Il Teatro Sannazzaro si trova nei locali dell’antico monastero dei Padri dell’ordine mercenario spagnolo. Si trova accanto alla chiesa di Nostra Signora della Misericordia, originariamente chiamata Cappella di Sant’Orsola, su via Chiaia. Ancora oggi questo è il principale percorso pedonale che porta da Palazzo Reale verso il mare di ponente e la Villa Comunale.

Le alterne vicende del teatro Sannazaro

Dopo le alterne vicende di chiusure, riaperture e di nuovo chiusure dei monasteri italiani per tutta la gran parte del XIX secolo, i locali furono finalmente e completamente secolarizzati e aperti con il nome di Teatro Sannazzaro il 26 dicembre 1874 con una presentazione de “La petite Marquise” del drammaturgo francese Henri Mehilac. Per molti decenni il teatro fu uno dei principali teatri della città, ospitando nomi di fama internazionale come Eleonora Duse e praticamente tutti i noti attori napoletani, da Eduardo Scarpetta alla compagnia teatrale De Filippo.

L’antico teatro Sannazaro andò in declino negli anni trenta e fu trasformato in un cinema. Questo, infatti, era il triste destino di molti teatri nella Napoli del dopoguerra. Finalmente rinacque come teatro nel 1971 grazie agli sforzi degli attori Nino Veglia e Luisa Conte, colonne portanti della tradizione teatrale napoletana per molti anni. Da allora il teatro ha avuto un successo sempre crescente ed è ora sede permanente della Compagnia teatrale ‘Luisa Conte’ diretta da Lara Sansone, nipote dell’attrice da cui la compagnia prende il nome.

Oggi l’antico teatro Sannazaro è uno dei principali emblemi della storia teatrale napoletana. In questo teatro si sono esibiti alcuni dei più grandi artisti, da Eleonora Duse a Sarah Bernhardt, da Ernesto Rossi a Emma Gramatica, da Ermete Novelli ai fratelli De Filippo. Edoardo Scarpetta proprio qui nel 1889 chiuse la sua carriera artistica con la commedia “O miedico d’è pazze”.

Le rappresentazioni più amate al teatro Sannazaro

Fra le rappresentazioni più interessanti di questa compagnia c’è “Café-chantant Forever”. Si tratta di un omaggio a un particolare genere di intrattenimento musicale, un tempo molto popolare in Europa e specialmente a Napoli. Questo gradevole spettacolo serale viene proposto tradizionalmente ogni anno a dicembre. Per questo spettacolo le poltroncine della platea vengono sostituite da tavolini e sedie da bar nelle quali è possibile consumare piccoli snack e bevande. Viene ricreata l’atmosfera della Belle Epoque e lo spettacolo è assai gradevole, anche perché gli arredi del teatro sono in linea con il tema della serata.

I protagonisti dello spettacolo sono ballerini e cabarettisti che mettono in scena ed eseguono le più belle canzoni napoletane intervallate dai balletti, in un’atmosfera che a volte riecheggia il Moulin Rouge. I ballerini sono coinvolgenti e scendono dal palco per ballare con il pubblico presente in platea.

Davvero notevoli sono anche le rappresentazioni de “La festa di Piedigrotta” e “La festa di Montevergine”. Questi spettacoli riportano alla mente degli spettatori le radici, la storia e le tradizioni partenopee. Gli allestimenti sono fatti di bancarelle, carri allegorici e luminarie che fanno vivere e comprendere in maniera unica queste feste popolari. Il teatro Sannazaro è la location perfetta per questi spettacoli, con i quali i napoletani possono riappropriarsi delle loro origini mentre i turisti possono comprendere meglio la cultura popolare napoletana. Uno splendido spaccato di vita popolare a Napoli agli inizi del ‘900.

L’architettura del teatro Sannazaro

L’antico teatro Sannazaro è piccolo ma molto accogliente. Una struttura graziosa caratterizzata da arredi classici, con un grande soffitto a cupola, 4 file di palchi decorati con ori e stucchi e una platea. Acustica e visione sono eccellenti, con affreschi sul soffitto e decorazioni raffinate che donano un senso generale di lusso.

La progettazione del teatro è da attribuire all’architetto Fausto Niccolini. L’inaugurazione del teatro avvenne il 26 dicembre del 1874 con uno spettacolo di Henri Meihac, “Le petite marquise”. Da subito si impose come luogo di ritrovo dell’aristocrazia napoletana divenendo un salotto buono dallo stile elitario, apprezzatissimo per lo sfarzo dei suoi decori. Infatti, lo stile delle linee architettoniche è un perfetto Rococò e tuttora il teatro conserva lo sfarzo dell’epoca, insieme ad un meraviglioso palco reale.

Dopo il declino avvenuto negli anni ’30, nel 1969 iniziarono i lavori di ristrutturazione grazie all’impegno dell’artista Luisa Conte e del marito, l’impresario Nino Veglia, che inaugurarono il nuovo teatro il 12 novembre 1971 con la commedia “Annella di Porta Capuana”, in uno scenario tornato agli antichi lustri. L’ingresso del teatro si apre con un signorile caffè all’aperto, in omaggio a Luisa Conte che ha ridato dignità con le sue commedie alla tradizione popolare partenopea.

Ad aprile un omaggio a “ il sindaco pescatore”

Al teatro Sannazaro andrà in scena ad aprile un omaggio ad Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso quasi 12 anni fa per aver cercato di far rispettare nella sua terra, il Cilento, la legalità e il rispetto per l’ambiente. Un uomo normale, un sindaco che in poco tempo mise in piedi una vera e propria rivoluzione culturale che dette fastidio ai delinquenti. Il sindaco pescatore trasformò il suo piccolo borgo da semplice villaggio di pescatori in un’oasi paradisiaca per i turisti.

Angelo Vassallo si schierò contro speculatori e camorristi in difesa del suo territorio e di Acciaroli, pagando con la vita il suo impegno politico e sociale. Una persona normale ma al tempo stesso eccezionale, che lavorò in una terra malata attuando una politica ferma e rigida che gli consentì di difendere la bellezza di uno dei posti più belli del Cilento. Si deve a lui l’inserimento della Dieta Mediterranea nei patrimoni immateriali dell’umanità Unesco.

Lo spettacolo che andrà in scena al teatro Sannazaro serve a rendere immortale l’impegno di questa grande persona nella lotta alla camorra. Il protagonista è l’attore Ettore Bassi, che interpreta il sindaco ucciso dalla malavita. Lo scopo di questo spettacolo è di “ smuovere le coscienze al fine di farle uscire dalla condizione di omertà e di soggiogamento”.

