontano e vale la pena fare una breve passeggiata per visitarlo.

L’antico Macellum della Puteoli romana

Circa cinquecento metri più avanti, un sito archeologico mostra la sua antica bellezza. Viene spesso chiamato erroneamente “Il Tempio di Serapide” perché, quando furono effettuati i primi scavi per portare alla luce il sito, fu trovata la testa del dio egizio Serapide e il luogo fu erroneamente identificato come serapeo. In realtà era l’antico Macellum della Puteoli romana, il mercato pubblico della città. In passato, durante la fase discendente del bradisismo, le colonne di marmo servivano per capire di quanto fosse sprofondata la terra nel mare grazie alla presenza dei bivalvi Lithophaga, un tipo di molluschi che fanno buchi nel marmo e nella pietra.

Alzando gli occhi dal Macellum, si possono vedere i traghetti che entrano nel porto. Puteoli era il porto di Roma, il più grande centro di affari commerciali del Mediterraneo occidentale. Qui arrivavano spezie, schiavi, pietre preziose, vestiti e grano da ogni dove per Roma. Ora nulla rimane dell’antico molo. Tutte le rovine dell’antico molo di Caligola sono state incorporate nella costruzione del nuovo porto, da cui oggi è possibile prendere un traghetto per Ischia e Procida.

La tradizione natalizia del mercato del pesce a Pozzuoli

La notte tra il 23 e il 24 dicembre e quella tra il 30 e il 31 dicembre è da sempre la notte bianca al mercato del pesce di Pozzuoli. Una tradizione semplice, che va avanti da secoli e che testimonia quanto questo territorio sia intimamente legato al mare.

In Campania la sera della vigilia di Natale e Capodanno la tradizione vuole che la cena sia ricca ed abbondante, a base di varie portate di pesce come testimonia il letterato napoletano Ippolito Cavalcanti. In un suo scritto pubblicato nel 1837, descrive la cena della vigilia di Natale come un evento speciale nel quale il pesce la fa da padrone rispetto alle altre pietanze.

La cena è a base di broccoli soffritti con alici salate, vermicelli con le vongole, anguilla fritta, aragoste bollite in salsa di pomodoro con succo di limone e olio, calamaretti e seppioline, pasticcio di pesce, arrosto di capitone e struffoli per finire. Questo antico mercato del pesce è un must non solo per la vendita al dettaglio ma anche per i ristoranti che possono acquistare grandi quantità di prodotti freschissimi a prezzi contenuti.

Pozzuoli con il suo antico mercato del pesce è una tappa quasi obbligata per tutti i campani che per la sera della vigilia di Natale desiderano gustare nelle loro tavole le specialità ittiche puteolane.

Mercato del pesce di Pozzuoli a Natale

Il mercato del pesce a Natale è uno spettacolo insolito ma affascinante. Qui gli attori principali sono i pescatori e i variopinti venditori che gridano decantando la bontà e la freschezza dei loro prodotti. Sui loro banchi colorati s trovano decine di specie ittiche: totani, dentici, orate, capitoni, vongole, cozze, ostriche, cannolicchi, astici e perfino aragoste. I gamberoni e i granchi, che fanno parte del menù della cena di Natale dei napoletani, hanno addirittura reso celebre questo mercato. Ma trovano spazio anche baccalà, broccoli e frutta secca, che si mangia tradizionalmente alla fine della cena. E poi ci sono le grandi vasche azzurre nelle quali sono contenuti i capitoni, i veri protagonisti della cena della vigilia di Natale.

L’atmosfera generale è festosa, ricca di una assordante e colorita confusione che regna sovrana fino alle prime luci del mattino. Un bel modo per prepararsi al Natale e per respirare la sua atmosfera che da queste parti è davvero originale, con ricette della tradizione campana e idee da cui prendere spunto per preparare i piatti della festa più attesa dell’anno.

Nisida è la più piccola isola del Golfo di Napoli, un grande scoglio vulcanico a forma di mezza luna che emerge nella parte orientale dello splendido mare di Pozzuoli. L’isola è stata fonte di ispirazione per artisti e poeti ed è sempre stata avvolta da un velo di mistero, continuando a sedurre il mondo per la sua straordinaria bellezza. Purtroppo questo misterioso e verde isolotto non può essere completamente visitato e può essere ammirato nella sua interezza solo da lontano, soprattutto dall’alto del meraviglioso Parco Virgiliano di Posillipo.

Nisida, minuscola isola vulcanica vicino a Capo Posillipo, a sud-est di Napoli, appartiene all’arcipelago delle isole Flegree ed è collegata fin dal 1936 alla terraferma da un pontile carrozzabile. Essendo di origine vulcanica, vi è un cratere riempito di acqua che forma la baia di Porto Paone sul lato sud-ovest – una piccola insenatura, in realtà. L’isola ha un diametro di poco più di 500 metri e si innalza sul mare ad un’altezza di 105 metri.

Questa piccola e bella isola è coperta da una ricca vegetazione e circondata da acque cristalline. Grazie alla sua inaccessibilità è riuscita a conservare la sua antica natura, soprattutto lungo la parte di mare che si affaccia sull’insenatura di Porto Paone, la caldera del vulcano da cui ha avuto origine l’isola. Periodicamente Nisida apre al pubblico e in alcuni periodi dell’anno può essere visitata attraverso tour organizzati da associazioni culturali.

Come raggiungere Nisida

Il suo nome deriva dal greco Nesis e significa “piccola isola”. Oggi è considerata una penisola, poiché nel 1936 è stata collegata alla terraferma da una strada che la unisce definitivamente alla base di Posillipo, in una zona chiamata Coroglio. L’isola rimane chiusa al pubblico per la presenza dell’Istituto Penale Minorile di Napoli, ed è anche sede dell’Accademia Aeronautica e di un’importante base NATO. Nisida è sempre stata divisa tra storia e leggende ed è stata spesso chiamata “l’isola delle capre” citata da Omero nell’Odissea. Alcuni studiosi sostengono che il mare tra Nisida e Capri, cantato dal poeta, sia il luogo abitato dalle famose sirene che tentarono Ulisse.

Come ci si arriva: si può parcheggiare e raggiungere l’isola a piedi attraversando il pontile, oppure raggiungerla in barca noleggiandone una al vicino porto turistico. Visitare il versante sud e la baia di Nisida è davvero il modo migliore per godere della sua bellezza naturale. Nisida non ha una spiaggia vera e propria, ma il lato roccioso dell’isola merita di essere esplorato dai diportisti.

C’è una grande spiaggia pubblica sulla terraferma di fronte a Nisida, con un parcheggio sulla sinistra prima della strada rialzata. Adiacente alla strada rialzata c’è una marina dove potrete noleggiare una barca.

Se si raggiunge l’isola a piedi, si può fare un’escursione nelle aree non limitate e godersi la vista di Napoli e delle isole circostanti. La spiaggia di ciottoli è circondata da acqua azzurra e cristallina. Potete rilassarvi in un posto tranquillo e ombreggiato nei boschi che coprono l’isola quasi fino alla spiaggia. Se si intende raggiungerla via mare, si possono affittare piccole barche a vela o a motore.

Un po’ di storia di questa piccola e incantevole isola

Al tempo dei Romani, il politico e capo militare Lucio Licinio Lucullo costruì una enorme villa sull’isola vulcanica di Nisida. La costruzione successivamente crollò e fu sommersa dalle acque del mare a causa dei continui e violenti bradisismi che caratterizzano l’intera zona. Lucullo la trasformò in un famoso punto d’incontro per nobili e intellettuali. Un altro generale, Marco Giunio Bruto, costruì anche lui una villa per le vacanze a Nisida e alcuni storici sostengono che il complotto per assassinare Giulio Cesare fu tramato proprio in questa villa. Possiamo dire che quest’isola rappresentava in quell’epoca una delle principali mete di ozio e di riposo, dove i capi militari andavano in vacanza, riposavano e si ricaricavano godendosi il comfort e i piaceri offerti da una natura generosa, per poi tornare a pianificare le loro battaglie.

Alcuni dei resti archeologici su Nisida appartengono presumibilmente alla villa di Bruto.

Da allora, sono stati costruiti monasteri, un castello e persino una prigione sull’isola. Artisti e nobili vi accorrevano e lo stesso Cervantes fu ispirato dal suo mistero e dal fascino selvaggio.

Il castello medievale che si erge sulle sue rocce fu adattato nel XVI secolo come baluardo a difesa del Regno di Napoli. Dal 1933 è divenuto sede di un penitenziario minorile.

Nisida oggi

Oggi sull’isola c’è un centro penitenziario e di riabilitazione per giovani ragazzi: non sono semplicemente detenuti, imparano mestieri come la falegnameria, la ceramica, la lavorazione del vetro seguendo programmi di recupero. Anche il Comando Marittimo della NATO ha il suo quartier generale sull’isola, sebbene da qualche anno la maggior parte del personale si è trasferito in una struttura più a nord.

Oltre all’isola stessa, vale la pena visitare il Parco Virgiliano, ovvero il Parco della Memoria. Si tratta di un posto panoramico situato sulla collina di Posillipo, proprio di fronte a Nisida. Il Parco funge da oasi verde su un accumulo di tufo tipico della costa di Posillipo. Una serie di terrazze a circa 100 metri di altezza sopra il Golfo di Napoli regala al parco una serie unica di panorami mozzafiato. A Nisida il tramonto è mozzafiato!

Particolarmente amata dai subacquei e dagli appassionati di kayak, la costa frastagliata ad est di Nisida, conosciuta come Area Marina Protetta del Parco Sommerso di Gaiola. Ci sono diversi noleggi di kayak nelle vicinanze e molte grotte marine da esplorare. Se siete appassionati di subacquea, non perdetevi l’opportunità di immergervi per osservare i resti di una villa romana inabissata.

L’amore di Cervantes per Nisida

 Non solo Omero, Cicerone, Plinio, Seneca, Stazio e Boccaccio hanno spese parole per quest’isola, in epoca moderna anche Cervantes si è ispirato a Nisida. La immagina come una bellissima donna napoletana di cui si sono innamorati due giovani amici. Nel racconto l’isola racchiude fascino, segno che in Cervantes il ricordo di Napoli era indissolubilmente legato a questo piccolo angolo di paradiso.

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L’autunno, che bel periodo dell’anno! Cadono le foglie, la brezza accarezza i volti, la pioggia lava via tutti i pensieri negativi, avvertendoci gentilmente e preparandoci al freddo abbraccio dell’inverno. Ma cosa facciamo di solito quando arriva l’autunno? Alcuni sono da poco tornati dalle vacanze estive, altri cominciano a lavorare, vanno all’università, si chiudono in casa deprimendosi perché l’estate è finita. Raramente le persone scelgono di viaggiare in questo periodo dell’anno. Ma perché non si viaggia in autunno? Ad esempio, una meta autunnale per una vacanza di pochi giorni potrebbe essere il Cilento, una regione geografica ricca di cultura e tradizioni gastronomiche.

Le ragioni per cui riconsiderare l’autunno per le vacanze

Ecco alcune ragioni per cui dovresti riconsiderare l’autunno come periodo dell’anno per fare un viaggio.

  1. Condizioni climatiche eccellenti

Se è autunno, non significa necessariamente che pioverà tutto il tempo. Sì, succede che la pioggia può cadere per diversi giorni di seguito, ma perché concentrarsi sull’aspetto negativo della pioggia? Proviamo a vederla in questo modo: l’autunno è la stagione che segue all’estate, giusto? E il clima durante l’estate può essere torrido, per noi può essere un bene perché andiamo in spiaggia, ma non sempre è tutto rose e fiori. Amiamo il sole, ma se non stiamo attenti possiamo bruciarci rapidamente la pelle e avere delle conseguenze negative.

Ma cosa succede quando si visita una nuova città e si vuol fare un tour giornaliero? Il sole non è il tuo migliore amico, sei d’accordo? Cominci a sentirti come se non avessi più energia, la testa comincia a farti male, stai sudando perché fa un caldo pazzesco, ecc. Bene, queste cose non accadono durante la stagione autunnale poiché il tempo è buono e le temperature sono ancora gradevoli. Inoltre, non dovrai preoccuparti per i vestiti bagnati di sudore, situazione abbastanza spiacevole per te e per le persone intorno. Le giornate sono ancora sufficientemente assolate e se hai voglia di andare in spiaggia, puoi ancora farlo in autunno.

  1. Viaggiare fuori stagione è più economico

 Questa è pura logica. Quando arriva la stagione delle vacanze e dei viaggi, come l’estate e l’inverno, la domanda di vacanze da parte delle persone aumenta, quindi anche i prezzi delle offerte di viaggio aumentano. I tour operator hanno capito questa tendenza molti anni fa, è la legge della domanda e dell’offerta. Tuttavia, se viaggi in un periodo fuori stagione, come l’autunno per esempio, puoi imbatterti in offerte molto più economiche che ti faranno risparmiare un bel po’ di soldi per il tuo prossimo viaggio. Ti accorgerai della differenza dei prezzi anche nel fare shopping nei negozi locali: prodotti e souvenir vengono venduti ad un prezzo più basso durante l’autunno.

  1. Evitare la calca dei turisti

Ricordi che fino ad ora hai sempre fatto parte del gruppo di persone che viaggiano solo nei periodi di alta stagione? Bene, sappi che hai fatto parte di quella categoria di persone che probabilmente avresti sempre voluto evitare quando visitavi una nuova città. Sai tutta quella folla e quelle code che si creano in una località quando è invasa dai turisti? Tieni presente che non infastidiscono solo gli abitanti del posto, ma anche gli altri turisti che vogliono semplicemente godersi lo spirito della città. Immagina di visitare la destinazione dei tuoi sogni e di voler ammirare in pace le meraviglie che offre. Ovviamente, se ci vai d’estate, quello che probabilmente ammirerai sono le centinaia di bastoni da selfie in aria, che minacciano di colpirti “per sbaglio”

Oppure, per esempio, hai avuto un anno difficile, e vuoi semplicemente rilassarti e sdraiarti prendendo il sole su una spiaggia meravigliosa. Tuttavia, se ci vai d’estate c’è la significativa possibilità che sia la spiaggia a stendersi addosso a te, nel senso che la spiaggia sarà così affollata che rilassarsi sarà davvero difficile, con le persone accalcate una sull’altra e i bambini che gettano sabbia e urlano dietro ai loro genitori.

5 motivi per visitare il Cilento in autunno

Abbiamo visto che non è poi così male viaggiare in autunno, anzi! Ma quali sono i motivi per cui è particolarmente conveniente visitare il Cilento in autunno? Vediamo alcuni delle ragioni per cui dovresti assolutamente approfittarne per fare un’escursione in questo magnifico territorio campano:   

  1. Il mare. Il mare del Cilento è caratterizzato da un’acqua cristallina e dalla presenza di numerose calette che movimentano la costa e che fanno del Cilento una meta turistica molto apprezzata. Santa Maria di Castellabate, Pioppi, Acciaroli, Palinuro e Marina di Camerota sono solo alcuni dei tanti posti in cui puoi trascorrere dei giorni di vacanza in assoluto relax senza la calca estiva, godendo appieno della bellezza e dei silenzi di questo mare.
  2. Le castagne. Ottobre è la stagione delle castagne. Non sono solo belle da vedere ma anche molto, molto gustose. Non perderti una visita ai borghi di Montano Antilia, Gioi e Salento ricchi di alberi di castagne che regalano meraviglie per il palato. Ogni anno si tengono sagre della castagna con tante gustose specialità da non perdere.
  3. I funghi. Il Cilento è una terra ricca di funghi, in particolare ovuli e porcini che si raccolgono in montagna. L’autunno è il periodo migliore per andare alla scoperta di qualche ristorante in montagna presso il quale degustare uno dei piatti tipici a base di funghi.
  4. La vendemmia. Settembre è il mese della vendemmia. Gli amanti del vino avranno l’imbarazzo della scelta quando si tratterà di provare e gustare i prodotti delle cantine locali. Ci sono anche numerose feste dedicate all’uva e al vino. Lì si può non solo gustare il vino locale di grande qualità ma anche imparare di più sulla vendemmia, sui metodi tradizionali e spesso le feste sono accompagnate da giochi di vendemmia. Parlando di vini, l’Aglianico DOC e il Fiano DOC sono quelli più rinomati ed apprezzati.
  5. I numerosi agriturismi. In Campania il territorio con la presenza più massiccia di agriturismi è forse il Cilento. Possiamo anzi dire che l’agriturismo è proprio ciò che caratterizza questa parte della regione. I mesi autunnali sono perfetti per far visita a uno dei tanti agriturismi e trascorrervi qualche giorno, rifocillando il corpo e lo spirito degustando i prodotti di questa terra e rilassandosi nel verde della campagna. Sicuramente non mancherà l’occasione per degustare i prodotti a chilometro zero di queste aziende agricole, come l’olio extravergine di oliva Cilento DOP, i fusilli di Felitto fatti a mano e lavorati come un bucatino, i fagioli di Controne e i ceci di Cicerale.

Le spiagge sono più tranquille, il sole è ancora caldo e le fiumane di turisti sono oramai un ricordo. Cosa stai aspettando per partire ad ottobre? In questo articolo potrai scoprire 3 mete autunnali da visitare in Italia.

3 mete autunnali più belle in Italia

Se sei vaccinato e hai il green pass oppure un test Covid negativo, sei pronto a fare le valigie. Ma da dove cominciare? Ti offriamo tre possibili soluzioni per un soggiorno rilassante a stretto contatto con la natura, due al sud e una al nord Italia, in strutture ricettive dagli altissimi standard qualitativi e che fanno del relax e del benessere la loro parola d’ordine.

1. Salina: cosa fare e dove dormire

Prendiamo subito in considerazione una meta a sud d’Italia: Salina, una delle isole Eolie a nord della Sicilia. La nostra isola preferita, che vanta un’acqua meravigliosa e offre la possibilità di fare delle spettacolari escursioni al suo interno.

Malfa è il posto dove si affitta una casa; Pollara è la minuscola località dove prendere l’aperitivo al tramonto; Rinella è dove attracca il traghetto diretto da Palermo.

Ci sono i capperi, che crescono selvaggi ovunque, e le viti di Malvasia, le cui uve vengono trasformate in splendidi vini bianchi. Anche se tutta la Sicilia è attualmente in zona “gialla”, il che significa che le mascherine sono richieste dentro i locali ma anche all’aperto, e certi musei e siti devono essere prenotati online in anticipo, i ristoranti e i bar sono aperti fino a notte e tutto il resto funziona come nel resto del Paese.

Dove alloggiare?

Capofaro è un must, un resort di lusso noto per i suoi cottage eleganti e slanciati, i campi coltivati tutt’attorno, la piscina da sogno e la profonda esperienza viticola che offre. La struttura è di proprietà della famiglia Tasca d’Almerita, la cui Malvasia prodotta proprio su questi ettari di terreno è stata uno dei due vini serviti a Barack Obama nella sua ultima visita di stato. La vista su Stromboli e Panarea è mozzafiato.

L’Hotel Signum è il più divertente, con le sue camere in stile tradizionale, l’eleganza del bar sulla terrazza e il talento riconosciuto di Martina Caruso in cucina, la figlia del proprietario stellata Michelin.

Poi c’è il Principe di Salina, molto più semplice. Le sue 12 camere sono minimal e bianche, il suo salotto è un simpatico ibrido fra la California e la Sicilia. Potrebbe non essere la cosa più lussuosa che abbiate mai visto, ma è un bel complemento a ciò che offrono gli altri due. Inoltre, la sua posizione proprio in cima al pendio lungo il quale Malfa digrada graziosamente verso il mare, non può essere davvero sottovalutata.

2. Ischia: cosa fare e dove dormire

Sempre rimanendo al sud, ecco una delle mete autunnali consigliate: Ischia, la sorella più grande e più ispida di Capri nel Golfo di Napoli, con le rilassanti terme che piacciono ad Angela Merkel e le spiagge che hanno ispirato Elena Ferrante nel suo Quartetto napoletano.

Oggi Ischia punta a destagionalizzare molto i suoi flussi turistici, in maniera tale che il turismo duri 12 mesi all’anno. Per farlo non punta esclusivamente sulle sue bellezze paesaggistiche ma anche sui suoi sapori e sulla cultura contadina isolana. Ischia stà riscoprendo così i suoi orti, le sue vigne che in autunno prendono colore e vita, le sue tradizioni contadine che danno origine al vino di Ischia, uno fra i primi ad aver ottenuto l’etichetta DOC in Italia.

L’isola ha a lungo ospitato personaggi del jet-set e vip dall’eleganza quasi reale: l’arrivo di Marie-Louise Sciò nel 2019, per rilevare l’hotel Mezzatorre, ha contribuito a portare l’isola sotto le luci della ribalta. Ora un piccolo gruppo di albergatori, ristoratori e imprese locali, tra cui il Mezzatorre, ha costituito un consorzio per “rilanciare” l’isola, mettendo in evidenza i suoi posti più segreti, i ristoranti migliori, le cantine meno pubblicizzate, le guide cui far riferimento e la storia alquanto affascinante dell’isola.

Ischia is More

Ischia is More è una piattaforma sui social media contenente promozioni in tutta la regione Campania, i suoi creatori stanno inondando i feed con immagini e informazioni su ciò che è in offerta in tutta l’isola, dalle degustazioni private alle escursioni nel suo interno collinare e ancora selvaggio, ai posti dove si possono trovare i migliori sandali fatti a mano.

Tra escursioni nella natura e centri benessere

Venire ad Ischia a ottobre significa regalarsi giornate indimenticabili. Prenotate un hotel con SPA interna e centro benessere, fate un’escursione fin sulla vetta del monte Epomeo immersi in uno scenario paesaggistico di valore assoluto e gustate i piatti della tradizione locale. Vi rilasserete godendovi la pace immersi in  una natura semplicemente incantevole.

3. Le Langhe: cosa fare e dove dormire

Passiamo ora al nord per un viaggio rilassante a contatto con la natura, in una delle mete autunnali più apprezzate dai turisti italiani e stranieri. In Piemonte già dalla fine di settembre inizia una stagione gastronomica davvero squisita. Ricordiamo che proprio nella città di Bra è nato il movimento Slow Food.

Partiamo da qui per scoprire cosa fare e dove dormire nelle Langhe, una delle mete autunnali più belle d’Italia.

I migliori hotel delle Langhe

Tre hotel degni di nota meritano di essere menzionati qui: Casa di Langa, Locanda La Raia e Nordelaia.

Casa di Langa

Casa di Langa si trova su un territorio di oltre 40 ettari di terreno, immersa nel tipico paesaggio ondulato tra le regioni vinicole del Barolo, del Barbaresco e dell’Alta Langa, ed è una struttura ricettiva che si caratterizza per i tanti vigneti coltivati. L’atmosfera è quella della fattoria di lusso contemporanea, con 39 camere arredate in stile minimal e sempre impeccabili nelle tonalità neutre, cotoni e lenzuola organiche e pavimenti e mobili in legno cerato. Ci piace come inserisce i prodotti delle sue viti e dei giardini nelle offerte del suo ristorante meraviglioso, che starebbe benissimo anche a Milano in Zona Tortona.

Locanda La Raia

Una proposta molto diversa può essere trovata ad est sulle colline di Gavi, alla Locanda La Raia, nella bassa piemontese. Questa fattoria biodinamica è anche hotel e fondazione d’arte contemporanea e fa le cose in modo purista: insieme alle viti, vengono coltivati a rotazione nei suoi 180 ettari di terreno anche cereali e segale di farro. Ma anche il bestiame viene allevato con il sistema biodinamico.

La fondazione, un progetto d’arte nel paesaggio nel cui Consiglio Scientifico siedono l’architetto Flavio Albanese e James Bradburne, direttore anglo-canadese della Pinacoteca di Brera, ospita artisti e fotografi ma organizza anche simposi e tavole rotonde che attraggono partecipanti sia da Milano che da Genova. Percorrendo le vigne e i campi della tenuta è possibile ammirare le opere d’arte realizzate da artisti internazionali.

La locanda stessa era un tempo una stazione di posta per i viaggiatori: il restauro delle sue 12 camere e degli spazi interni ed esterni ha consentito di miscelare in maniera creativa pezzi d’antiquariato del 17° e 19° secolo con mobili contemporanei dallo stile essenziale, mentre tutt’intorno ci sono giardini e orti disposti geometricamente che ricordano molto i giardini in stile italiano. Insomma, un design unico che abbina il contemporaneo con mobili piemontesi del ‘600 e dell’800. Un’ultima particolarità? Le 12 camere e gli appartamenti sono totalmente diversi l’uno dall’altro.

Nordelaia

E infine, proprio nel mezzo del Monferrato, c’è il Nordelaia, un resort, anzi un boutique hotel che ha aperto alla fine di luglio.

Il design è al centro dell’attenzione: le 12 camere e gli appartamenti costruiti intorno a una cascina dell’800 anni sono molto diversi l’uno dall’altro, ognuno richiama le 4 stagioni e le meraviglie della natura circostante. Inoltre, ci sono una serie di elementi che ne sottolineano la ricercatezza del design, dai mobili del 20° secolo e quelli antichi, all’illuminazione, ai letti con baldacchino di velluto (ma senza TV).

C’è un ristorante informale al piano terra per colazioni e pranzi semplici a base di formaggi e salumi, mentre vi attende un’esperienza enogastronomica ben più elevata nel ristorante al primo piano, supervisionato da Andrea Ribaldone, una persona con alle spalle un’esperienza lunga una generazione nella gestione di ristoranti, un paio di stelle nonché consulente di Eataly.

Nel caso in cui tutto questo non sia sufficiente a rilassarvi, c’è una SPA di 450 mq e un hammam nei sotterranei a volta della struttura, con vista sulle colline dai vari salotti di fitness, saune e piscine interne. Un’esperienza sensoriale davvero unica e completa in una delle più belle mete autunnali italiane.

La Campania per i turisti è una meta di viaggio ideale ed è facile capire perché. Dietro ogni angolo c’è una nuova meraviglia da scoprire; hai bisogno di relax? Nessun problema, puoi ricrearti in uno dei tanti centri termali della regione. Hai bisogno di rimanere stupito di fronte a qualcosa di grandioso? Perfetto, avrai decine di luoghi meravigliosi da poter ammirare. Hai bisogno di un’avventura? Sarai accontentato, puoi fare trekking ed escursioni in mountain bike nel Cilento e sulle colline che circondano la valle telesina o sul monte Taburno, oppure nello splendido scenario di Camposauro.

11 motivi per andare alla scoperta della Campania

Sei tentato? Ecco 11 motivi per cui la Campania deve essere in cima alla lista dei posti da scoprire:

  1. Il clima è mite tutto l’anno

La Campania ha un piacevole clima mediterraneo grazie alla sua vicinanza al mare. Ha estati calde e secche e la temperatura è mite in inverno. La temperatura media annuale è di 20 gradi ed il clima è caldo e temperato approssimativamente per 206 giorni all’anno, quindi puoi tranquillamente lasciare a casa il tuo impermeabile.

  1. Ha l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale

È impossibile fare un viaggio in Campania senza meravigliarsi di fronte al Vesuvio, un vulcano attivo che si erge sulla baia di Napoli. È amato per la sua bellezza e temuto per la sua potenza, in quanto era rimasto dormiente per secoli prima dell’eruzione del 79 d.C. che seppellì città tra cui Pompei ed Ercolano.

  1. Dietro ogni angolo c’è un pezzo di storia

Napoli risale al II millennio a.C. quindi è il fulcro di secoli di arte e architettura. Il suo centro storico racchiude un patrimonio così ricco che è stato designato patrimonio mondiale dell’UNESCO. 2.500 anni di storia si possono trovare in palazzi, chiese, monumenti e gallerie d’arte, in mezzo ai quali la gente del posto trascorre la sua vita quotidiana.

  1. Puoi viaggiare indietro nel tempo visitando Pompei

Parlando di storia, l’UNESCO protegge l’area archeologica di Pompei ed Ercolano, che furono distrutte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Puoi recarti a Pompei con un comodo pullman granturismo partendo da Napoli o dalle altre città della Campania impiegando un’ora circa, dove potrai trascorrere qualche ora immergendoti nella storia di questo luogo cristallizzato nel tempo che si estende su 66 ettari. Il sito conservato perfettamente si presenta con strade, case, negozi e palazzi che il turista può visitare liberamente.

  1. La Campania ha ben 10 siti patrimonio UNESCO

Accanto a Pompei, c’è la Reggia di Caserta che è un capolavoro di architettura e conserva inestimabili opere d’arte. Altri siti UNESCO comprendono il centro storico di Napoli, la Costiera Amalfitana, il sito archeologico di Ercolano, Il Parco Nazionale del Cilento, il Complesso Monumentale di Santa Sofia a Benevento, le macchine a spalla di Nola e anche beni immateriali come la Dieta Mediterranea e l’antica pratica della Transumanza

  1. Il paesaggio è di una bellezza mozzafiato

Dopo aver visitato Napoli e le zone circostanti, recati in Costiera Amalfitana e scopri le baie, le insenature e i borghi pittoreschi che si aggrappano alla montagna. Il colore del mare scintillante giustapposto al verde della macchia mediterranea è uno spettacolo da vedere. Vai alla scoperta delle valli del Sannio, ammira i filari di viti e olivi che si stagliano lungo i pendii delle colline ai piedi del monte Taburno e sulle ampie pianure della valle telesina.

  1. Ha bellissime città di mare con nomi che non dimenticherai mai

I turisti hanno l’imbarazzo della scelta quando iniziano a girare lungo la Costiera Amalfitana perché ci sono ben 12 incantevoli borghi disseminati lungo la costa. Fermati a Sorrento e visita il centro storico con i suoi stretti vicoli, quindi pranza in Piazza Tasso dove potrai rilassarti facendo salotto per il resto del pomeriggio. Una volta che hai visto Sorrento, dirigiti verso Amalfi su una barca e rimarrai incantato dal suo scenario unico sotto le ripide scogliere. Da lì, continua verso Positano e Ravello che hanno vedute ancora più mozzafiato e un mare incredibilmente azzurro.