Non perdere questo spettacolo eccezionale al teatro Sannazaro di Napoli. Puoi assistere sabato 2 aprile 2022 allo spettacolo “il sindaco pescatore tratto dal libro omonimo scritto da Dario Vassallo e interpretato dall’attore Ettore Bassi. Sarà un’occasione unica anche per ammirare la bellezza e il fasto del teatro Sannazaro posto in una delle vie dello shopping più eleganti di Napoli.

Per maggiori informazioni rivolgiti alla nostra Agenzia di Benevento che organizza il viaggio in bus per assistere allo spettacolo.

Su una collina a nord-est di Napoli è situata la città di Benevento, posta tra i fiumi Sabato e Calore, e circondata dagli Appennini Campani. Grazie alla sua ricca storia, Benevento è famosa per i suoi monumenti storici, come l’Arco di Traiano e il Teatro Romano fatto costruire dell’imperatore Adriano. Non solo, anche la Chiesa di Santa Sofia con il suo Chiostro, La Rocca dei Rettori, il Duomo e il Ponte Leproso sono monumenti che testimoniano quanto è stata ricca la storia della città e quante civiltà si sono succedute nel corso dei secoli.

Ciò che dà vita a Benevento, oltre ai suoi dintorni da cartolina, è appunto la sua ricca storia. Era il punto d’incontro di sei strade principali, che portavano le diverse popolazioni ad attraversare queste zone. La tradizione vuole che fu fondata dall’eroe greco Diomede al termine della guerra di Troia

La sua posizione era il punto di forza della città, una vera e propria roccaforte strategica in questa parte d’Italia, tanto che per molti storici è stata una delle città più importanti dell’Italia meridionale. Una fondamentale via di trasporto che passava proprio vicino a Benevento era la Via Appia, una delle prime e più importanti strade strategiche dell’antica Roma, che collegava la capitale al sud-est dell’Italia. Caduto l’impero romano, grazie ai longobardi Benevento divenne la capitale di un vasto ducato che spaziava addirittura su tutto il sud Italia. I longobardi erano pagani e adoravano il dio Odino, radunandosi attorno ad un albero di noce nei pressi del fiume Sabato.

Benevento e le sue streghe

È in epoca pontificia, più precisamente durante la controriforma, che a Benevento inizia a diffondersi il fenomeno della stregoneria. Benevento ne divenne addirittura la capitale, con riti pagani propiziatori dei guerrieri longobardi che si tenevano intorno ad un albero sacro. Di questo rimane traccia nei documenti che testimoniano quanto numerosi fossero i processi per stregoneria.

Questi riti proseguirono per secoli, fintanto che il duca longobardo Romualdo non si convertì al cristianesimo per ottenere l’appoggio della Chiesa contro i Bizantini. Fu poi lo stesso San Barbato, vescovo della città, a condurre una strenua lotta contro il paganesimo e i suoi riti, riuscendo a sradicarlo e a convertire la città al cristianesimo. Anche la religione iniziò quindi a romanizzarsi e il 25 dicembre cominciò ad essere festeggiato con i riti del “dies natalis sol invictus”, che daranno poi origine al Natale stesso. Tuttavia, sebbene convertiti al cristianesimo, i riti pagani continuarono ad essere praticati di notte, nelle campagne in mezzo a fuochi e grida.

I beneventani e il Natale

I longobardi divennero cattolici devoti e la festività più importante dell’anno coincideva all’epoca con la Pasqua, dato che la data della nascita di Gesù non era ancora nota con certezza. Poi, intorno all’anno mille, cominciò ad assumere grande rilievo il Natale, probabilmente anche grazie alla visita di San Francesco. Il santo si intrattenne nel Chiostro di Santa Sofia, nel quale oggi è possibile ammirare una scultura che ritrae la natività che poi il santo di Assisi avrebbe fatto rivivere con il primo presepe della storia a Greccio, vicino Rieti, nel 1223.

La zuppa di cardone, simbolo del natale beneventano

Nulla in Italia è più antico di Benevento”: così disse Edward Hutton non solo riferendosi ai monumenti della citta e alla sua storia millenaria, ma anche ai costumi e alle tradizioni culinarie che si perdono nella notte dei tempi.

Già in epoca romana Benevento era famosa per le prelibatezze della sua cucina: fra queste vi era il “cardo”, cioè il cardone, che dopo 2000 anni rimane ancora oggi la ricetta beneventana tipica del Natale.

Oggi le famiglie si tramandano ancora questa antica ricetta che è stata arricchita con uova e polpette di carne.

Lo stesso poeta Marziale scriveva che il cardone insieme alle cipolle era una delle tante prelibatezze di Benevento. Le altre erano il torrone, che a tutt’oggi è una specialità beneventana, e le salsicce che venivano fatte con carne e cervello di maiale.

Povera di ingredienti, ma assolutamente completa e adatta a riscaldare il corpo e la mente durante i freddi mesi invernali. Questa zuppa di cardone originariamente era solo a base di cipolla, quindi un piatto di umili origini. Il cardone è una ricetta di origine contadina.

L’agnello e gli ammugliatielli

Tra i secondi piatti natalizi troviamo sulle tavole delle famiglie beneventane l’agnello di razza laticauda, tipico di S. Croce del Sannio, e gli ammugliatielli, ovvero le interiora dell’agnello preparate con specie e aromi vari. Non mancano le classiche insalate di rinforzo, i peperoni imbottiti e il caciocavallo di Castelfranco in Miscano.

Il torrone di Benevento

Fra i dolci è particolarmente amato il torrone, che a Benevento ha una tradizione millenaria: gli antichi romani lo chiamavano “cupedia”, cioè leccornia, proprio perché già allora era una prelibatezza apprezzata da tutti. Viene prodotto ancora con gli stessi ingredienti di 2000 anni fa, quindi con mandorle, nocciole, albume d’uovo e miele, solo che oggi gli ingredienti anziché essere cotti a vapore vengono amalgamati assieme e tostati. Da qui deriva il termine torrone, dal latino “torreo” che significa abbrustolire.

Natale 2021 a Benevento

Il centro storico della città sarà un vero e proprio bosco incantato durante questo Natale. Gli abeti rossi, posizionati per tutta la lunghezza del corso principale, danno la sensazione ottica di trovarsi a camminare all’interno di un vero bosco. “InCanto di Natale”, giunto alla sua sesta edizione, prevede anche il grande albero alto oltre 20 metri. L’albero è addobbato con pannelli luminosi che animeranno Piazza Castello con musiche e luci colorate. C’è poi Babbo Natale che animerà le feste natalizie in Piazza Torre, sempre nel centro storico, insieme ad una suggestiva natività realizzata con la collaborazione di attori e animali che daranno vita ad un presepe vivente nei giorni festivi prestabiliti.

Entriamo nello spirito natalizio visitando alcuni fantastici mercatini di Natale in Italia! Da nord a sud, ecco alcuni dei posti migliori per godere di un’autentica esperienza natalizia, dalle città più note ai borghi meno conosciuti.