  1. È il luogo perfetto per rilassarsi

Se desideri una vacanza in cui sentirti rigenerato, prova ad andare in uno dei tanti centri termali. I migliori centri termali si trovano a Ischia e grazie alle sue origini vulcaniche vanta uno dei migliori ambienti idrotermali del mondo: una vera beatitudine! Ma puoi rilassarti in uno degli altri centri termali che risalgono addirittura all’epoca Romana: ce ne sono presso i Campi Flegrei, oppure a Pozzuoli, frequentate anticamente da Giulio Cesare, Nerone, Caligola e Cicerone, ad Agnano, a Castellammare di Stabia e a Telese.

  1. C’è la possibilità di abbandonarsi al lusso

Passeggiare per la famosa Piazzetta di Capri!

Uno dei luoghi più famosi al mondo è Capri, che è stata descritta come la “regina della vita mondana e del lusso”. Una passeggiata nella sua famosa Piazzetta è un must se vuoi immergerti nel cuore di questo luogo affascinante e misterioso. C’è la possibilità di ammirare le meraviglie di quest’isola in modi diversi: il più diffuso è quello di noleggiare una barca e recarsi in una delle tante insenature presenti e nelle calette dall’acqua cristallina. Oppure si può anche prenotare un volo in elicottero che sorvola tutto il Golfo di Napoli e le zone di Ercolano e Pompei.

  1. È la patria di vini riconosciuti a livello internazionale

Questa terra è baciata dal sole e dal mare, quindi vanta naturalmente vini eccellenti e apprezzati a livello internazionale. Segui le strade del vino per vivere la natura, la tradizione e immergerti nella cultura dei vini campani. Aglianico del Taburno, Taurasi, Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Falanghina e Campi Flegrei sono solo alcuni dei vini che hanno un bouquet reso unico dai sedimenti vulcanici depositatisi per secoli sui terreni coltivati.

  1. E infine… c’è tanto ed ottimo cibo!

Un viaggio in Campania non sarebbe completo senza la pizza. Questa regione ha i pomodori più saporiti del mondo che insaporiscono i piatti locali, compresa, ovviamente, la pizza. Una volta provata sarà difficile trovare una pizza altrettanto buona. Napoli è anche la patria degli spaghetti e le salse di pomodoro che accompagnano la pasta cotta al dente sono incredibilmente gustose. Per non parlare dei piatti a base di pesce, della colatura di alici, delle ricette dell’entroterra campano a base di formaggi, paste fresche, ortaggi e carni come quella del Vitellone Bianco e dell’agnello. Insomma, la Campania ti stupirà con le sue ricette uniche e ricche di sapore.

Scopri la Campania e i luoghi meravigliosi di cui abbiamo appena accennato. Per un’escursione puoi rivolgerti alla nostra Agenzia di Benevento che mette a disposizione auto a noleggio con conducente, van, minibus e pullman granturismo per i gruppi più numerosi. Contattaci allo 0824482030 oppure chiedici maggiori informazioni compilando questo form.

Caratterizzato da un aspetto medievale e particolarmente suggestivo, Sant’Agata dei Goti è un importante borgo campano in provincia di Benevento.

Sant’Agata dei Goti è un’affascinante città medievale piena di spettacolari opere d’arte, in una splendida posizione arroccata su una terrazza rocciosa tra due affluenti del fiume Isclero e alle falde del monte Taburno. La maggior parte degli storici ritiene che sia stata costruita sul sito di Saticula, un’antica città sannita conquistata dai Romani nel 343 a.C.

Notevoli viste panoramiche si possono godere da diverse parti del paese. Le sue fresche notti estive e l’abbondanza di ristoranti e pizzerie locali invogliano la gente del posto e i turisti a trascorrere le serate nelle strade e nelle piazze del borgo.

I frutti delle campagne intorno a Sant’Agata dei Goti sono abbondanti e offrono la possibilità di assaggiare i sapori locali, tra cui la mela annurca, una specialità locale coltivata in tutta la Campania, e gustare vini bianchi come la Falanghina o il Coda di Volpe, o vini rossi come l’Aglianico o il Piedirosso, tutti con storie antiche nella regione.

La storia di Sant’Agata dei Goti

Un borgo posto su uno sperone di tufo, con una storia che dura da innumerevoli secoli e dalle tradizioni molto interessanti.

Il borgo medievale di Sant’Agata dei Goti è una terrazza di tufo sospesa nel tempo e immersa nella natura. Tra distruzioni e occupazioni, nel tempo il paese del Sannio ha saputo resistere a varie vicissitudini. L’antico borgo di Saticula fu prima occupato dai Romani, dopo un’estenuante battaglia con i Sanniti, e poi conquistato dai Longobardi.

Furono quindi i Romani ad accamparsi prima sulla roccia, inizialmente solo con alcuni soldati veterani, per poi formare una colonia dell’Impero voluta da Ottaviano Augusto.

Nel Medioevo Saticula subì poi una serie di dominazioni: Goti, Longobardi, Normanni, Svevi e Angioini si susseguirono nel tempo.

Ma è nel VI secolo che l’antico borgo cambiò nome in onore di Sant’Agata.

Successivamente, secondo una delle teorie legate al nome del paese, diventa Sant’Agata dei Goti perché per molto tempo il luogo fu un feudo della famiglia francese De Goth.

Oggi il borgo sannita conserva gelosamente le tracce del suo lungo passato.

I vicoli, le case, il caratteristico tufo, i monumenti del centro storico e le chiese esprimono pienamente l’identità di questo borgo sulle colline beneventane.

Qui si può visitare un tempio pagano dedicato alla dea Cerere, che fu trasformato in tempio cristiano tra il VII e l’VIII secolo d.C. Ristrutturato nel 970, divenne una cattedrale, riccamente decorata dal vescovo Adelardo. Un secolo dopo, durante la dominazione normanna, fu completamente ricostruita in stile romanico. Poi, nel 1728 fu demolita e ricostruita in stile barocco. Fu riaperta al culto nel 1741 e la struttura settecentesca rimane tutt’oggi inalterata.

Cosa vedere a Sant’Agata dei Goti

Scopriamo insieme le cose assolutamente da vedere a Sant’Agata dei Goti.

Cattedrale dell’Assunta

L’edificio di culto più importante di Sant’Agata dei Goti rimane la Cattedrale dell’Assunta, fondata nel X secolo e dedicata all’Assunzione di Maria, in piazza Sant’Alfonso. Fondata su un tempio romano, la Cattedrale è stata più volte restaurata. A causa delle ripetute ricostruzioni, rimane poco dell’edificio originale. La cripta romanica mostra parti che potrebbero appartenere a diversi edifici preesistenti, compresi quelli romani o precedenti. Ad accogliere i turisti un lungo porticato con dodici colonne, la pianta a croce latina, le cappelle laterali settecentesche e gli altari in marmo. Di particolare interesse le raffigurazioni di animali mostruosi e di volti umani. Altre chiese interessanti sono quelle di Santa Maria di Costantinopoli, di Sant’Angelo in Munculanis e di San Francesco del 1282.

La Chiesa di Santa Menna del X secolo

A pochi passi dalla chiesa dell’Annunciazione ecco la chiesa romanica di San Menna. In questo luogo di culto alcuni importanti pezzi storici sono stati riportati alla luce dal restauro del XX secolo. La sua realizzazione si deve al conte Roberto il Normanno.

Il Castello, ovvero il Palazzo Ducale

Anche il Palazzo Ducale, antica residenza di diversi principi e di molte famiglie nobili, merita una visita. È una struttura imponente di fronte alla chiesa di San Menna, costruita nel 1100 d.c. dai Longobardi e poi restaurata dai Normanni. Delle antiche quattro torri del palazzo medievale, un tempo usato come prigione, ne rimane solo una. Nel corso dei secoli l’edificio è stato modificato più volte, secondo la moda del tempo e i gusti dei proprietari. I segni del passato e della lunga storia del Palazzo Ducale sono visibili ancora oggi attraverso le decorazioni pittoriche cinquecentesche. Un antico arco a tutto sesto permette di entrare nel palazzo e nel primo cortile, mentre i piani superiori conservano le interessanti tracce della costruzione medievale.

Chiesa gotica dell’Annunciazione del XIII secolo

Fu costruita nel 1238 e il suo interno romanico adattato si affaccia su un interno gotico che presenta favolosi affreschi del XV secolo, insieme a un dittico dell’Annunciazione della stessa epoca. Ristrutturata nel XV secolo e caratterizzata dal portale in marmo e dalla porta in legno, all’interno si può vedere l’affresco che racconta il Giudizio Universale e le vetrate policrome. La Chiesa dell’Annunciazione è un insieme di elementi decorativi gotici, barocchi e cinquecenteschi.

La sala del Consiglio nel Municipio

La sala fu decorata nel 1899 da Vincenzo Severino.

Il ponte sul Martorano

Una volta arrivati a Sant’Agata dei Goti non bisogna perdersi la passeggiata lungo il Ponte sul Martorano, dal quale è possibile godere di una vista incantevole su tutto il centro storico. La sera, con le luci che illuminano lo sperone di tufo e le case del paese, la suggestione aumenta.

Un borgo antico che è un vero gioiello

Il centro storico è un incrocio di vicoli e viuzze, casette, vecchie botteghe, palazzi antichi e chiese.

Un grande semicerchio dove il tempo sembra essersi fermato, spesso sede di set cinematografici.

Il primo colpo d’occhio su Sant’Agata dei Goti ci da l’impressione di trovarci in un borgo incantato. Il piccolo centro è arroccato su un costone di roccia a strapiombo sopra la gola di un fiume. Attraversare il ponte per andare sull’altro lato del costone roccioso è come lasciare il mondo moderno per quello antico.

Pur essendo a pochi chilometri da Caserta e dal suo magnifico palazzo reale, Sant’Agata è un mondo a parte. Con millenni di storia alle spalle, che parte dall’antica città sannita di Saticula, fu conquistata dai Romani, poi dominata dai Goti che le prestarono il nome, dai Longobardi, per poi diventare parte del Ducato di Benevento. Vive ancora nel Medioevo, dato che il centro storico è un labirinto ben conservato di vicoli stretti che portano a piccole piazze, con bei negozi e signorili palazzi.

Sant’Agata dei Goti è un vero gioiello, un borgo relativamente sconosciuto ma affascinante. Si trova nella provincia di Benevento, ai margini della regione vinicola più famosa della Campania, il Sannio. Ci sono negozi, ristoranti e panorami da godere insieme all’ospitalità degli abitanti, orgogliosi di condividere il loro patrimonio con i turisti.

A giugno di ogni anno la città tappezza le strade di petali di fiori in occasione del Corpus Domini, quando avviene l’Infiorata, dove stupefacenti “dipinti” sono realizzati sulle strade usando fiori, semi e foglie. C’è anche un Palio che si tiene ogni anno – la Giostra del Cavaliere Turchino – in occasione del quale i quartieri del borgo si sfidano in una animata competizione.

La gastronomia locale e i prodotti della natura

Chi viene a Sant’Agata dei Goti deve provare l’olio d’oliva locale, il vino e la frutta, soprattutto mele e ciliegie. Da non perdere la famosa “mela annurca”, mela tipica che ha ottenuto nel 2006 il marchio IGP e che è indicata per combattere il colesterolo. Il frutto, piccolo e schiacciato, è riconoscibile per le proprietà organolettiche ineguagliabili: polpa bianca compatta, acidula e incredibilmente dolce. La mela annurca era già conosciuta e molto apprezzata in epoca romana, era infatti citata da Plinio il Vecchio che localizzò le origini della mela a Pozzuoli.

Non perderti un’incredibile escursione in questo magico borgo medioevale. Se desideri ammirare un paesaggio incantato e fare un tuffo nel passato puoi rivolgerti con fiducia alla nostra Agenzia di Benevento. Organizziamo tour e visite guidate nei principali e più incantevoli siti della Campania, mettendo a disposizione i nostri pullman granturismo.

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La Sicilia è ricca di bellezza ovunque la si guardi, tuttavia molti dei suoi migliori tesori li trovate nella parte orientale dell’isola. La Sicilia orientale è sede di vulcani attivi, antiche rovine, città barocche e splendide spiagge, per non parlare del cibo favoloso e del vino che ha raggiunto fama mondiale.

Perché concentrarsi sulla parte orientale in particolare? La Sicilia è una grande isola, la più grande del Mediterraneo, inoltre non ha sviluppato infrastrutture come nel resto d’Italia e le brevi distanze si trasformano in lunghi viaggi. Di conseguenza, viaggiare per tutta l’isola è un’impresa difficile.

Per questo se il vostro tour è inferiore ai 7 giorni, vi invitiamo a concentrare la visita alla sola Sicilia orientale, altrimenti il giro sarebbe troppo dispersivo e rischiereste di fare frustranti toccate e fughe.

Le migliori destinazioni da visitare nella Sicilia orientale

A seguire le migliori destinazioni da visitare nella Sicilia orientale e i modi più piacevoli per trascorrervi il tempo.

Taormina

Taormina è probabilmente il posto più turistico da visitare in Sicilia, è infatti un’escursione molto popolare fra i turisti che scendono dalle navi da crociera ed è qui che troverete belle piazze, uno shopping di qualità e vedute incredibili su un mare scintillante.

Puoi camminare per le eleganti strade, visitare l’antico anfiteatro, fare shopping sfrenato nelle migliori boutique e, se hai più tempo, puoi dirigerti verso le spiagge circostanti.

Taormina è una meta mozzafiato, però attenzione al periodo in cui la visitate perché la folla di turisti può rovinare la magia della città, specialmente nei periodi di alta stagione. Detto questo, vi consigliamo di visitarla a primavera o dal mese di settembre in poi.

La cosa migliore da fare a Taormina? Andare al Cafe Bambar per una granita. Hanno più gusti di granita di quanti ne possiate vedere in qualsiasi altro posto dell’isola: stupendamente deliziosa!

Qual è il posto migliore per alloggiare a Taormina? Raccomandiamo di stare più centrali possibile in città, anche perché è una località posta su una collina e finire lontani significa doversi fare lunghe camminare in salita

L’Etna

Uno dei quattro siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco nella Sicilia orientale, l’Etna ha eruttato per ben 500.000 anni. Come risultato è venuto fuori un paesaggio spettacolare, qualcosa di molto diverso dalla Sicilia costiera. Ed è anche una pausa molto gradita dal caldo!

Qui potrete esplorare il vulcano a fondo, il vulcano erutta per gran parte dell’anno e se siete fortunati riuscirete anche a farvi una foto con la lava incandescente alle spalle.

D’inverno avete la possibilità di sciare sulle pendici dell’Etna. Quanti possono dire di aver sciato su un vulcano?

La cosa migliore da fare sull’Etna? Fare un tour guidato che vi spieghi la geologia, le piante e gli animali che vi vivono. Si può concludere il tour al tramonto con un aperitivo mentre si assiste a un tramonto vulcanico.

Qual è il posto migliore per alloggiare vicino all’Etna? In realtà consigliamo di stare a Zafferana Etnea nelle vicinanze. È un paese piccolo e accogliente e ci sono molti bei posti dove andare. E poi è piacevolissimo stare in piazza la sera e mangiare il gelato.

Aci Trezza

Aci Trezza è il classico posto che non compare nelle guide turistiche. E se comparisse probabilmente perderebbe tutto ciò che la rende incantevole.

Aci Trezza è una tranquilla cittadina di mare a nord di Catania. Non c’è molto da fare qui oltre a rilassarsi e ammirare le isole Ciclopi, ma questo è più che sufficiente per riempire la giornata. Si viene qui per rilassarsi ma dopo qualche ora di relax in riva al mare, vi sentirete una persona nuova.

La cosa migliore da fare ad Aci Trezza? Affittare l’ombrellone in un lido nelle vicinanze. Noi abbiamo provato il Ghenea Beach Club, su palafitte, per metà nell’acqua e per metà sulla riva. Raffinato ed elegante, fa cocktail eccellenti.

Qual è il posto migliore per alloggiare ad Aci Trezza? Questa è una località dove conviene stare proprio vicino al mare, perché è qui che si trova praticamente tutto.

Siracusa

Siracusa è sede di un altro dei siti Unesco della Sicilia orientale: la città antica e Pantalica, dove le tombe sono scavate nella roccia. Risulta d’obbligo fare una breve visita alla parte antica della città, ma la vera meraviglia è Ortigia, un’isola che ospita la città vecchia di Siracusa.

Ci si innamora di Siracusa per la forte architettura barocca in contrasto con i colori delicati. Specialmente durante i temporali si crea in città una luce davvero particolare e unica.

La cosa migliore da fare a Siracusa è andare a Ortigia, la città vecchia, e scattare foto appena prima del tramonto. Il centro storico dell’isola siciliana ospita infatti alcuni fra i più begli edifici di tutta la Sicilia.

Qual è il posto migliore dove alloggiare a Siracusa? Sicuramente Ortigia, la piccola penisola che sporge dalla terraferma: finché sarete lì, avrete facile accesso a tutto ciò che rende Siracusa meravigliosa.

Avola

Stai cercando di uscire dai soliti percorsi turistici ma desideri anche trascorrere un po’ di tempo in spiaggia? Avola è perfetta per entrambe le cose. La città ospita il tratto di spiaggia fra i più belli che si possano vedere in Sicilia e siamo abbastanza sicuri che anche nei periodi di punta non sia invasa da orde di turisti.

La città è deserta durante il giorno, ma di notte prende vita, con le persone che si riversano su Piazza Umberto I e restano fuori fino a tardi.

La cosa migliore da fare ad Avola? La sera (e per sera intendiamo almeno le 21:00) andare in Piazza Umberto I, prendere un tavolo all’aperto al Mizzica Wine Bar e ordinare il piatto di carne e formaggio insieme a un bicchiere di Nero d’Avola.

Dov’è il posto migliore per alloggiare ad Avola? Si può stare nel cuore della città vecchia oppure nei pressi della spiaggia.

Ragusa

Ragusa, altro patrimonio mondiale dell’UNESCO, è una delle città tardo barocche del Val di Noto. Le altre sono Modica, Noto, Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Palazzolo, e Scicli, tutte città distrutte dal grande terremoto nel 1693 e poi ricostruite in stile barocco.

Ragusa in particolare ha due sezioni diverse: Ibla è la città vecchia, la vista dall’alto è una delle migliori vedute di cui si può godere in tutta la Sicilia. C’è anche una sezione più moderna della città che ospita la cattedrale. Se però state cercando la magia, allora dovete visitare Ibla!

Matera in Basilicata è semplicemente meravigliosa ma ci sentiamo di dire che Ragusa potrebbe essere la sua sorella gemella, senza le grotte.

La cosa migliore da fare a Ragusa? Camminare e scoprire Ibla facendo foto.

Dov’è il posto migliore per alloggiare a Ragusa? È meglio essere a Ibla, ovviamente, ma tenete presente che questa non è una zona ideale per le persone con problemi di mobilità.

Catania

Se state cercando un assaggio di vita urbana nella Sicilia orientale, Catania è il posto ideale dove andare. Troverete una spettacolare architettura barocca, prezzi bassi e una presenza discreta dei turisti.

Noto

È proprio accanto ad Avola. Come il resto delle città della parte orientale dell’isola dichiarate patrimonio dell’umanità, Noto è stata ricostruita in stile barocco dopo il terremoto del 1693, e il suo pezzo forte è la cattedrale. Basta guardare le sue dimensioni! Inoltre, secondo alcuni sondaggi, emerge che Noto è la località barocca preferita di tutta la regione.

Modica

Guardando Modica viene in mente Berat, in Albania, con i suoi edifici piatti e frontali dalle infinite finestre. A parte questa prima impressione, Modica questa è sicuramente un’altra meravigliosa città barocca.

Questa città siciliana è famosa per il suo cioccolato, che deriva da una ricetta tradizionale azteca. Il Cioccolato di Modica può essere trovato in tutta la città e si tiene anche un festival chiamato Choccobarocco.

Consigli per viaggiare nella Sicilia orientale

La Sicilia è una regione molto diversa da quelle della restante penisola. I collegamenti fra le città sono difficoltosi, il dialetto è incomprensibile e il caldo estivo a volte è insopportabile nelle città. Ma l’architettura è unica al mondo, la frutta è più succosa ed è anche un posto favoloso per mangiare granita con brioche a colazione!

Se desideri scoprire le meraviglie della Sicilia orientale, partecipa al tour organizzato dalla nostra agenzia viaggi di Benevento dal 18 al 24 settembre 2021: un’occasione unica per ammirare l’arte barocca siciliana e vivere pienamente i profumi e i sapori di quest’isola unica al mondo. Contattaci allo 0824482030 oppure compila questo form.

L’antichissima città di Bolsena si trova sulle rive del più grande lago vulcanico d’Italia, il Lago di Bolsena, in provincia di Viterbo nell’angolo nord-occidentale della Regione.

Il lago, che è lungo circa 12 km e largo 14 km, è caratterizzato da un’acqua straordinariamente chiara e a tratti potabile, si trova nel cratere di un vulcano spento da tempo ed è circondato dalla catena montuosa dei Monti Volsini.

Lo circonda una strada che si snoda per circa 60 km, e il panorama offerto è sempre meraviglioso, sia che ci si trovi vicini o lontani dal lago. Il lago è circondato da alcuni splendidi paesi, consigliamo di visitare Montefiascone, Marta, Cività di Bagnoregio e Capodimonte. Altre piacevoli cittadine che sorgono sulle colline intorno al lago sono San Antonio, Gradoli, Grotte di Castro e Bolsena. Nel primo Rinascimento, la maggior parte di questi luoghi divenne il luogo di villeggiatura preferito della potente famiglia Farnese.

Le due piccole isole del lago, l’isola Bisentina e l’isola Martana, sono quel che rimane di antichi coni vulcanici. La Bisentina è particolarmente degna di nota per il suo bellissimo ambiente naturale e per i suoi antichi monumenti, tra cui la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo.

Bolsena fra ortensie, paesaggi da cartolina e tranquillità assoluta

Gli abitanti di Roma e le persone che vivono a 2/3 ore di macchina dai confini di Umbria e Toscana e sono in cerca di una meta fuoriporta, nell’entroterra, non hanno bisogno di andare oltre Bolsena. Tutti coloro che desiderano visitare o trascorrere un week end sul lago di Bolsena non devono far altro che dirigersi a nord sulla Via Cassia verso il più grande lago vulcanico d’Italia, la cui costa circolare di 43 km confina praticamente con la Toscana e l’Umbria. Qui troverete bellissimi paesaggi, acque placide, affascinanti città antiche e un’ottima cucina con piatti a base di pesce.

La città di Bolsena non rientra quasi per niente fra le mete turistiche degli italiani, eppure le sue virtù sono note da decenni agli esigenti turisti del Nord Europa. Infatti, è probabile sentire parlare olandese, fiammingo o tedesco nelle strade e nei ristoranti. Il lungomare e il porto hanno un aspetto piuttosto retrò, che ricorda un’epoca sicuramente meno difficile e stressante di oggi, con distese di prati immacolati, fontane e tavolini da caffè sotto gli alberi ed enormi gruppi di ortensie blu malva e bianche in estate.

Le escursioni da fare in un week end sul lago di Bolsena

Durante l’estate, si può fare una crociera alle isole del lago, Bisentina e Martana, partendo dal porto di Bolsena. Alcune gite comprendono anche una sosta alla Rocca Farnese di Capodimonte e una nuotata o un tuffo nelle cristalline acque del lago tra anguille, persici, coregoni e latterini, tutti regolarmente presenti nei menu dei ristoranti locali. Martana è legata al destino di un’altra donna finita tragicamente, la regina ostrogota Amalasunta, assassinata lì nel 534 per ordine di suo marito Teodato, che non condivideva la sua politica.

Escursioni intorno al lago e visita agli scavi archeologici di Poggio Moscini

Si possono fare delle piacevoli escursioni intorno al lago, presso l’antico borgo di pescatori di Marta e presso la città di Capodimonte, con chilometri di parchi erbosi sulla riva dove le famiglie possono affittare sedie a sdraio, andare in bicicletta, nuotare e rilassarsi in uno dei tanti caffè e ristoranti presenti. Interessanti anche gli scavi archeologici di Poggio Moscini e un castello medievale che ospita un bel museo con reperti dal periodo etrusco-romano al medioevo.

Alla scoperta del vino di Montefiascone

La vicina Montefiascone può vantare uno dei vini più apprezzati e più noti del Lazio. Poche guide turistiche possono resistere alla tentazione di tirar fuori la leggenda del famoso “Est! Est!!! Est!!!” Questo strano nome è attribuito a un servo fidato del cardinale Deuc che stava viaggiando attraverso le strade d’Italia per raggiungere Roma nell’anno 1111. Il cardinale aveva mandato il suo uomo in avanscoperta ad assaggiare i vini nelle osterie presenti lungo la loro strada, con l’ordine di contrassegnare i locali che servivano buon vino con la parola latina “Est!, che in questo caso significava “Qui va bene!”. Il servo era così entusiasta dell’annata di Montefiascone che scrisse “Est” tre volte con punti esclamativi. Verità o leggenda, questo fu il terzo vino italiano ad ottenere lo status di DOC nel 1966.

Oggi questo vino viene esportato in Giappone, Corea del Sud, Olanda, Belgio e Germania. Potete visitare la storica cantina Leonardi alla periferia di Montefiascone, fondata da Domenico Leonardi alla fine del XIX secolo ed ancora di proprietà della stessa famiglia. Si tratta di un vero e proprio tour che si snoda fra gallerie simili a catacombe, dove 100.000 bottiglie riposano, sparse in festoni di ragnatele. Con un po’ di immaginazione potete quasi sentire il cardinale gongolare!

La Cattedrale di S. Cristina a Bolsena

Bolsena ospita un festival annuale delle ortensie, che si tiene intorno all’ultima settimana di giugno quando le fioriture sono nel loro massimo. Grandi cespugli di ortensie fiancheggiano anche le file di giganteschi platani che costeggiano il viale che dalla piazza principale scende verso il lago. La strada prende il nome da Nicola Colesanti, un notabile locale che nel 1871 piantò i 220 platani lungo il viale e la riva del lago. Da allora, questi alberi non sono mai stati potati. Sono cresciuti fino a raggiungere altezze torreggianti e i loro tronchi colossali sono attorcigliati a formare sculture naturali astratte.

Il principale monumento di Bolsena è la Cattedrale di S. Cristina, dedicata a una bambina di 11 anni martirizzata durante il regno dell’imperatore romano Diocleziano. La sua festa annuale si svolge il 23-24 luglio ed è un evento importante, celebrato con una solenne processione. Durante la processione viene portata la statua della santa che si ferma regolarmente sulle tappe prestabilite per assistere a rappresentazioni dal vivo dei tormenti che subì prima di morire, recitati da giovani ragazze del posto. Infatti, ogni piazza attraversata dal corteo religioso è decorata con scene raffiguranti il martirio di Santa Cristina, creando una bella e magica atmosfera. Il percorso della processione inizia dalla cattedrale della città, si snoda per le strade e termina alla Chiesa del Santissimo Salvatore, situata nella parte più alta della città. Qui la statua trascorre una notte prima di tornare alla cattedrale la mattina seguente per una nuova processione.

L’edificio è molto antico ma è stato modificato molte volte e ora è un interessante mix di stili diversi dal primo medioevo in poi. Prendetevi del tempo per visitarlo: la cattedrale è uno scrigno di curiosità e opere d’arte. È anche un santuario, profondamente venerato dai credenti cattolici a causa del miracolo raccontato in un celebre dipinto di Raffaello nelle Sale Vaticane. Nel 1263, mentre un prete di Praga di nome Pietro stava officiando la messa, i fedeli videro sgorgare sangue dall’acqua santa. Il sangue macchio le vesti del parroco e le lastre di marmo tutt’intorno.

La cappella del miracolo e la grotta di Santa Cristina

Le pietre macchiate di sangue sono conservate in una teca dorata nella Cappella del Miracolo. Per vedere la teca bisogna attraversare una porta di marmo del XI e XII secolo, che conduce anche alla Grotta di S. Cristina. Qui viene conservato il sarcofago della martire, scoperto durante gli scavi archeologici nel 1880. Il miracolo di Bolsena diede origine alla festa annuale del Corpus Domini. Questa manifestazione religiosa si tiene in giugno e per l’occasione vengono stesi tappeti floreali lungo le strade di molte città. A Bolsena la festa è spettacolare, con un percorso floreale che si estende per tre chilometri.

Prima di lasciare la basilica, visitate la cappella dedicata a un’altra donna martire di Bolsena, Santa Maria della Pace. Era una suora missionaria in Cina, uccisa durante la rivolta dei Boxer nel 1900 e canonizzata da Papa Giovanni Paolo II nel 2000.

La nostra agenzia di Benevento organizza un’escursione nell’alto Lazio e sul lago di Bolsena, quattro giorni in pullman granturismo in cui visitare i territori degli antichi Etruschi e andare alla scoperta di Caprarola, Viterbo e Montefiascone.

Agropoli è una piccola cittadina con una popolazione di circa 25 mila persone. Durante i periodi estivi il numero di persone triplica e ben due terzi della popolazione sono turisti. Il clima mite, il mare pulitissimo e le spiagge spaziose attirano da anni i turisti da tutta Italia e dai paesi europei, trasformando Agropoli in un centro di divertimento, dove la vita non si ferma né di giorno, né di notte.

Tutta la zona costiera è occupata dalle spiagge. Nelle vicinanze si trovano ristoranti, centri commerciali e strutture per l’intrattenimento. Le persone che amano trascorrere le proprie vacanze attivamente non rimarranno deluse da questo posto, perché qui possono facilmente trovare centri sportivi, un moderno parco acquatico e luoghi di attrazione. I turisti che preferiscono la vita notturna hanno invece a disposizione discoteche, locali per il ballo e night club. Agropoli stupisce anche chi è alla ricerca della buona cucina: nei ristoranti locali vengono proposte varie ricette di pesce fresco, ma anche di tartufi, piatti di carne e, certamente, i migliori vini e dolci raffinati.

L’antica storia di Agropoli

La storia di questa attraente città inizia nel VI secolo, quando Agropoli era governata da una potente famiglia locale. Durante la sua storia, la città fu più volte oggetto di attacchi da parte dei pirati che volevano trasformare Agropoli in una loro base. Oggi fra le attrazioni architettoniche più preziose della città ci sono le antiche porte, che ricordano proprio quei tempi.

Uno dei simboli principali di Agropoli è un’antica fortezza che risale al XV secolo. Anche se le prime strutture difensive furono erette sul sito nel VI secolo, la fortezza si è perfettamente conservata fino ad oggi ed è il punto di riferimento storico più importante di Agropoli. Il potente castello è insolitamente di forma triangolare e una volta era circondato da un profondo fossato pieno d’acqua.