I mercatini di Natale più belli d’Italia

Mancano poche settimane a Natale, quindi quale modo migliore per entrare nello spirito delle feste se non quello di visitare un magico mercatino di Natale? Abbiamo scelto per voi alcuni di quelli più particolari in giro per il Bel Paese.

Napoli

Napoli è una delle migliori destinazioni italiane per il Natale, e Via San Gregorio Armeno è sinonimo di presepi. Via San Gregorio Armeno è nel cuore del centro storico di Napoli, a pochi passi dal Duomo.

Questa strada è la casa di alcuni artigiani di incredibile talento che creano presepi di tutte le forme e dimensioni. La via è nota come “la via del Natale”, ma le statuine e le decorazioni sono in mostra tutto l’anno, solo che nel periodo che precede immediatamente il Natale prende vita in maniera davvero frenetica.

A Napoli troverete bancarelle natalizie e mercatini dietro ogni angolo, che espongono souvenir festivi e offrono bevande calde e prelibatezze locali come gli struffoli, un classico dolce natalizio di Napoli.

I negozi e le bancarelle di San Gregorio Armeno sono solitamente aperti dalle 9:30 alle 20:00 circa.

Salerno

Se Napoli è la capitale dei presepi, allora Salerno facilmente vince il titolo di regina delle luci! Uno dei più grandi eventi locali è Luci d’Artista, un festival di Natale che illumina ogni angolo della città con installazioni luminose mozzafiato basate su un tema annuale.

Le luci si accendono ogni sera al tramonto fino a tarda notte e sono accompagnate da un tradizionale mercatino di Natale che si tiene sul Lungomare Trieste e da una ruota panoramica in Piazza della Concordia.

L’accensione delle Luci d’Artista quest’anno è prevista per il 26 novembre, mentre tra il 3 e il 4 dicembre si inaugurerà il nuovo albero di Natale.

Milano

La capitale italiana della moda e degli affari ospita un’antica fiera natalizia che risale al 1510, Oh Bej, Oh Bej. Sullo sfondo del maestoso Castello Sforzesco, dal 5 all’8 dicembre decine di bancarelle venderanno di tutto, dalle decorazioni natalizie a giocattoli, dolciumi e molto altro, dalle 08:30 alle 21:00. L’ingresso è gratuito in questo mercatino che dell’antica tradizione meneghina ha conservato ben poco, ma riserva ancora alle migliaia di visitatori una deliziosa atmosfera natalizia.

Giacché vi trovate a Milano fate una capatina in Galleria Vittorio Emanuele per ammirare il bellissimo albero di Natale!

Candelara

Candelara è un delizioso borgo medievale situato nella regione centrale delle Marche. Durante le feste, ospita “Candele a Candelara”, un incredibile evento in cui l’elettricità viene spenta due volte al giorno, alle 17:30 e alle 18:30 e il paese rimane completamente illuminato dalle fiammelle di migliaia di candele di ogni forma e dimensione per 15 minuti… un’atmosfera davvero incantevole!

Durante questo evento si può partecipare a laboratori di fabbricazione di candele, curiosare tra le bancarelle che vendono prodotti artigianali locali e godersi i suoni delle cornamuse che creano un’atmosfera di festa. C’è anche una strada dedicata esclusivamente ai presepi e una grande tenda riscaldata dove i volontari cucinano piatti tradizionali locali, tra cui polenta, carne alla griglia e frittelle di mele. Il mercatino sarà costituito da ben 60 tipiche casette di legno che esporranno non solamente candele di ogni forma e profumazione ma anche oggetti artigianali ed artistici ispirati al Natale.

Candele a Candelara si svolge quest’anno dal 27 novembre al 12 dicembre. C’è un biglietto d’ingresso di 4 euro, gratis per i bambini sotto i 12 anni.

Dalla stazione ferroviaria di Pesaro è possibile raggiungere facilmente la località utilizzando il servizio di autobus gratuito che parte ogni 30 minuti.

Merano

L’elegante Merano ospita uno dei mercatini di Natale più popolari del Trentino Alto Adige. Qui siamo in una regione che incarna totalmente il periodo di festa con un’atmosfera fiabesca che rende questo periodo dell’anno davvero indimenticabile.

Centinaia di persone si riversano in Piazza della Rena per curiosare tra le colorate casette di legno che vendono bellissime decorazioni natalizie e prelibatezze della tradizione locale. C’è anche una fantastica pista di pattinaggio su ghiaccio in Piazza Terme. E dopo una giornata trascorsa a girovagare potete farvi coccolare dalla testa ai piedi in uno dei fantastici centri termali di Merano.

Il mercatino di Natale è aperto dal 26 novembre al 6 gennaio, dalle 10:00 alle 19:00 da domenica a giovedì e dalle 10:00 alle 20:00 da venerdì a sabato.

Glorenza

Con soli 900 abitanti circa, Glorenza è il più piccolo paese delle Alpi, nonché bellissimo gioiello alpino con mura e torri medievali perfettamente conservate, tanto da essere inserito fra i più bei Borghi d’Italia.

Ogni dicembre il paese ospita un intimo Mercatino dell’Avvento, all’interno delle mura cittadine, a dire il vero molto diverso dalla folla dei più grandi e famosi mercati di Bolzano e Merano. Pensate solamente ai canti di Natale, ai prodotti fatti a mano e ai dolci profumi delle caldarroste e del vin brulé! Le bancarelle sono illuminate solo dalle fiaccole e propongono tantissimi prodotti artigianali e gastronomici.

Il Mercatino dell’Avvento di Glorenza si svolge quest’anno dal 10 al 12 dicembre e in questi 3 giorni l’atmosfera sarà riscaldata da concerti, musica ed eventi.

Campo di Giove e Roccaraso

I paesi dell’Abruzzo ospitano alcuni mercatini di Natale davvero affascinanti dove puoi immergerti in un’autentica esperienza natalizia tipica del sud Italia. La cosa bella di questi mercatini di Natale è che è possibile visitarli a bordo di un treno d’epoca che è stato soprannominato la Transiberiana Italiana perché passa attraverso un suggestivo paesaggio che ricorda quello della Siberia.

Il treno parte da Sulmona e segue il percorso panoramico attraverso il Parco Nazionale della Majella prima di raggiungere Campo di Giove e Roccaraso.

I mercatini di Natale si svolgono dal 27 novembre al 23 dicembre

I biglietti del treno costano 40 euro per gli adulti e 30 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni, ma ne vale davvero la pena visitare le tipiche casette natalizie poste in uno scenario mozzafiato!