Il Castello Aragonese è imponente e per visitarlo tutto ci vorrebbe più di un giorno. Si trova in cima alla collina e per raggiungerlo bisogna superare un lungo percorso fatto a gradini. Non solo qui i turisti possono passeggiare liberamente nei dintorni, ma possono anche ammirare la collezione di numerosi oggetti d’arte al suo interno. Spesso ci sono interessanti eventi culturali tenuti sul posto: per esempio si può venire per un concerto di musica pop o anche per un evento di musica classica. La pittoresca posizione è ideale per passeggiate a piedi, ci sono diversi bei punti di osservazione da cui è possibile scattare incantevoli scorci della costa e ammirare il tramonto.

La città è riuscita a conservare anche altre memorie dei tempi dell’impero bizantino, come la bella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, la cui costruzione fu completata nel 593 e nel XVII secolo divenne sede principale di un arcivescovo. In onore di questi santi, c’è un’interessante celebrazione annuale che si tiene in città il 29 giugno. La festa è accompagnata da spettacoli di strada, eventi gastronomici e varie visite guidate, che fanno conoscere ai visitatori la cultura e la storia locale.

Ad Agropoli non mancano di certo le testimonianze della presenza dell’impero bizantino: oltre alla fortezza medievale, ci sono numerosi luoghi di sepoltura e strutture di protezione.

La principale attrazione religiosa della città è la magnifica chiesa di Santa Maria, costruita all’inizio del XVI secolo, ed è formidabile per le sue belle decorazioni originali e le antiche pitture murali. Si trova su una delle colline che si affacciano sulla costa e ci sono alcuni punti di osservazione naturali sul posto. Maria è considerata la patrona della città, così ogni anno il 24 luglio si tiene una festosa celebrazione in suo onore.

Tra i musei della città spicca il Palazzo Civico delle Arti. In questo magnifico Palazzo delle Arti si trova una ricca e diversificata collezione di mostre. Quasi tutto il piano terra è occupato dal Museo Storico. Sono presenti in questo museo anche vari artefatti archeologici, che sono stati trovati durante gli scavi eseguiti nel territorio della città.

Importanti fortificazioni locali sono le torri intitolate a San Francesco e San Marco. I visitatori della città devono assolutamente fare una passeggiata lungo una pittoresca zona portuale. Infatti, le possenti mura della città che la difesero dai ripetuti attacchi dei pirati e degli invasori nel Medioevo, si estendono per centinaia di metri e meritano di essere ammirate. Diverse strade anche pittoresche iniziano da qui, e fare una passeggiata rilassante diventa un grande piacere.

Parlando delle attrazioni di Agropoli, è necessario parlare della sua meravigliosa natura. I sorprendenti parchi marini degli Infreschi e di Santa Maria Castellabate attirano ogni anno migliaia di appassionati. Durante una passeggiata attraverso luoghi pittoreschi, si possono vedere bellissime grotte, meravigliosi boschetti di lavanda, così come rare specie di piante e abitanti tipici di queste zone: martore, cinghiali, pernici, volpi e aquile reali.

Cosa fare e cosa vedere ad Agropoli

Durante l’estate Agropoli offre a chi vi soggiorna per una vacanza, anche un’intensa vita notturna con club e discoteche. L’intera zona costiera è fatta di spiagge attrezzate con lidi e ristoranti alla moda, nonché diversi locali notturni.

Cosa fare ad Agropoli

Se ami la vita notturna puoi andare al New Carrubo Night Club, discoteca con un cocktail bar a dir poco eccellente. Il Luna Rosa invece è uno dei locali notturni preferiti dalla gente del posto. Per provare dei cocktail fuori del comune si deve andare alla Residencia El Chupito, caratteristica per l’architettura interna di tendenza.

Agropoli è il posto perfetto per una vacanza al mare, che qui è eccezionalmente pulito, inoltre si può fare il bagno tranquillamente da maggio fino a tutto a settembre. Particolarmente bella è la zona della riserva naturale del Golfo di Trentova. Se sei un fan degli sport estremi, devi provare le escursioni in quad lungo i sentieri impervi, mentre sulla spiaggia è possibile noleggiare moto d’acqua e fare kite surf. Naturalmente, ci si può rivolgersi a esperti istruttori e fare immersioni, come è possibile anche noleggiare una barca per fare delle escursioni in mare.

In città sono presenti molti negozi, caffè e ristoranti nei quali puoi andare nel tempo libero. Se siete ad Agropoli con i bambini, anche loro non si annoieranno. In città, infatti, c’è un parco acquatico con divertenti scivoli, ci si può andare con tutta la famiglia per trascorrere una giornata diversa.

Il Borgo Medievale di Agropoli è una sorta di piccolo centro storico, un luogo accogliente e tranquillo che pare ancora immerso nei secoli passati. Sul lato sinistro c’è il porto e sulla destra si possono ammirare splendide vedute del golfo. E’proprio qui che si trovano la Chiesa della Madonna di Costantinopoli e il Castello Angioino Aragonese, insieme alla Porta Monumentale. Un altro interessante posto da ammirare sono “Gli Scaloni”, ovvero una scala che sembra condurre al cielo e da cui si ha una fantastica vista panoramica del porto di Agropoli.

Cosa vedere ad Agropoli e nei dintorni

In estate Agropoli diventa una fra le più interessanti stazioni balneari d’Italia. Anche nei dintorni ci sono interessanti siti che meritano di essere visitati.

Gli appassionati di archeologia saranno deliziati dall’opportunità di fare una visita alle magnifiche rovine dei Templi Greci di Paestum. Si tratta di un enorme complesso che comprende i templi di Atena, Poseidone, Hera, l’anfiteatro, Porta Giustizia. Qui si trova anche il Museo Archeologico Nazionale di Paestum. La sera qui si tengono concerti e i templi del complesso vengono illuminati, evocando un senso di romanticismo. Questo è anche un ottimo luogo per passeggiate tranquille.

Un altro interessante sito è Punta Tresino. Si tratta di una località con antichi villaggi, molto piacevoli da visitare. Da qui si possono ammirare splendide vedute sulla costa cilentana e si può osservare la soleggiata Agropoli, che da questo punto svela la sua “anima”. Ai piedi del Castello Angioino Aragonese si trova il belvedere di via C. Rossi che offre una vista panoramica sulle spiagge con le torri di avvistamento.

Potete anche godervi un giro su un quad nei dintorni di Agropoli. Ci sono diverse attività di noleggio che vi aiuteranno a realizzare questo desiderio. Questo veicolo è una combinazione fra una moto e un fuoristrada, divertente da guidare. Per guidarlo non c’è bisogno di nessun tipo di addestramento particolare, tuttavia se non lo avete mai guidato prima, è meglio cercare l’aiuto di un istruttore.

Se desideri trascorrere una vacanza ad Agropoli, puoi rivolgerti alla nostra agenzia di Benevento. Abbiamo organizzato un soggiorno mare presso l’Hotel Serenella a cavallo fra la fine di agosto e l’inizio di settembre, probabilmente il periodo migliore per godersi questa splendida località lontano dalla confusione ferragostana!

Se sei alla ricerca di arte e storia mentre stai facendo un tour nella regione Molise, allora non perderti la città di Agnone nell’alto Molise. Tanto che la città è soprannominata “Atene del Sannio” o “Atene dei Sanniti”.

Nella porzione settentrionale del Molise, Agnone è una piacevole sorpresa. Questo paese di 5.400 abitanti, famoso per la sua storica fabbrica di campane, una delle poche autorizzate ad esporre lo stemma papale, ha saputo negli ultimi anni sviluppare una serie di attività per attirare il turismo nella zona. Tra le principali attrazioni, sono stati aperti agriturismi, l’equitazione è un’attività estremamente diffusa, eventi speciali – tra cui fiaccolata natalizia, la cosiddetta “N’docciata” alla vigilia di Natale e la Fiera delle Arti e dei Mestieri Antichi in agosto – senza dimenticare i tour incentrati sull’archeologia.

Ci sono molti eventi culturali durante l’anno, poi se capiti ad Agnone il 25 marzo non puoi perderti la Fiera della SS. Annunziata.

Ogni sabato dalle 07:00 alle 14:00 si tiene il mercato settimanale in Piazza del Popolo, via Salvo D’Acquisto, via Don Bosco e Largo Sabelli.

La storia di Agnone

Situata su uno sperone roccioso nella zona montuosa dell’Alto Molise, Agnone ha una lunga storia; si pensa che si sia sviluppata sulle rovine dell’antica città sannitica di Aquilonia, che fu rasa al suolo dai Romani quando conquistarono il Sannio. I Sanniti parlavano l’osco ed è ad Agnone che è stato trovato il più importante documento antico della regione: la “Tavola Oscana”, o “Tabula Osca”, un’iscrizione in bronzo del III secolo a.C. scritta in alfabeto osco e ora conservata al British Museum.

I resti del passato di Agnone sono ovunque, a cominciare dall’architettura in stile medievale del paese, visibile nelle 19 chiese, tra cui la Chiesa di San Marco del XII secolo, impreziosita da un portale rinascimentale, e la Chiesa di San Francesco del XIV secolo, con un portale gotico sormontato da un elegante rosone.

Nell’XI secolo, il culto di San Marco fu introdotto ad Agnone e furono portati artisti da Venezia per decorare le case dei residenti locali con sculture del leone di San Marco, visibili ancora oggi.

La storia di Agnone è legata alla lavorazione dei metalli

Oro, rame, ferro e bronzo. Il bronzo è sinonimo di campane. I Marinelli sono rimasti gli unici a tramandare di padre in figlio questa antica e nobile arte di fondere il bronzo per fare le campane. L’origine della lavorazione del bronzo è molto antica e incerta, e una delle campane del Museo Marinelli risale all’anno 1000.

Alcune fonti autorevoli attestano che l’origine della fonderia di Agnone risale al XV secolo, quando l’industria della fusione ebbe inizio nella bergamasca e a Roma, e che fu il fonditore Giuseppe Campato a introdurre quest’arte nella città di Agnone.

Altre antiche famiglie di fonditori che si spostarono nel tempo e poi scomparvero furono: i Desiata, i Cacciavillani, i Saia e i Camperchioli. Visitare il museo della Pontificia Fonderia Marinelli ti introdurrà nel mondo delle campane “la voce degli angeli” e di tante campane in tutto il mondo, tra storia e curiosità. Un viaggio fatto di immagini, campane di ogni epoca e oggetti legati al mondo della fusione, fino ad arrivare ad un concerto di campane suonate nel grande laboratorio dove si trovano i forni, con i legni accatastati, i buchi nel pavimento per lo stampaggio delle grandi campane, le campane in costruzione… qui si vive una sensazione unica che solo un luogo incantato come questo può trasmettere. Assolutamente da non perdere!

La fonderia Marinelli

La maggiore attrazione di Agnone rimane la Pontificia Fonderia Marinelli, una fonderia di campane fondata nel 1040, considerata la più antica impresa familiare italiana e tra le più antiche imprese familiari del mondo, ancora gestita dalla famiglia Marinelli che la rilevò nel 1339.

La fonderia Marinelli ha prodotto campane di bronzo per le chiese di tutta Italia e del mondo, anche per la ricostruita Abbazia di Montecassino dopo la seconda guerra mondiale. I fonditori Marinelli hanno fatto risalire l’arte di fondere il metallo per le campane al 1339, anno in cui Nicodemo Marinelli “Campanarus Anglonensis” firmò un bronzo di circa 50 kg.

Il riutilizzo di materiale per campane analoghe è un procedimento ancora oggi usato dai fonditori per realizzare campane per motivi devozionali o anche economici.

La fabbrica comprende il Museo delle campane Marinelli, dove sono esposte campane con oltre 1000 anni di storia e altre più recenti. I visitatori possono vedere gli artigiani al lavoro mentre costruiscono le campane usando ancora la stessa tecnica impiegata 1000 anni fa. L’intero processo produttivo basato sulla lavorazione manuale è rimasto pressoché lo stesso. Tra i visitatori più illustri del museo c’è stato Papa Giovanni Paolo II nel 1995. Molte delle campane realizzate dalla fonderia si trovano infatti in Vaticano. La Chiesa cattolica romana è quella che commissiona la gran parte degli ordini che pervengono all’azienda.

L’azienda ha realizzato anche una copia in bronzo dell’antica Tavola Oscana, una lastra in bronzo del III secolo a.c. rinvenuta oltre un secolo fa a Capracotta. L’originale può essere ammirato al British Museum di Londra.

Fra le curiosità: l’ultima campana ad essere appesa nel campanile della Torre di Pisa è stata creata da Marinelli. Questa fu realizzata per sostituire una campana del XVII secolo, del peso di 600 kg, danneggiata durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Se ci sono le campane ci sono anche le chiese

Non sorprende che Agnone sia ricca di piccole botteghe artigiane, bei palazzi nobiliari ma, soprattutto, chiese prestigiose!

È logico che una città nota per le sue campane debba avere anche diverse chiese. Infatti, il centro di Agnone è letteralmente un tripudio di chiese, molte risalenti alla metà del XV° secolo o anche antecedenti. Tra le più importanti c’è Sant’Emidio del 1443, l’unica per la sua austera facciata in stile toscano e l’interno asimmetrico a doppia navata.

La chiesa di Sant’Antonio è del 1128, ed è anche la tappa finale della famosa ‘Ndocciata, la celebre fiaccolata della vigilia di Natale. La chiesa di Sant’Antonio ha un prezioso portale romanico e un campanile del ‘600.

Durante la Settimana Santa, a partire dal Venerdì Santo, la tranquilla Agnone si animava con la sua processione del Cristo Morto. Questo appuntamento annuale è guidato dalla Congregazione dei Morti, un gruppo di persone incappucciate di nero che partono dalla chiesa di Santa Croce edificata nel 1446. La chiesa di San Marco Evangelista è caratterizzata da un grande portale rinascimentale adornato da un leone in rame. Al suo interno ci sono il dipinto della Sacra Famiglia, bellissimi altari e un ostensorio in rame dorato e smalto.

Il folklore di Agnone

Tutti gli anni, il 24 dicembre, centinaia di persone provenienti dalle varie contrade della città e vestite con abiti tradizionali, percorrono le vie principali portando le ndocce accese e dando vita ad un gigantesco, spettacolare e suggestivo fiume di fuoco. Sicuramente nel mondo è il più importante appuntamento natalizio legato al fuoco e accompagnato dal suono delle campane e delle zampogne. Si tratta di un antico rito pagano nato intorno all’anno Mille e trasformatosi poi in una festa cristiana. In questa celebrazione si rende onore a Gesù che nasce e che salverà il mondo con la sua Luce.

C’è un detto che afferma che il Molise non esiste. Forse perché esiste una parte d’Italia che non è più riconoscibile a tanti. Si tratta dell’Italia dei paesaggi rurali e dei riti tradizionali praticamente del tutto sconosciuti al turismo. A più di due ore di macchina e di treno da Roma, il Molise è difficile da raggiungere. Basti considerare che un treno veloce ti porta da Roma a Firenze in circa un’ora! E così capita che Agnone, nonostante i suoi sforzi per attirare i turisti, rimanga nascosta a tutti tranne che a coloro che la cercano.