Como

Como è un’elegante città lacustre con molte cose da vedere e da fare durante tutto l’anno, ma dà il meglio di sé durante la stagione delle feste, quando diventa la Città dei Balocchi. Sì, a Natale Como si trasforma in un luogo davvero magico circondato da un’atmosfera suggestiva. Le facciate del duomo e i palazzi intorno alla piazza centrale si illuminano con incredibili giochi di luce e ti sentirai di nuovo un bambino emozionato!

Dal 26 novembre al 6 gennaio si tiene un bel mercatino di prodotti locali, c’è un castello magico con spettacoli teatrali e laboratori per bambini, e presepi allestiti in tutta la città.  Ci sono anche concerti di Natale, mostre di presepi e una pista di pattinaggio.

Gubbio

Ogni anno dal 1981 le pendici del Monte Ingino che sovrasta la graziosa città medievale di Gubbio, in Umbria, ospita l’albero di Natale più grande del mondo. 250 luci verdi delineano la forma dell’albero mentre oltre 400 luci multicolori lo decorano. Stiamo parlando di un’area di circa 1.000 metri quadrati! Questa stupefacente installazione è stata inserita nel 1991 nel Guinness dei Primati.

Si tiene anche un delizioso mercatino di Natale in Piazza Grande e un presepe a grandezza naturale per le vie del quartiere San Martino. Ci sarà anche una grande ruota panoramica, il trenino Gubbio Express, la Funivia Colle Eletto, la slitta Babbo Natale e le Luci Artistiche.

I mercatini di Natale sono aperti dal 20 novembre fino al 9 gennaio 2022 dalle 10:00 alle 20:00

Polignano a Mare

L’affascinante borgo di Polignano a Mare in Puglia è solitamente associato al sole e al mare, ma quest’anno si è vestito a festa! Il grazioso centro storico ospita “nel blu dipinto di luci”. In questo fantastico evento natalizio ci sono luci scintillanti, canti e l’albero di Natale più alto della regione. Naturalmente il borgo ospiterà tante casette di legno per un bellissimo mercatino di natale nel quale si possono acquistare dolci e oggetti natalizi. Ci sono infatti bancarelle che vendono ottimi prodotti locali e delizie gastronomiche. Nel borgo pugliese è presente anche un anello di pattinaggio su ghiaccio chiamato Magic Ice. Il programma prevede anche una mostra di presepi e una serie di concerti.

I mercatini si svolgeranno dal 27 novembre al 6 gennaio, con inizio ogni giorno al tramonto.

Se sei innamorato dei mercatini di Natale e adori le magiche atmosfere natalizie, non perderti le “Favole di Luce”. Quest’anno l’evento si tiene a Gaeta (LT) e vede protagoniste fantastiche proiezioni artistiche sui monumenti della città e bellissime luminarie. Nella splendida cornice di Gaeta si accenderanno le luci alle ore 16:30 dell’8 dicembre, che saranno accompagnate da giochi d’acqua, musica, danze e dalla sfilata degli abiti di “Favole di Luce”. Se desideri regalarti un invito all’immaginazione e alla fantasia rivolgiti alla nostra Agenzia a Benevento: il tour di Gaeta con visita guidata ti aspetta per rivivere le incantate atmosfere del Natale!

Contattaci allo 0824482030 oppure compila questo form per avere maggiori informazioni.

Napoli è famosa per la sua tradizione presepiale e ha addirittura una via in cui sono presenti esclusivamente negozi di presepi in cui lavorano abili artigiani: via San Gregorio Armeno. Se volete scoprire davvero tutto del presepe napoletano, dovete assolutamente visitare la via dei presepi, nel centro storico di Napoli.

Per i napoletani il presepe è una tradizione ma anche un’espressione artistica cui sono legati moltissimo, un vero e proprio rito che si rinnova ogni anno in occasione del Natale.

La tradizione artigiana dei Presepi in Via San Gregorio Armeno a Napoli

 La tradizione dei presepi risale al XIII secolo, quando San Francesco diede vita al primo presepe nel Santuario di Greccio, vicino Rieti.

Per secoli però la realizzazione dei presepi rimase un privilegio solo per le chiese.

Poi, nel XVI secolo le classi sociali più agiate di Napoli desiderarono averne di propri: il loro scopo non era solo religioso perché era finalizzato a guadagnare prestigio per mezzo di un’opera artistica realizzata da illustri artisti dell’epoca. Agli artigiani locali furono così commissionate scene della Natività in stile barocco. Ben presto tutto questo divenne un vero e proprio fiore all’occhiello della città, e gli artisti aprirono i loro negozi e le loro mostre proprio in Via di San Gregorio Armeno.

Botteghe artigiane che si tramandano di generazione in generazione

In Via San Gregorio Armeno si possono ammirare numerose botteghe che vendono presepi creativi e statuine artigianali.

Via San Gregorio Armeno è un affascinante vicolo nascosto tra due delle strade più importanti del centro di Napoli: Spaccanapoli e Via dei Tribunali. Non importa in quale periodo dell’anno ti capiterà di visitarla! Vi troverete sempre circondati da pittoresche e antiche botteghe piene di statuine artigianali e a volte stravaganti.

Oltre alle statuine religiose troverai anche le copie in miniatura di pizzerie e spesso anche di politici e di calciatori. Ma anche case di cartone e sughero, statuine di pastori in terracotta dipinte a mano. Tutto viene creato in queste botteghe utilizzando legno, cartapesta, sughero e tessuti.

Inoltre puoi trovare migliaia di accessori artigianali e materiale da costruzione per il tuo presepe. Potrai acquistare il sughero per creare le montagne, case già pronte, pozzi, cascate con motore elettrico, laghetti, ponti e mulini. Naturalmente è possibile acquistare anche un presepe completo e già pronto a partire da 40/50 Euro.

Ma le statuine più amate sono quelle di Totò e Peppino e di Massimo Troisi, i personaggi che più di tutti incarnano la napoletanità. Non mancano poi le statuine di sportivi e politici realizzate in maniera caricaturale, che esaltano la creatività degli artigiani che si tramandano di generazione in generazione questo lavoro. San Gregorio Armeno è famoso per essere il simbolo delle espressioni umoristiche napoletane. Vi si possono trovare esilaranti copie fatte a mano dei vip e dei rappresentanti della politica italiana e internazionale.

A San Gregorio Armeno le decorazioni natalizie e i presepi si possono vedere ed acquistare tutto l’anno. Gli artigiani lavorano ogni giorno per preservare le loro preziose tradizioni, modellando le statuine di terracotta che verranno poi inserite nei presepi.

Turisti da tutto il mondo scelgono dicembre per visitare Napoli.

Via San Gregorio Armeno da secoli ritrovo di commercianti, politici e artisti

Via San Gregorio Armeno è da secoli un posto dove si fa commercio e ci si ritrova: già in epoca greco-romana questa zona e Piazza San Gaetano in particolare, erano i luoghi in cui i politici si ritrovavano e discutevano.

La tradizione di questa famosa via risale quindi a molto tempo fa: in epoca classica era sede di un tempio dedicato alla dea romana Cerere, e i suoi fedeli devoti qui portavano in offerta delle piccole statuette di terracotta fatte a mano nei vicini laboratori. Alla fine del XVIII secolo la crescente popolarità dei presepi vide queste statuine adattarsi ad un uso festivo.

Questa via e le strade attorno costituivano anche il centro nevralgico dell’arte napoletana perché vi si trovavano le botteghe di scultori, pittori e orefici che con le loro creazioni adornavano palazzi e chiese.

Follia allo stato puro a Natale

San Gregorio Armeno per un turista è il luogo ideale da visitare quando desidera comprare un souvenir o un oggetto artigianale davvero unico. Tuttavia, mentre nel corso dell’anno questa via è piena di turisti che ammirano semplicemente le statuine della Natività, a Natale si trasforma in pura follia!

Durante il periodo natalizio a Napoli, più di mezzo milione di turisti da tutto il mondo viene a vedere i negozi con le originali statuine in miniatura. La strada è incredibilmente affollata. Molti non sanno però che la maggior parte delle botteghe artigiane sono aperte tutto l’anno. Infatti è possibile girare per San Gregorio Armeno con più calma anche negli altri mesi. Un buon periodo per visitare questa via è da settembre a novembre, quando tutti gli artigiani iniziano a preparare i loro negozi in vista del periodo natalizio.

Ma via San Gregorio Armeno non è solo per i turisti: ancora oggi tantissime famiglie napoletane rispettano l’antica tradizione di passeggiare lungo questa strada durante le festività natalizie.

Ma se volete scoprire altri presepi napoletani, nel Museo Nazionale di San Martino sulla collina del Vomero si può visitare una famosa collezione di presepi napoletani. Tra questi il più grande è il Presepe Cuciniello. 162 personaggi, 80 animali, angeli, e circa 450 oggetti in miniatura. Da molti è considerato tra i più bei presepi del mondo!

Un’occasione per visitare anche altre bellezze di Napoli

La posizione di via San Gregorio Armeno è speciale perché molto vicina agli altri must della città: la Chiesa di San Domenico Maggiore, l’itinerario della Napoli Sotterranea e il Museo della Cappella San Severo che conserva la bellissima scultura in marmo del Cristo Velato.

Rimane sempre un’esperienza bellissima andarci l’8 dicembre, combinando un giro per San Gregorio Armeno con i regali di Natale e un delizioso pranzo al ristorante Nennella!

Mangiare e bere in Italia spesso rasenta il sublime, e in qualsiasi momento dell’anno ci sono mercati, negozi e ristoranti che pullulano di prodotti freschi di stagione. Quindi immaginatevi quanto sia bello il nostro Paese nella stagione del raccolto. Sagre e appuntamenti enogastronomici si susseguono in tutto il Paese a ottobre e novembre, con una miriade di eventi che celebrano le cose più belle della vita, dalle castagne al salame. Per questo abbiamo preparato un itinerario enogastronomico per aiutarti a conoscere alcuni dei prodotti più rappresentativi della penisola italiana.

Itinerario enogastronomico in Italia tra sagre e feste

Ecco un itinerario enogastronomico che comprende alcune delle delizie dell’Italia. Cominciamo dall’Italia centro-settentrionale.

Sagra delle Castagne e del vino Novello di Talla

Iniziate a recarvi nella piccola cittadina toscana di Talla, vicino ad Arezzo, con la Sagra delle Castagne e del vino Novello, il 1° novembre. Questa tipica festa tradizionale nella piazza del paese presenta stand gastronomici che vendono prodotti tipici locali, caldarroste e, naturalmente, vino novello per accompagnare allegramente il tutto.

Tartufo Bianco d’Alba

Dopo vino e castagne c’è bisogno di altri robusti sapori, quindi dirigiti a nord, ad Alba, una delle cittadine più “buone” della valle delle Langhe, vicino all’epicentro languido ed epicureo del movimento Slow Food italiano, nelle zone adiacenti Torino. La ciliegina sulla torta deliziosa di novembre è che questa è la stagione dei tartufi! Per assaggiare il tartufo in tutti i modi, da quello puro a quello lavorato con altri ingredienti, con prodotti derivati dal tartufo a volontà, oltre a vino, pecorino, salame, olio d’oliva, grappa e così via, l’Ente Fiera Internazionale Tartufo Bianco d’Alba è la più rinomata di tutte le celebrazioni italiane di questi “diamanti bianchi”.

November Porc in Emilia Romagna

La prossima tappa è l’Emilia Romagna, la regione d’Italia che ci ha dato il prosciutto di Parma, il parmigiano e la bolognese. A novembre celebra il maiale, con il nome piuttosto scontato di November Porc. Tutto ruota intorno ai salumi, e le competizioni a base di salsicce si svolgeranno nella bassa parmense ogni fine settimana di novembre, combattendo per il più grande Mariolone (a Sissa, il 6-7 novembre), il più pesante Prete (a Polesine Parmense, il 13-14 novembre), e il più lungo Strolghino (a Zibello, il 20-21 novembre). Ci saranno mercati alimentari, musica popolare e divertenti diversivi come il “lancio del salame”.

Combinate questo tributo al salame con l’Ambra di Talamello, sempre in Emilia Romagna. Questa ha origine dall’antica tradizione di conservare il formaggio nella pietra arenaria per proteggerlo dagli animali “predoni” amanti del formaggio. Ogni anno, in agosto, il formaggio viene conservato in fosse di tufo e tenuto lì per tre mesi fino a novembre, acquisendo una fragranza e un sapore unici e deliziosi. Si usa il termine ambra proprio perché quello è il colore tipico che assume il formaggio. Assaggiate i risultati di cotanto lavoro a Talamello il 13, 14, 20 e 21 novembre.

Sapori e Profumi di Maremma

Le feste enogastronomiche si susseguono su innumerevoli tavole anche in Maremma, il tratto di terra di stupefacente bellezza che si estende lungo la costa, a cavallo tra le verdi regioni della Toscana e del Lazio. Per tutto il mese di novembre, nella città di Castiglione della Pescaia, c’è Sapori e Profumi di Maremma, che rende omaggio ai sapori e ai profumi della Maremma, con vino, olio d’oliva, castagne, pesce locale fritto e musica dal vivo.

Feste della castagna in Campania

Ma le celebrazioni di novembre del cibo non si limitano affatto alle regioni del nord, anzi. Ci sono feste della castagna quasi ovunque nel sud Italia, specialmente in Campania: sono attesissime quelle di Acerno e Montella il 7 e 8 novembre, di Madonna dell’Arco l’11 e 12 novembre), di Vitulano in provincia di Benevento dal 1° al 3 novembre. Il 19 novembre potete indulgere nelle innumerevoli delizie sfaccettate dell’olio d’oliva a Giano Vetustoe brindare al capretto a Sant’Anastasia dal 26 al 29 novembre. Poi, fate un salto alle numerose feste del vino novello in Puglia.