Se vuoi andare alla scoperta di Agnone, della sua storia e del suo folklore, rivolgiti alla nostra Agenzia. Fai un’escursione per scoprire la “città delle campane” e la bellezza di uno dei borghi più ricchi di storia d’Italia. Puoi richiedere informazioni compilando il form contatti oppure chiamando allo 082448203o 

Pioppi è uno di quei rari paesi di fronte al mare che conserva ancora il suo carattere antico e il suo fascino senza tempo, senza essere diventato un posto pieno di resort per folle estive di vacanzieri.

Il suo ambiente è perfetto, una terrazza sul mare, quasi da cartolina: un arco lungo la baia con un lungomare che non è stato cementificato o commercializzato limitando il piacere del mare, con vedute che si proiettano fin sulle colline che circondano la baia. Qui si può respirare l’aria fresca di mare carica di iodio e nuotare in un’acqua perfettamente cristallina!

Pioppi, un’oasi di semplicità per le vacanze estive

Pioppi è veramente una piccola oasi di serenità, con il mare spesso lievemente mosso da un piacevole vento. Un borgo fatto apposta per chi ha bisogno di liberarsi degli affanni e delle preoccupazioni quotidiane, un posto che rimane nel cuore per sempre e di cui non ci si dimentica. Ci vuole davvero poco per visitarlo tutto, con le sue casette stese lungo il mare per neanche un chilometro, in un paio di ore si scoprono sia i due musei che la piccola chiesa, ma vale davvero la pena trascorrervi un soggiorno mare perché si rimane rapiti dalla sua semplicità e dalla sua pace silenziosa.

L’intero borgo marinaro è attraversato dal lungomare che, insieme alle casette e al mare stesso, forma un quadro armonioso di tranquillità. La vita si concentra tutta nella piazza del borgo, nella quale si trovano bar, ristoranti e pizzerie che regalano vedute meravigliose in situazioni di totale relax. Assolutamente lontana dal turismo di massa, Pioppi è una delle nostre mete predilette nel Cilento che, come tutte le oasi micro-dimensionate, sembra quasi un miraggio. Passeggiare al tramonto sul lungomare, lontano dagli schiamazzi, regala pace e serenità ed è un’esperienza totalmente rilassante.

La storia di Pioppi

La cittadina è veramente un gioiello con le sue spiagge non affollate che sono proprio lì, facilmente accessibili dal paese. Pioppi è una frazione marina della vicina Pollica, ma è stata una città portuale marittima a pieno titolo per diversi millenni. Fu fondata dai Greci, poi popolata da Romani, Longobardi, Normanni e quindi dalla solita serie di feudatari che si sono succeduti nel tempo.

Pioppi fu menzionata sia da Plinio che da Strabone, storici antichi, e fu collegata strettamente al fiorente centro greco di Velia, l’antica Elea. I Saraceni razziarono Pioppi, causando enormi danni e diffondendo così tanta paura che gli abitanti fecero i bagagli e si trasferirono nell’entroterra, a Pollica e Casal Velino per un certo periodo.

Nel secolo scorso Pioppi ha guadagnato una certa notorietà non per la sua storia antica ma per la sua dieta storica. Quando il noto medico cardiovascolare e ricercatore nutrizionale americano Ancel Keys venne in città, studiò le abitudini alimentari della zona per capire la longevità degli abitanti. Ha giustamente concluso che ciò che si mangia ha un impatto sulla salute e ha passato il resto della sua vita a proclamare la superiorità della Dieta Mediterranea attraverso le sue conferenze e i suoi libri. Keys stesso fu il pioniere della nutrizione, formulò le ormai famose “razioni K” per l’esercito americano, dove la “K” stava per Keys. Visse il resto della sua vita a Pioppi, dove si spense nel 2004 all’età di 100 anni!

Il Castello sulla spiaggia è stato costruito nel XVIII secolo ed ora ospita un paio di musei.

Cosa offre Pioppi

Pioppi offre una bella atmosfera rilassante per una vacanza tranquilla e lontana dalle folle estive, dove si può godere di buon cibo, buon vino, grandi spiagge e belle passeggiate. Il paese ha conservato la sua struttura originaria, con poche case affacciate prevalentemente sul mare, così come l’atmosfera di un borgo marinaro del Cilento. Il lungomare è pittoresco, e ci sono molti sentieri sulle colline per fare lunghe passeggiate.

L’antica città di Velia è vicina, e non è troppo lontana nemmeno Paestum. Ci sono graziose cittadine praticamente sconosciute nei dintorni, come Pisciotta, Acciaroli, e una splendida costa tutta da esplorare. Sono meritevoli di una visita sia il Museo Vivo del Mare che il Museo della Dieta Mediterranea all’interno del Palazzo Vinciprova. Gli sport acquatici e le sagre estive richiamano durante i mesi estivi subacquei, amanti della pesca e turisti desiderosi di trascorrere dei giorni immersi in una natura ancora incontaminata.

La spiaggia è una lunga lingua composta per lo più di ciottoli, dove si trovano pochi lidi ben attrezzati, ma anche spiaggia libera. Il mare è limpidissimo e pulito, pluripremiato Bandiera Blu,  in prossimità degli scogli si possono vedere con una maschera da sub numerose varietà di pesci. Il soggiorno mare a Pioppi è ideale per tutti coloro che amano località di mare tranquille e senza movida eccessiva.

Dove mangiare a Pioppi

Ci sono diversi bar, ristoranti e pizzerie di buon livello, dove si mangia in maniera semplice ma sempre molto bene. Fra questi segnaliamo il Myosotis da Rossano. Inserito in un bel giardino esotico di fronte al mare, qui è piacevole fermarsi a pranzare per gustare piatti locali genuini. Si può mangiare pesce azzurro appena pescato, le linguine alla Myosotis con datterini rossi, olive e alici salate, ravioli al baccalà oppure con la burrata, paccheri con i granchi. Fra i secondi si può scegliere fra fritture di pesce, pastacresciute con i fiori di zucca, alici salate e verdure di ogni tipo.

Anche al Pioppi Bar si mangiano piatti locali freschissimi: antipasti di ceci, cozze e cavatelli, primi a base di fusilli fatti a mano, orata all’acqua pazza, crostate con la marmellata.

Dove dormire per un soggiorno mare a Pioppi

Per un soggiorno mare a Pioppi consigliamo l’hotel La Vela, un 4 stelle che si caratterizza per gli impeccabili servizi, molto tranquillo e con camere in stile Minimal che affacciano proprio sul mare con vista mozzafiato.

L’hotel La Vela sorge nel cuore del borgo, proprio di fronte al mare e mette a disposizione dei suoi clienti una spiaggia sabbiosa e privata con accesso diretto. Il ristorante offre ricette a base di pesce e piatti ispirati tutti alla Dieta Mediterranea, che qui è nata. Mette a disposizione un fresco pergolato sotto cui mangiare, perfetto per rilassarsi di fronte al mare.

L’hotel dista appena un minuto a piedi dal Museo della Dieta Mediterranea e per coloro che amano la natura e le passeggiate, c’è la possibilità di fare lunghe escursioni a piedi nelle colline adiacenti immerse nella macchia mediterranea.

Se desideri trascorrere un soggiorno mare a Pioppi, puoi rivolgerti alla nostra Agenzia a Benevento. Il nostro staff sarà a tua disposizione per fornirti tutte le informazioni che ti occorrono: puoi contattarci allo 0824482030.

Benvenuto nella vacanza che realizza i sogni di tutte le persone che amano il mare e il divertimento in uno dei luoghi più belli della Basilicata, nel cuore della Magna Grecia! Sabbia, mare e occhiali da sole sono tutto ciò di cui hai bisogno per iniziare la tua rievocazione di Cast away, solo che a differenza del celebre film con Tom Hanks, a Scanzano Jonico troverai ottimi piatti, divertimento e ogni tipo di comodità. Niente zattera fatta in casa o pallone con una faccia disegnata sopra. Qui potrai goderti la spiaggia e il mare cristallino e pulito che hai sempre sognato.

Perché un soggiorno mare a Scanzano Jonico?

Durante un soggiorno mare a Scanzano Jonico ti svegli la mattina con una vista che ricorda le migliori immagini patinate dei depliant turistici, con gli alloggi lungo la costa che vanno dai caratteristici bungalow agli hotel di lusso in stile resort. Un giorno puoi immaginare di sorseggiare un cocktail da un guscio di noce di cocco e il giorno dopo di essere steso su un paio di asciugamani con i tuoi amici, realizzando il sogno di un soggiorno mare semplicemente perfetto. Poi, lezioni di paddle board e una grigliata al tramonto seguita dalla gioia di riposare in una camera dotata di ogni comfort, mentre il suono del mare ti culla nel sonno.

Hotel e resort con servizi eccellenti

Gli hotel ed i resort disseminati lungo le spiagge di Scanzano Jonico combinano un’ottima posizione con servizi alberghieri eccellenti, capaci di attrarre ogni estate migliaia di vacanzieri alla ricerca di un soggiorno mare divertente e di un’abbronzatura perfetta, grazie anche a chilometri di costa soleggiata e a tratti selvaggia.

Hai mai visitato un posto nuovo ed esclamato “wow”? Per molti turisti succede così a Scanzano Jonico.

Il contesto naturale e paesaggistico

La località lucana non è certamente così popolare come altre mete turistiche in Italia, ma non lasciarti ingannare. Scanzano Jonico, situata tra le foci del Cavone e dell’Agri, è una piccola ma bella località turistica che merita un soggiorno, sarai sorpreso dalle cose uniche da fare e dai luoghi che puoi esplorare durante il tuo soggiorno mare qui.

Sulle orme degli uomini e della civiltà della Magna Grecia, la costa è circondata da una verdeggiante pineta in un contesto naturale che affascina. Sopra ogni cosa, ha un mare decisamente più pulito e spiagge ancora incontaminate rispetto ad altre località limitrofe che distano appena pochi chilometri, con diversi tratti di litorale libero.

Il mare è cristallino, il fondale è basso e la sabbia è bianca, un soggiorno mare perfetto soprattutto per i bambini che potranno nuotare e provare tutti gli sport acquatici. Tra le spiagge di sabbia dorata merita di essere citata quella di Terzo Cavone, che prende il nome dall’omonimo fiume, davvero particolare perché la spiaggia è circondata da una vegetazione selvaggia che rende il paesaggio veramente suggestivo. Ricchissima, quindi, la flora e la fauna sull’intero litorale di Scanzano Jonico.

La cucina è ottima ed è il posto ideale per un soggiorno mare per le famiglie che amano i luoghi poco affollati. Però la sera i lidi si animano e da giugno a settembre sono popolatissimi e sempre in fermento, eccellente richiamo per tutti quelli che amano la vita notturna e la movida.

Cose da fare a Scanzano Jonico

Nelle prime tre settimane di agosto a Scanzano Jonico e nei paesi intorno si organizzano sagre e feste, ideali per vivere il folklore locale e scoprire le tradizioni lucane. Con la macchina ci si può spostare per visitare il Parco Letterario Isabella Morra a Valsinni, dove nei mesi estivi la Proloco organizza uno spettacolo serale che racconta la vita e le opere della poetessa del ‘500, con ristoranti e animazioni nella splendida cornice del castello.

Merita una visita anche il Parco di Jonè, dedicato alla salvaguardia di numerose specie animali marine. Indicato soprattutto per famiglie con bambini, i quali possono seguire percorsi didattici che educano ai valori del mare e dell’ambiente marino.

A soli 15 minuti di auto c’è l’immancabile Acqua Park Acquazzurra. Nel Parco i più grandi ed i piccoli possono trascorre una giornata divertentissima di svago tra scivoli, attrazioni e tanto sport.

Se vieni a Scanzano Jonico puoi fare un salto anche al Parco Avventura del Pollino. Qui si possono vivere giornate intere immersi nella natura più selvaggia, facendo escursioni, arrampicate, rafting e passeggiate in mountain bike.

Scanzano Jonico ha il vantaggio che è facilmente raggiungibile in aereo, treno e pullman, oltre che naturalmente in auto. È la soluzione perfetta di vacanza per le famiglie grazie alla presenza dell’animazione e di tanti servizi dedicati ai bambini nei villaggi e nei resort.

Per coloro che amano andare alla scoperta dei sapori locali, ci sono numerosi agriturismi immersi nel verde. In questi ristoranti è possibile gustare le ricette della tradizione locale e scoprire i sapori della cultura contadina.

Futura Club Danaide: soggiorno mare a Scanzano Jonico

Il Danaide Resort si trova a Lido Torre. Questa splendida struttura dispone di 122 camere. Il Club Danaide accoglie gli ospiti con la sua eccellente cucina, la spiaggia privata e una spa per i trattamenti benessere. La spiaggia è incontaminata, caratterizzata da dune sulle quali cresce una rigogliosa flora mediterranea.

Il resort è composto da un complesso centrale, dove si trovano i servizi e parte delle camere e da una serie di edifici più piccoli.

Il ristorante è à la carte e climatizzato. Tutte le 122 camere hanno aria condizionata, balcone o patio, frigorifero, cassaforte, telefono e tv a led. Ogni bagno è fornito di asciugacapelli. Gli ospiti del Futura Club Danaide possono usufruire di vasca idromassaggio, wi-fi gratuito e una bellissima piscina all’aperto da ben 1.800 metri quadri. Il personale della reception fornisce assistenza per la custodia di oggetti di valore, escursioni e biglietti.

Servizi del Futura Club Danaide a Scanzano Jonico

Presso la struttura è disponibile un efficiente servizio lavanderia. Inoltre puoi fare numerosi sport. La struttura è dotata di tre campi da tennis, di una centro polivalente per il tennis e il basket, campi da calcetto in erba sintetica, di una pista per le bocce e di una zona dedicata al tiro con l’arco. Presso il Danaide Resort potrai fare la sauna finlandese, il bagno turco, il percorso Kneipp, docce emozionali e cromoterapia, massaggi e trattamenti estetici grazie ad un moderno centro benessere.

Tutta la famiglia potrà godersi una vacanza rilassante, ma anche dinamica e all’insegna del divertimento garantito dal formidabile staff dell’animazione.

Se ami la natura ancora incontaminata, l’acqua cristallina del mare, la buona cucina e desideri trascorrere dei giorni in pieno relax con la possibilità di conoscere nuove persone, un soggiorno mare a Scanzano Jonico presso il Futura Club Danaide è tutto quello di cui hai bisogno.

Per maggiori informazioni e per la prenotazione puoi rivolgerti alla nostra agenzia a Benevento. Il nostro staff è tua disposizione per trovare la migliore soluzione vacanza per te, la tua famiglia e i tuoi amici, se viaggi in gruppo.

Puoi contattarci senza impegno allo 0824482030 oppure compilare il form contatti.

La Via Francigena è un lungo tratto di quell’antico percorso che un tempo i pellegrini facevano a piedi da Canterbury fino a Roma, entrando in pieno uso a partire dall’XI secolo circa.

Il vescovo Sigerico di Canterbury fece il primo viaggio a Roma nel 990 d.C., ricevendo grandi onori dal Papa. Egli conservò i dettagli dei suoi viaggi in un libro che divenne in seguito la mappa del pellegrinaggio di oggi, più o meno.