La muffuletta di Castellammare del Golfo a Trapani

Proseguiamo il nostro itinerario enogastronomico in Trinacria. Fai una deviazione in Sicilia. Qui potrai mangiare la muffuletta, una sontuosa focaccia locale.

Le sagre in Campania a novembre

Nel periodo autunnale ci sono tantissime sagre in Campania, inutile dire che sono a dir poco semplicemente gustose! A noi piacciono tantissimo quelle dell’avellinese:

  • Sagra delle sagre a Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, che si svolge fra le vie e i portali del centro storico del borgo. E’ l’evento finale, quello che chiude tutte le sagre dell’Irpinia, in un tripudio di caciocavallo podolico, formaggi pecorini, prosciutti, miele, funghi, tartufi, pane cotto a legna e biscotti.
  • Pane ammore e tarantella ad Avella, un appuntamento che si svolge fra i portoni e le piazzette del centro storico di Avella ritmato dalla tarantella e dalle musiche del posto. Non perdete la degustazione delle celebri nocciole di Avella e, ovviamente, del vino novello che è protagonista assoluto.
  • Natale piccirill si tiene invece a Sirignano sempre verso la fine di novembre. E’ un evento che anticipa il Natale ed è caratteristico perché si possono degustare in anticipo alcuni dei piatti tipici del Natale, come il baccalà e le alici fritte, le linguine con le noci e le alici fritte, i fagioli del posto, la pizza raurinio fatta con la farina di granturco bianco che si accompagna magnificamente con i friarielli belli piccanti e un buon bicchiere di vino rosso.

Spesso si dice che Halloween sia completamente estraneo alla cultura e alle tradizioni popolari italiane. Questo è vero e falso allo stesso tempo: riti, tradizioni, leggende sparse per la penisola riguardano la notte di Ognissanti, che coincide con quella di Halloween ma è molto più antica.

Quella notte i morti tornano a casa per dissetarsi e mangiare, per scacciare la cattiveria o per giocare a carte, per assistere alla messa o per recitare il rosario lungo le strade del paese. Ci sono molte credenze in diverse zone d’Italia. Tutte però hanno un’ispirazione di base: sentirsi sempre vicini al mondo dei morti. Sono leggende legate, prima di tutto, all’idea che la vita e la morte siano sempre inevitabilmente legate. Ma non solo: rappresentano anche il modo per i vivi di continuare a mantenere forti legami con i propri defunti. E di sentirsi più vicini a loro.

Halloween: le diverse tradizioni nelle regioni italiane

Nelle tradizioni di molti piccoli paesi, soprattutto del Sud Italia, viene riportato il tema del ritorno dei morti nelle notti tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre.

Veneto

In alcune zone del Veneto si dice che, più che per mangiare e bere, i morti tornano per riposare: nelle campagne vicentine, la mattina del 2 novembre, le donne si alzano presto e si allontanano da casa dopo aver ripristinato definitivamente i letti, in modo che le povere anime possano trovare riposo per tutta la giornata.

Piemonte

In Piemonte, nelle zone della Val d’Ossola, il 2 novembre le famiglie si recano al cimitero per una visita, lasciando le case con discrezione, affinché le anime di coloro che sono stati trasferiti possano ristorarsi a loro agio. La sera di Ognissanti, cioè alla vigilia del giorno dei morti, sempre in Piemonte, è ancora viva l’usanza di riunirsi per recitare il rosario tra i parenti e cenare con le castagne. Alla fine della cena la tavola rimane così com’è: rimane apparecchiata con il resto avanzato perché i morti verranno a mangiare quel che rimane.

Lombardia

In alcuni paesi della Lombardia si lasciava in cucina un vaso di acqua fresca, perché i morti potessero dissetarsi. Anche in Friuli si lascia un lume acceso, un secchio d’acqua e un po’ di pane.

Trentino Alto Adige

In Trentino Alto Adige si suonano le campane per ricordare le anime che ritornano e osservano i loro cari dalle finestre delle case: per questo si lascia il fuoco acceso.

Sardegna

In tutta la Sardegna era tipica l’usanza di distribuire ai bambini il 31 ottobre pani a forma di corona, in nome delle anime del Purgatorio. Era la festa che veniva chiamata con vari nomi: “is Animeddas” e “is Panixeddas” nel sud dell’isola, “Su ‘ene ‘e sas ànimas” o “Su Mortu Mortu” nel Nuorese, “Su Prugadòriu” in Ogliastra, e così via. La sera stessa, come cena, si mangia la pasta e ognuno deve lasciare qualcosa per “Maria punta Boru”, una vecchietta che nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre va a mangiarla… e se non la trova nel piatto prende il suo uncino, “punta Boru”, e ti trapana la pancia per prendere la sua pasta!

Friuli

In Friuli, invece, si crede che i morti vadano in pellegrinaggio nei santuari e nelle chiese lontano dai centri abitati, sempre di notte: i racconti parlano di defunti che escono dai cimiteri vestiti di bianco e con scarpe di seta, avvolti in un lenzuolo funebre. Chiunque entrasse in chiesa durante una di queste visite, morirebbe all’alba!

Campania

Halloween ti ha incuriosito? Sapevi che anche in Campania la notte di Halloween si festeggia nei pub e nei locali per divertirsi con i costumi più mostruosi che ci siano? Vampiri, streghe e zombi si aggireranno per tutta la notte del 31 ottobre nelle varie serate a tema, nelle quali tutti sono invitati ad indossare un costume spaventoso per divertirsi e scherzare assieme.

Anche quest’anno a Napoli domenica 31 ottobre, in occasione della festa più terrificante d’America, ci sarà la tradizionale visita al Museo delle Torture. L’appuntamento è a Piazza Bellini alle ore 17:15, da lì ci si sposterà verso alcuni luoghi simbolo di Napoli fino ad arrivare al Museo delle Torture. Perché Piazza Bellini? Perché la tradizione narra che proprio in quella zona vivesse una potente strega, Maria La Rossa. Si fa una visita anche alla chiesa di Santa Maria del Purgatorio per chiedere la tradizionale protezione alle “capuzzelle”, cioè ai crani delle cosiddette anime pezzentelle, le anime dimenticate e rimaste imprigionate nel Purgatorio. Infine, superata via San Gregorio Armeno si arriva al Museo delle Torture.

La messa dei morti in Puglia e Sicilia durante la notte di Halloween

Il tema dei morti che si riuniscono in chiesa durante la notte per ascoltare la loro messa, la cosiddetta “messa dei morti“, è particolarmente diffuso tra le popolazioni contadine. Se qualcuno entra in chiesa mentre si celebra questa funzione, c’è pericolo di morte.

Molti contadini della provincia di Brindisi raccontavano di essere andati ad assistere ad una messa non prevista di notte. Quando iniziò la funzione, notarono che tutti i presenti erano “senza naso”, anzi, erano dei veri e propri scheletri! Gli scheletri dissero ai malcapitati: “Questa non è la vostra messa, comare”, e poi le donne fuggirono via. Il particolare dei morti che erano “senza naso” deriva probabilmente dal fatto che i contadini avevano notato che il naso è una delle prime parti del corpo umano a decomporsi dopo la morte.

In Sicilia, inoltre, si crede che le messe dei morti siano celebrate dalle anime condannate dei sacerdoti che hanno ingannato i fedeli, non celebrando, per avidità di guadagno, le messe per le quali avevano ricevuto del denaro. Queste anime devono celebrare una Messa ogni anno fino a quando non hanno adempiuto al loro obbligo. Alle Messe partecipano i defunti che, per pigrizia o negligenza, non hanno partecipato alle Messe quando erano in vita: i siciliani li chiamano “Misse scurdati”.

Feste ed eventi in Italia durante la notte di Halloween

E dopo la notte di paura, il 1° novembre inizia la festa: “Fera di li morti” a Ribera di Agrigento, “Festa de is Animeddas o is Mortus” in Sardegna, “Fiera dei Morti” a Perugia, Civitella di Romagna, Palermo, Catania, Asiago, Legnano.

Nelle tradizioni popolari, spesso sono i poveri a portare nutrimento e messaggi ai defunti, perché considerati immuni dal contagio della morte. Le famiglie di Cosenza, in Calabria, inviano ai loro morti il cibo preferito attraverso i disperati: lo preparano al mattino presto, per offrirlo al primo povero che passa davanti alla loro casa, il quale lo consegnerà al defunto che, nel frattempo, si è messo in cammino per raggiungerlo. A Umbriatico, in provincia di Catanzaro, per la commemorazione dei defunti si preparano per i poveri speciali pani lievitati e cotti, le “pitte collure”. A Paola, sempre in Calabria, il 2 novembre si distribuiscono fichi secchi ai poveri: serviranno anche a sfamare i morti, che il giorno della festa hanno lasciato il cimitero per mangiarli.

In Veneto, in occasione della festa dei morti, si distribuiscono fagioli, mentre in Piemonte i poveri ricevono gli avanzi della cena o una ciotola di legumi cotti in memoria dei morti. In Abruzzo, dove non è permesso pescare nella notte tra l’1 e il 2 novembre – perché le reti pescherebbero, invece di pesci, solo teschi – si è soliti offrire un piatto di ceci ai poveri del paese: contemporaneamente, i morti si aggirano per le strade in cui hanno vissuto, allontanando la malvagità.

La commemorazione dei morti ha anche il suo cibo, un dolce fatto di marzapane, solitamente chiamato “ossa dei morti” per la sua forma. Tipicamente siciliano, è diffuso anche in Calabria, a Padova e a Cremona.

Castellabate è un bellissimo borgo antico sulla collina di Sant’Angelo nell’Area Protetta del Cilento.

Con la sua altezza domina il mare dall’alto, così quando arriverete sulla piazza di fronte al Castello dell’abate sarete incantati dalla vista sul Cilento e su un mare meraviglioso. Addirittura nei giorni con poca foschia potrete vedere la costa di Amalfi.

Se avete visto il film “Benvenuti al Sud” con Enrico Siani, sarete colpiti dalle piccole strade strette e dalle minuscole piazzette. La piccola e stretta stradina che conduce fino alla sommità di Castellabate è più simile ad una gincana che ad una strada, però una volta arrivati in cima si può godere di uno spettacolo mozzafiato a 360° che riempie cuore e occhi, specialmente al tramonto! Gli scorci sono romantici e suggestivi, la vista a dir poco eccezionale, la tappa al belvedere è un must nel paesino che è piccolissimo e si gira in mezz’ora o poco più. Ci sono diversi posti dove fermarsi a mangiare, e prendere un aperitivo nella piazzetta del borgo è davvero un appuntamento da non perdere.

Insomma, Castellabate è un piccolo gioiello che raccoglie diverse meraviglie, sia che si tratti di antichi edifici medievali che di spiagge baciate dal sole. Il paese è immerso nella storia e sembra aver resistito galantemente alle tentazioni della modernizzazione. Le strade acciottolate e gli archi inaspettati rallentano il ritmo della vita e vi riportano a tempi più semplici. L’orizzonte di Castellabate è dominato da un castello del 12° secolo e Santa Maria di Castellabate offre alcuni fra i panorami più belli della costa del sud Italia.

I turisti interessati alla storia si rallegreranno per ciò che questo borgo ha da offrire. Il Santuario S. Maria a Mare è una bella chiesa, tranquilla e solenne, che si affaccia maestosamente sul mare e risale al 19° secolo. Potete immergervi in questa atmosfera sdraiandovi sulla spiaggia o facendo una passeggiata per le stradine storiche: Castellabate offre bellissimi quartieri da esplorare ma anche nuovi cibi da provare.

La sagra del pescato di paranza

 Si tiene a giugno questa importante e gustosa sagra che ha luogo a Lago di Castellabate. Del resto, abbiamo visto come la pesca e i suoi frutti facciano parte della vita quotidiana della gente del posto. Oggi la sagra rappresenta, infatti, un appuntamento importante per promuovere e sostenere la pesca che è il principale settore per l’economia locale: tutto il pescato che viene cucinato durante la sagra è fornito unicamente dai pescherecci locali. Un’ottima occasione per gustare frittelle di mare, frittura di paranza, fritture a base di pesce freschissimo, la celebre pasta con i fagioli e le cozze, ma anche i prodotti tipici del territorio che da secoli fanno parte della dieta mediterranea e della cucina genuina così tanto apprezzata nel mondo.

La sagra del pescato di paranza è organizzata dall’Associazione punta Tresino e patrocinata dal Comune di Castellabate.

Una vera e propria festa di profumi e di sapori, ma anche un’occasione per visitare i mercatini gastronomici e i laboratori artigianali presenti all’appuntamento, oltrechè un opportunità per grandi e piccoli per trascorrere ore di svago fra spettacoli musicali e luna park.