Nel percorso si incontrano molte città interessanti, dalla roccaforte romana di Aosta, con alcune grandi rovine da visitare, a Ivrea, nota per il suo carnevale con il lancio delle arance, a Vercelli per il suo riso, a Luni, da cui prende il nome la Lunigiana, con più di 160 castelli e rovine di castelli da visitare. La via è costellata da altre destinazioni irresistibili, come San Gimignano con le sue torri, Siena con il suo caratteristico Palio. Oggi è un ottimo percorso per fare trekking, ma si può fare in auto o anche in treno.

Storicamente, l’improvviso afflusso di viaggiatori in gruppo rese il viaggio, e di conseguenza il commercio, più sicuro lungo queste strade. Così, le città più ricche e dalla meravigliosa architettura dell’XI e XII secolo si trovano proprio lungo questo antico percorso.

Utilizzare le vie di pellegrinaggio o le vecchie strade romane per organizzare un viaggio è un’idea eccellente!

Via Francigena: 3 mesi per percorrerla tutta a piedi

Questa antica strada di pellegrinaggio che ha inizio addirittura dalla Cattedrale di Canterbury, nel Regno Unito, e conduce i pellegrini attraverso l’Europa fino a Roma, è lunga ben 1900 km.

Ci vogliono 3 mesi per percorrere a piedi l’intera lunghezza della Via Francigena e più di un mese per percorrerla in bicicletta. Tuttavia, la maggior parte dei pellegrini e dei turisti sceglie di fare giusto qualche tappa di pochi giorni oppure una settimana alla volta.

Qual è il momento migliore per percorrere la via Francigena?

Sebbene fosse caduta quasi in oblio, oggi la Via Francigena sta ritrovando nuovo smalto e ogni anno è sempre più frequentata. Si stima che tra le 2.000 e le 3.000 persone camminino o pedalino lungo le porzioni della Via Francigena ogni anno.

Alcune sezioni della Via Francigena, come quelle che passano in Toscana o nelle zone più vicine a Roma, sono le più battute ed è qui che si incontra la maggior parte dei pellegrini e dei turisti che percorrono questo antico percorso.

Da un punto di vista sociale, la primavera e l’autunno sono i periodi migliori per viaggiare in questi luoghi. Buona parte dei tratti sono percorribili a piedi anche in inverno, a parte le regioni di montagna come il percorso che attraversale le Alpi e il Passo del San Bernardo, sebbene queste saranno esperienze ben più solitarie.

Alcuni hotel e residence, in particolare nelle zone rurali, potrebbero essere chiusi lungo il percorso. Per questo potrebbe rendersi necessario allontanarsi dalla Via Francigena per trovare un’adeguata struttura ricettiva. Se sei interessato a viaggiare nei mesi invernali, verifica con la nostra agenzia di viaggi le possibili soluzioni: saremo in grado di consigliarti e confermare la disponibilità.

I periodi migliori ma anche i più affollati

La Toscana è una dei percorsi preferiti della Via Francigena. I mesi primaverili e autunnali sono i migliori se si vuole evitare il caldo estivo di luglio e agosto.

A settembre e ottobre, godrai di temperature piacevoli e potrai anche assistere alla vendemmia in pieno svolgimento.

L’ultimo tratto fino a Roma può essere percorso senza problemi tutto l’anno, ma la primavera e l’autunno sono sicuramente le stagioni migliori in termini di temperatura e condizioni meteo.

La Pasqua è un momento speciale nella Città Eterna, ma le prenotazioni per questo periodo dell’anno devono essere fatte con largo anticipo per assicurarsi un alloggio in città.

Se ti stai quindi organizzando per percorrere la Via Francigena in coincidenza con feste ed eventi particolari, assicurati di prenotare per tempo. La disponibilità di alloggi può essere limitata per quelle date!

Contatta i nostri consulenti di viaggio per conoscere i momenti migliori per percorrere la Via Francigena o per sapere quali sono le sezioni del percorso più affascinanti, insieme agli hotel e alle disponibilità per il periodo che ti interessa.

I tour più popolari della Via Francigena

  1. A piedi attraverso la Toscana. Camminare da Lucca a Siena è uno dei tour preferiti dalle persone. Ci vogliono otto giorni per completarlo e si cammina in una regione di meravigliosa bellezza e storia, fermandosi in città come San Gimignano e Siena.
  1. Cammino fino a Roma. L’ultima sezione della Via Francigena, dalla medievale Viterbo a Roma, è il miglior percorso da fare se si desidera camminare fino a Roma e richiedere il certificato di pellegrinaggio “Testimonium”. Che cos’è il Testimonium? Si tratta di una pergamena che in passato veniva rilasciata ai pellegrini per dimostrare di aver percorso il cammino, quindi di aver compiuto il pellegrinaggio così da essere sciolti dal voto. Oggi il Testimonium viene rilasciato esclusivamente ai pellegrini che presentano la credenziale timbrata ed hanno percorso a piedi gli ultimi 100 chilometri.
  1. Il cammino di San Francesco. Questo è un percorso alternativo per Roma, ispirato alla vita e agli insegnamenti di San Francesco d’Assisi. Si tratta di un percorso di 4 settimane da Firenze ad Assisi, la Valle di Rieti attraverso gli Appennini e infine Roma. Anche se più breve, il Cammino di Francesco è un percorso impegnativo, consigliato solo a escursionisti esperti.
  1. Pellegrinaggio a Pietrelcina. In Campania è stato inserito il percorso religioso di Pietrelcina all’interno della cosiddetta “Via Francigena del sud”. Si tratta di un percorso dedicato ai moderni pellegrini che, partendo da Roma e attraversando il basso Lazio, giungono fino in Campania per dirigersi poi in Puglia e imbarcarsi alla volta di Gerusalemme e della Terra Santa. Un’occasione importante per valorizzare il territorio sannita e le aree rurali grazie al turismo religioso. Uno spettacolo unico per visitatori, pellegrini e turisti che potranno così ammirare il Sannio ma anche i luoghi in cui è nato e dove ha vissuto San Pio, come la casa natale, il Convento dei Frati Minori Cappuccini e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli.

Escursione a Pietrelcina

Contatta la nostra agenzia di viaggio a Benevento per organizzare un’escursione lungo la Via Francigena alla scoperta dei luoghi più sacri d’Italia. Per maggiori informazioni puoi chiamarci in agenzia allo 0824482030 oppure compilare il form contatti.

Possiamo dire che è impossibile non bere un buon caffè a Napoli. Ogni bar di quartiere è una finestra sulla vita di una certa parte del territorio napoletano, ci si va anche per la compagnia e per fare quattro chiacchiere sulla quotidianità. Tra questi locali vi è anche il Gran Caffè Gambrinus, un pezzo di storia di Napoli.

Gran Caffè Gambrinus, un posto quasi sacro e ricco di storia

Nessun viaggio a Napoli è completo senza una visita al Gambrinus Belle Èpoque, uno dei caffè più famosi di Napoli. Molti artisti e pensatori famosi si sono seduti nelle sale ispirate alla Belle Époque, come Gabriele d’Annunzio, Jean-Paul Sartre ed Ernest Hemingway. Oscar Wilde era solito prendere qui il suo caffè e Mussolini fece chiudere alcune sale per tenere fuori gli intellettuali di sinistra.

Gli stuzzichini e l’aperitivo sono eccellenti e sorseggiare uno spritz o una cioccolata calda nelle sale in stile belle-époque è qualcosa che deve essere provato se ci si trova a Napoli. Fra i dolci sono da provare la sfogliatella, il babà e la cassata, da abbinare alla squisita cioccolata calda, al gelato oltrechè, naturalmente, al caffè. Puoi ordinarlo mentre sei in piedi di fronte al bancone del bar. Tuttavia, ti suggerisco vivamente di indulgere nel lussuoso rituale di sorseggiare il caffè pomeridiano e assaggiare un dolce quando ti trovi al Gambrinus.

All’interno, questo caffè storico si presenta con una veste lussuosa, quasi sfarzosa, tipica di un mondo che non c’è più, mentre fuori, sulla terrazza, si può apprezzare la vista del Teatro San Carlo.  Il Gambrinus è anche un tradizionale punto di ristoro per gli amanti dell’opera che si ritrovano qui prima di recarsi a teatro dall’altra parte della strada. Il Gambrinus non è il posto dove si beve il proprio caffè quotidiano, e non dovrebbe esserlo. Questo è un luogo quasi sacro, da assaporare in occasioni speciali, preferibilmente prima di recarsi all’opera.

Il Gambrinus, Napoli e la nascita della belle epoque

Verso la fine del XIX secolo, Napoli, antica capitale del Mezzogiorno italiano, fu colpita duramente da una grave calamità. Un’epidemia di colera che era già da tempo scomparsa dalle capitali d’Europa travolse Napoli. A cavallo del ventesimo secolo, Napoli faticava a tenere il passo con la rivoluzione industriale che avrebbe modernizzato il nord Italia. L’unica eccezione fu rappresentata dalla legge speciale del 1904 per l’industrializzazione di Napoli, redatta da Nitti su richiesta di Giolitti. Nonostante ciò, con Napoli che aveva perso i privilegi di capitale circa quarant’anni prima, il lungo processo di risanamento urbano vide crescere i tratti borghesi della città, e la fisionomia della metropoli moderna cominciava ad essere marcata.

Napoli aveva sempre brillato nei campi culturali più diversi: aveva filosofi, letterati e giuristi, ma anche ingegneri e architetti, la canzone napoletana come industria culturale, grandi magazzini di livello europeo, iniziative imprenditoriali e lotte sociali di grande spessore.

All’alba del nuovo secolo, Napoli era dunque ancora una grande capitale europea, sempre all’avanguardia della cultura ma anche pioniera in alcune delle nuove forme di cultura di massa.

Gambrinus, Napoli e l’affermazione dell’industria culturale

Fu qui, nell’antica metropoli al centro del Mediterraneo, che si svilupparono le prime espressioni di un’industria culturale che si sarebbe affermata più ampiamente nel corso del XX secolo.

Per esempio, il sistema costruito intorno all’affermazione e alla diffusione mondiale della canzone napoletana era un’industria a tutti gli effetti. Ma Napoli fu anche la culla in Italia della nuova arte del cinema, che sarebbe poi cresciuta nel resto del Paese. Questa era senza dubbio la belle époque della città, e non solo perché il Salone Margherita e il Gran Caffè Gambrinus rivaleggiavano con i grandi caffè chantant di Parigi. Le classi dirigenti della città possedevano grandi competenze e grande dignità ed avevano la gestione degli interessi pubblici.

L’autunno del 1890 può essere identificato come l’inizio della belle époque a Napoli. Tra le opere di miglioramento e ristrutturazione urbana, veniva inaugurata la Galleria Umberto I, che sarà il cuore della rinnovata vita commerciale e culturale della città.

Tra Piazza Plebiscito e piazza San Ferdinando, il Gran Caffè riaprì nell’ex Foresteria del Palazzo Reale, ora sede della prefettura. Fu interamente ristrutturato e, per decisione del nuovo proprietario, si arricchì di un nome: Gambrinus, il nome del mitico re delle Fiandre e inventore della birra.

Mariano Vacca, già proprietario del vicino Caffè d’Europa all’angolo con via Chiaia, affidò la completa ristrutturazione del nuovo locale al noto architetto Antionio Curri, celebre professore di architettura all’Università.

Una quarantina di artisti, tra scultori e pittori, diedero vita a quella che Domenico Morelli definì “una delle più significative espressioni dell’arte napoletana dell’Ottocento”: una piccola pinacoteca in stile liberty e floreale con dipinti di Pratella e Irolli, Casciaro e Caprile, Migliaro, Scopperra, D’Agostino. Ma anche i marmi di Jenny e Fiore, i bassorilievi di Cepparule, gli stucchi di Bocchette, gli arazzi di Porcelli.

Il ritrovo di artisti e letterati

Il locale era il ritrovo preferito di personaggi come Salvatore di Giacomo, Ferdinando Russo ed Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao e Roberto Bracco, Domenico Morelli, Eduardo Dalbono e Gabriele D’Annunzio, che tra il 1890 e il 1892 visse a Napoli la sua storia d’amore con la principessa Maria Gravina Cruyllas di Ramacca. Qui, all’aperto, le grandi orchestre effettuavano spesso audizioni per il festival di Piedigrotta.

La sera il Gambrinus era quindi frequentato da una folla di intellettuali e artisti. Come riporta la rivista musicale “La Tavola Rotonda” nel 1891, dopo mezzanotte il Gambrinus era invaso da aristocratici e dame che accorrevano dai teatri dei dintorni. Nell’abbagliante mondo dei cafè chantants, illuminati dai primi impianti elettrici, il canto e la danza si affiancavano al teatro e a una forma di parodia musicale – una sorta di sketch comico-musicale – che a Napoli andava sotto il nome di macchietta.

Il caffè sospeso al Gambrinus 

Caffè sospeso: perché fu determinante il ruolo del Gambrinus?

Alla fine del XIX secolo il Gambrinus era noto per i migliori pasticceri, gelatai e baristi di tutta Europa. Oggi Angela Merkel, Bill Clinton e i presidenti italiani sono soliti visitare il Gambrinus quando vengono a Napoli, perché entrarci è un must. Facile da individuare, a sinistra di Piazza Plebiscito, che sia un caffè, una sfogliatella, un babà o un gelato, non si rimane mai delusi. I prezzi non sono diversi da qualsiasi altra caffetteria in città e il servizio e la cortesia del personale sono impeccabili.

Alla fine dell’Ottocento ebbe inizio la pratica del “caffè sospeso” proprio al Gran Caffè Gambrinus. Questa pratica solidale consiste nel lasciare un caffè pagato ai poveri che non possono comprarlo. Si tratta di un gesto solidale fatto dai più abbienti per permettere anche a chi non potrebbe di godersi il piacere di un caffè. Questa tradizione si è rinnovata in tempi di crisi proprio nel luogo dove è nata. All’entrata del Gambrinus c’è ancora una enorme e vecchia caffettiera napoletana che si trova in un angolo. Qui si possono lasciare gli scontrini “sospesi”, ovvero lasciati dai clienti a favore di chiunque ne abbia bisogno.

Questa pratica si è così diffusa che viene oramai seguita a Napoli da tutti i bar e da diverse pizzerie. Si paga un caffè e lo si lascia lì per chiunque ne abbia bisogno. “È una tradizione tramandata oralmente da nonni e genitori”, dice Sergio Arturo, uno dei proprietari del Gambrinus. “Ci sono diverse versioni su come è iniziata. Alcuni dicono che i nobili condividevano la gioia di aver vinto una corsa a cavallo o di aver incontrato una bella ragazza, andando nei caffè e pagando due caffè, uno per se stessi e uno per un estraneo”.

C’è stato un grande entusiasmo alla fine del 2018 quando gli archeologi che lavorano al sito di Pompei hanno scoperto nuovi graffiti nel quartiere Regio V della città distrutta dall’eruzione. I graffiti ritrovati sembrano suggerire che la fatale eruzione del vicino Vesuvio abbia avuto luogo nell’ottobre del 79 d.C., non in agosto, come alcuni storici avevano precedentemente ipotizzato. Quello che colpisce è lo spirito meravigliosamente napoletano che emerge da quei graffiti, tradotti dal latino con questa frase “Il 17 ottobre (il Vesuvio), ha mangiato troppo”. Chiaramente i tempi sono cambiati e quegli antichi artisti sono ormai lontani.  Ma questo non significa che Napoli abbia perso il suo lato colorato. Anzi, tutt’altro.  È solo che l’arte che oggi appare sui muri della città è molto diversa. E girovagando per la città, osservando i murales e le opere della street art partenopea, si comprende cosa intendiamo.

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Murales Anna Magnani a Napoli

La città ha una street art vivace e fortemente attiva. Questa immagine così ben delineata e altrettanto enigmatica appare su un muro del quartiere della Sanità.

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Murales presente nel Rione Sanità (Napoli)

Anche a questa chiesa è stato dato un look “sbarazzino”. Ricorda un po’ i vecchi affreschi di centinaia di anni fa, ma con disegni e colori moderni.

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Murales su una Chiesa (Napoli)

E alcuni dei moderni murales trattano ancora temi molto tradizionali.

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Giorgio e il dragone – Murales – Napoli

Ma mentre molte delle raffigurazioni che appaiono per le strade di Napoli oggi possono certamente essere paragonate alle versioni moderne degli affreschi del passato, la linea inizia a confondersi quando si arriva a murales molto più borderline, diciamo… È arte? O vandalismo?

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Street art e vandalismo

Sono ovunque. Su ogni muro, ogni porta, ogni persiana. Vernice su vernice, a volte senza alcun rispetto per la proprietà o l’integrità del muro.

Napoli, la città dello Street Art, tra contrasti e contraddizioni

Allora forse è più appropriato ricordare che Napoli è la città dei grandi contrasti: è antica ma anche moderna. È classica, ma anche tagliente. La street art più bella, quella portatrice di messaggi sociali e di contenuti culturali, e i graffiti, che imbrattano palazzi e edifici storici, riassumono perfettamente questo contrasto e questa contraddizione.

Non c’è nessun posto al mondo che esprime il suo carattere come la città di Napoli, che si tratti dei gesti delle mani, delle pale d’altare barocche, della cucina o, sempre più spesso, della street art. Camminando per il labirinto di viuzze strette del Centro Storico, troverete un’immagine di Sophia Loren che fa il broncio in Via San Liborio. Camminando per le strade di Napoli possiamo ammirare un murales di Totò, amatissimo attore e comico napoletano, che guarda verso Spaccanapoli. In diverse parti della città di Partenope troviamo delle opere di street art rappresentanti Diego Maradona esultante e provocatorio.

Artisti come Zed 1, Blu, Alice Pasquini, Roxy in the Box e Cyop & Kaf hanno stratificato la loro arte sulla già vasta varietà di stili decorativi e architettonici della città. In Piazza dei Girolamini, un pezzo di Banksy, la Madonna con la pistola, è ora protetto dal Comune di Napoli dopo che un precedente lavoro dell’artista britannico era stato deturpato da tag scarabocchiate.

Jorith Agoch, l’artista napoletano dei grandi messaggi sociali

Nel 2016, Inward, un’associazione culturale locale no-profit ha aperto un parco di graffiti a Ponticelli, nella periferia est della città, vicino all’aeroporto. Uno dei primi pezzi creati per il nuovo spazio raffigurava il volto di una ragazza rom, realizzato in uno stile sorprendentemente iperrealistico e intitolato “All Children Are Equal”. Era il lavoro di un artista di 28 anni chiamato Jorit Agoch, vero nome Jorit Ciro Cerullo, suo padre è napoletano, sua madre olandese, le cui opere sono apparse sui muri di Brooklyn, Buenos Aires, Cochabamba, Aruba, Gaza e Santiago del Cile.

Jorit Agoch è uno dei numerosi muralisti di fama mondiale che stanno giocando un ruolo importante nell’elevare il profilo di Napoli a meta culturale internazionale.

La sua opera più recente è alta 100 metri, copre uno degli edifici più alti del Centro Direzionale di Napoli, vicino alla stazione Centrale della città, e rappresenta i volti di cinque degli atleti di maggior successo della regione. Si tratta di un’opera realizzata per promuovere le Universiadi 2019, espressione di orgoglio civico ma anche un messaggio sociale, una dichiarazione che tutti hanno il diritto di praticare lo sport.

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Jorith Agoch: opera per le Universiadi

Le opere di Jorith Agoch

I sentimenti hanno una parte importante nel lavoro di Agoch. Mentre dipingeva un’enorme effigie di Che Guevara su un enorme edificio di edilizia popolare a San Giovanni a Teduccio, un’area della città colpita dalla povertà e dal crimine conosciuta come il Bronx, i residenti locali gli offrivano il caffè e gli facevano domande sulla vita del rivoluzionario argentino.

Questo artista dipinge sempre due strisce rosse sui volti delle persone, strisce che rappresentano la tribù umana. È un modo per dire che il suo messaggio è di unità. Ma non tutte le città sono così riconoscenti come Napoli. Agoch è stato bandito da Israele per 10 anni, dopo aver reso omaggio all’attivista palestinese adolescente Ahed Tamimi su una barriera di sicurezza in Cisgiordania.

L’opera più celebre dell’artista è invece al di sopra di qualunque critica. Il suo magnifico ritratto di San Gennaro, il patrono della città, si trova in via Forcella, vicino alla cattedrale. Agoch ha chiesto a un amico, un operaio che per vivere vernicia auto, di posare per il quadro. È un approccio che fa eco al pittore Caravaggio che sceglieva la gente di strada per fare da modello per le sue opere religiose. Si tratta di un modo potente di ritrarre l’umanità in figure straordinarie, facendo del proprio modello un santo, un’icona sacra della città.

Street art napoletana: i temi sociali nei graffiti

Nella street art napoletana i volti sono la parte più importante di un essere umano, possono creare immagini molto potenti. Alcuni dei principali graffitari napoletani hanno iniziato scarabocchiando coi colori si muri e creando elementi visivi influenzati dalla street-art così diffusa negli Stati Uniti, spesso combinando l’energia e la vitalità dell’hip-hop con lo stile Old Master.

Oggi gli artisti che un tempo dipingevano i treni della metropolitana stanno trovando un modo per esprimere i loro sentimenti sui muri dei palazzi napoletani. Tutti sono cresciuti in posti degradati della città, ora lanciano messaggi sociali: pace, unità e amore, sì, certo, ma anche lotta di classe e giustizia sociale.

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Pasolini: street art – Napoli

Ci sono progetti di street art anche nella Terra dei Fuochi, dove la camorra scarica e brucia illegalmente i rifiuti tossici. Il desiderio di questi artisti è quello di connettersi con la gente in modo più diretto, ma sempre rifiutando fermamente l’idea che la street art possa essere usata come strumento di marketing per incentivare il turismo della città. Se alla gente ed ai turisti piace quello che fanno, allora va bene, ma prioritario deve rimanere il contenuto. La street art non è solo e semplice decorazione, il suo compito è veicolare un messaggio sociale in maniera potente.

I murales per rilanciare Napoli come meta culturale

Il turismo è in crescita a Napoli, con numeri raddoppiati nell’ultimo decennio. Il lancio delle Stazioni dell’Arte nella metropolitana della città, con opere di artisti italiani e internazionali, è stato un enorme successo. I murales di Agoch e dei suoi colleghi stanno ricoprendo un ruolo importante nel proporre la città come meta culturale.

Tuttavia, alcuni fra gli artisti di strada più quotati non gradiscono che il loro lavoro venga sfruttato per scopi commerciali. Cyop & Kaf hanno recentemente annunciato di volersi allontanare dalla scena, lamentando il fatto che i muri stanno rapidamente diventando il campo semantico privilegiato del marketing. Sarà affascinante vedere cosa succederà nei prossimi anni, mentre nel frattempo una sottocultura orgogliosamente outsider sta emergendo e vorrebbe darsi un tono di rispettabilità.

In ogni caso, non c’è mai stato un momento migliore di questo per scoprire la street art napoletana!

Le strade strette e tortuose di Napoli ogni giorno rimbombano dei suoni dei clacson, degli scooter e del traffico eccessivamente caotico. Opulente chiese barocche ed eleganti palazzi si aprono su un paesaggio coperto di graffiti, mentre gli avventori dei caffè parlano di calcio, di pizza e dei loro affanni quotidiani. All’ombra dell’imponente Vesuvio, la città da la sensazione di caos, di congestione e di attività frenetica. Seguici in questo viaggio nella Napoli sotterranea.

Il mondo perduto della Napoli sotterranea

Ma sotto il chiasso assordante delle strade c’è il silenzio profondo e antico di un mondo perduto: di catacombe e grotte, strade e mercati romani, rifugi antiaerei della seconda guerra mondiale, e luoghi di sepoltura paleocristiani con affreschi e mosaici sbiaditi.

Napoli è sicuramente una città incredibile con oltre 2000 anni di storia e infinite cose da fare e da visitare.  È spesso grintosa e caotica, con le sue strade affollate e i mercati all’aperto, ma allo stesso tempo bella e autentica. Un luogo di opere d’arte e di paesaggi che stimolano l’anima, di edifici affascinanti e di tesori inaspettati e inimitabili.

Tutti conoscono la città in superficie con i suoi castelli, i musei e le strade assolate, ma la vera essenza di Napoli, il suo cuore, sta nell’ombra. Il sottosuolo di Napoli è pieno di labirinti misteriosi e tenebrosi dove la storia si incontra con la leggenda, la magia e la spiritualità.

Ci sono diversi luoghi come questi che dovresti davvero visitare, o meglio sperimentare, se hai intenzione di venire a Napoli: Napoli Sotterranea, il Tunnel Borbonico, la Neapolis Sotterrata, il Cimitero delle Fontanelle, le Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso e la Chiesa del Purgatorio ad Arco, conosciuta anche come Chiesa delle Anime “Pezzentelle“. Sono solo alcuni esempi sorprendenti ed espressione dell’affascinante e meravigliosa Napoli sotterranea.

L’acquedotto romano scavato nel tufo

Napoli è costruita strato dopo strato con la cenere vulcanica compattata e il tufo. Poroso e facilmente manipolabile, usato dai greci, a partire dal 470 a.C. circa, per costruire la loro Neapolis. Il nome significa “Città Nuova” e nel tempo si è trasformato in Napoli. Più tardi i Romani usarono le cave di tufo per un esteso sistema di acquedotti sotterranei.

I primi cristiani scavarono grotte per venerare e seppellire i loro morti. I napoletani nei vari secoli usarono le cavità come discariche. Solo l’epidemia di colera della metà degli anni 1880 fece chiudere questa città sotterranea, ma nella seconda guerra mondiale fu di nuovo in uso, per offrire rifugio dai pesanti bombardamenti che colpirono la città.

Per più di 5000 anni, gli abitanti della zona hanno scavato il suolo per estrarre il tufo, un materiale adatto alla costruzione. Oggi esiste una rete molto interessante di 80 km di gallerie sotterranee, che corrispondono a diverse epoche.

Gli uomini preistorici e i greci hanno costruirono edifici e case con questo materiale; i romani vi scavarono un immenso acquedotto ed enormi cisterne.

L’entrata in Piazza San Gaetano conduce ad una scala di 140 gradini che permette di scendere 40 metri sotto terra e di scoprire l’acquedotto romano. Questo permetteva di distribuire l’acqua a tutta la città e termina con la “Piscina Mirabilis“, vasca terminale dell’acquedotto.

Tunnel, rifugi antiaerei e catacombe

Lungo il percorso, si trovano cisterne, pozzi, catacombe e cave dove sono stati collocati attrezzi e blocchi di tufo per spiegare il lavoro dei cavatori. Un altro passaggio sotterraneo è stato liberato nel 2008: questo tunnel avrebbe permesso ai Borboni di fuggire verso il mare in caso di attacco.

Le gallerie sotterranee servirono da rifugio durante i bombardamenti del 1943, e si possono vedere bene i resti dei rifugi antiaerei. Un altro ingresso è Via Sant’Anna di Palazzo.

La maggior parte di Napoli ha un sottosuolo a nido d’ape, e scivolarci dentro e tornare indietro nel tempo è facile come scendere una rampa di scale.

Questa storia stratificata e in larga parte visibile conferisce a Napoli un’atmosfera inquietante e misteriosa. Vi è perfino il Gabinetto Segreto, a lungo tenuto sotto chiave, che altro non è se non una mostra di oggetti antichi a tema sessuale, molti dei quali rinvenuti tra le rovine di Pompei ed Ercolano, che sono stati a lungo considerati eccessivamente osceni per essere esposti in pubblico.

Per gli antichi greci e romani, il fallo era un simbolo di prosperità, fecondità e buona fortuna, e lo rappresentavano in statue e lampade ad olio, su vasi e dipinti, anche fuori dai negozi. Rappresentazioni di attività eterosessuali e omosessuali erano parte della decorazione di case e giardini, e la mostra include dipinti erotici di scene mitologiche, sculture in marmo di ninfe e satiri, immagini erotiche dipinte in giardini, boudoir e bordelli.

Tour guidato alla scoperta della Napoli sotterranea

La Libera Associazione Escursionisti del Sottosuolo e Napoli Sotterranea hanno organizzato una serie di tour che fanno luce su questi luoghi segreti. Vi sono i resti di un teatro greco-romano del I-II secolo con una capacità di 6.000 persone dove si dice che Nerone abbia cantato durante un terremoto. Sopra di esso ora c’è un condominio in cui vivono circa 30 famiglie. Da un grande spazio aperto si possono osservare le grandi arcate in quelle che una volta furono le quinte del teatro.

Continuando nel tour, attraverso i passaggi interconnessi sotto le strade cittadine, si possono ammirare gli acquedotti.

Nel 1941, decine di chilometri di tunnel e corsi d’acqua sotto Napoli furono ripuliti dall’acqua e dai rifiuti, la maggior parte dei pozzi furono sigillati e furono costruite scale e installata l’elettricità. I napoletani che aspettavano la fine dei bombardamenti all’interno dei rifugi hanno lasciato segni tangibili dei momenti di tensione vissuti lì sotto: disegni sui muri di bombe e aerei, con la parola “aiuto” scritta più volte.

Percorrendo un passaggio freddo, lungo, basso e stretto, dove un tempo scorreva l’acqua, si raggiungono delle cisterne greche e romane. La più grande cisterna fu costruita dai romani nel secondo secolo d.C. e utilizzata fino al XIX secolo.

Le rovine greco romane sotto San Lorenzo Maggiore e Santa Chiara

Da non perdere sono anche le notevoli rovine greco-romane sotto il chiostro del XVIII secolo di San Lorenzo Maggiore. Si scende da una scala e si può passeggiare in un mondo sepolto che una volta era al livello della strada: i resti di un mercato romano del primo secolo d.C., una galleria commerciale con volte a botte e quel che rimane di una strada in rovina. Si può ammirare anche la cupola di un forno di un antico panificio e una lavanderia comune con vasche e scarichi.

A pochi passi si trova la Chiesa di Santa Chiara, nota per il suo elegante chiostro in maiolica. Qui furono scoperte alcune terme romane, una zona sauna e parti di un acquedotto in tufo.

Nel quartiere Sanità si può scendere a visitare le catacombe di San Gaudioso, dedicate a un vescovo africano arrivato a Napoli nel 439. Vi sono conservati, in nicchie scavate sui muri, numerosi teschi con sotto alcuni affreschi raffiguranti l’abbigliamento di quelle persone.