Conosciamo meglio Castellabate e la sua filosofia di vita…

 Castellabate è composta da diverse frazioni e ognuna ha il suo carattere e il suo fascino. Queste sono quelle da non perdere…

Il vecchio borgo collinare – Castellabate

Questa è la Castellabate originale; vecchia di secoli e che ancora tiene d’occhio la Castellabate più moderna molto più in basso. È meraviglioso girovagare per le stradine acciottolate, ascoltando i piatti che tintinnano nelle belle casette. L’aria si riempie degli aromi della cottura dei frutti di mare e della preparazione del caffè. Uscendo da un particolare vicolo ombreggiato, ci si ritrova davanti una piazza: gli occhi danzano tra i tavoli, oltre una casa di pietra dorata, fino a una vista che ricorderete per sempre. È adesso che il cuore si perde in un piccolo paese su una collina del Cilento: il piccolo centro storico di Castellabate! Non si può dire molto di più, tutto quello che dovete sapere è che dovete visitarlo, basta seguire le stradine fino alla piazza.

Marina piccola, un’oasi di serenità dal mare cristallino

Castellabate vanta una spiaggia davvero pittoresca, ideale per nuotare e fare snorkeling. Amata dalla gente del posto, la spiaggia ha un buon numero di chalet e di ristoranti, ed è attrezzata con lettini per i suoi visitatori. È pulita e allegra, meta ideale delle famiglie con i bambini per godersi il caldo sole estivo e le acque cristalline e pulitissime del suo mare. Un modo perfetto per trascorrere una rilassante giornata all’ombra di un borgo antico.

 Santa Maria di Castellabate

Questa parte più nuova della città è famosa per le sue spiagge e in luglio e agosto diventa piuttosto affollata, ma quasi solamente di italiani. Pochissimi stranieri, solo quei pochi fortunati che hanno scoperto Castellabate e il Cilento si trovano in vacanza qui. Eppure, anche a luglio, anche con tutti i turisti, non ci si sente mai sgraditi. Non si viene fregati con prezzi assurdi, la gente non è mai scortese e non si ha mai fretta di finire un pasto e andare via. La sensazione è quella di essere come in famiglia. È come se tutti stessero aspettando il tuo ritorno, niente è di troppo disturbo. Come si dice qui: “si piange di gioia quando si arriva e si piange di tristezza quando si parte”.

Cosa vedere? La spiaggia è la principale attrazione turistica, una bella spiaggia di sabbia soffice accarezzata da lievi onde, con l’acqua che rimane tiepida per tutta l’estate fino ai primi di ottobre. La maggior parte delle famiglie vive ancora di pesca. Alzatevi molto presto e vedrete le barche da pesca che tornano con il pescato del giorno. Se non siete mattinieri, potrete trovare lo stesso pesce nelle numerose pescherie locali o al ristorante “Perbacco” in via Andrea Guglielmini 19.

San Marco di Castellabate

San Marco è una località graziosa come una cartolina. Si trova un po’ più a sud di Santa Maria e qui, ancor più che a Santa Maria, la pesca è l’attività principale. La vita è vissuta vicino al mare e la maggior parte della gente vive del mare. A San Marco il menu giornaliero ruota intorno al pescato del giorno e alla frutta e verdura coltivata localmente. Non c’è da stupirsi che vivano così a lungo! Non troverete più di qualche negozio di souvenir. Troverete piuttosto numerosi ristoranti che servono frutti di mare freschissimi e cucinati con semplicità, senza troppi aromi per non alterarne il sapore genuino. Provate “Lo Scoglio” in via Pozzillo 87, è uno dei migliori.

Ogliastro Marina

Ogliastro Marina è una splendida frazione di Castellabate, nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, dove vaste foreste di pini si allungano fino alla costa e spiagge dorate si estendono fino a un mare azzurro cristallino. Una bella località turistica con una manciata di graziose ville, un paio di hotel, bar e ristoranti che servono solo i migliori prodotti freschi e fatti in casa. Parlando di ristoranti, provate “Il Cefalo”, “Villa Gio” e “Da Carmine”: tutti offrono pesce locale appena pescato servito con verdure coltivate in loco, pasta fatta in casa con condimenti che neanche avete mai immaginato.

Prima della cena godetevi un aperitivo seduti in riva al mare, con un buon bicchiere di vino prodotto da uno dei tanti vigneti della zona, mentre respirate l’aria di mare e ascoltate le onde che si infrangono. La gente del posto è genuina e ti accoglie come si fa con un vero amico, non come un cliente. È impossibile non innamorarsi di questo posto e diventarne parte. Non c’è niente di così bello da nessun’altra parte!

Se desideri maggiori informazioni sul Castellabate, sul Cilento e sul Vallo di Diano e sulla possibilità di fare escursioni in queste splendide zone dalla natura incontaminata, contattaci allo 0824482030 oppure compila il form contatti.

Dal 18 gennaio 2021 i musei della Campania hanno finalmente riaperto le loro porte ai visitatori, una novità che di certo farà piacere ai residenti della Campania ma anche a quei pochi turisti stranieri rimasti. Come ha annunciato la direttrice regionale dei Musei della Campania, Marta Ragozzino, da quella data i musei e i luoghi della cultura sono stati riaperti al pubblico dopo uno stop durato oltre due mesi a causa del Covid-19. Ricordiamo che a causa della pandemia, i musei dal 6 novembre scorso erano stati chiusi dal governo per limitare la diffusione del virus, nell’ambito di una serie di misure restrittive volte a ridurre la possibilità di contagio.

Questa è sicuramente una bella notizia, attesa da tutti gli amanti della cultura e dell’arte, ma anche dai musei stessi che riaprono con grande entusiasmo. In mancanza di visitatori, si sono prodigati in questi mesi di chiusura nel produrre contenuti digitali fruibili online da tutti coloro che avessero desiderato fare un tour virtuale delle sale. Spesso nel periodo di chiusura i musei hanno comunicato anche mediante i Social, ma nulla può sostituirsi all’approccio fisico e concreto del patrimonio culturale. Non sono stati, comunque, mesi buttati via, i musei e i parchi archeologici campani non sono stati con le mani in mano, anzi hanno approfittato della forzata mancanza di visitatori per fare dei restauri, completare dei lavori lasciati in sospeso, fare interventi di manutenzione.

La riapertura dei musei in massima sicurezza

Le nuove aperture al pubblico, comunque, sono contingentate, ad esempio si può accedere agli scavi di Pompei o alla Reggia di Caserta solo con prenotazione, ed è consentito al momento visitare i musei solo dal lunedi al venerdi, con chiusura il sabato, la domenica e i giorni festivi, proprio per consentire la visita nel rispetto dei protocolli di sicurezza e rispettando il distanziamento e il divieto di assembramento. Ovviamente, le visite sono precedute sempre dal controllo della temperatura corporea e i percorsi sono caratterizzati dalla costante presenza di gel igienizzanti. Massima sicurezza con ingressi contingentati, acquisto dei biglietti online, entrata e uscita separate, distanziamento fra le persone assicurato anche da controlli effettuati da personale preposto, mascherina obbligatoria sempre. Vengono sostanzialmente applicati tutti i rigidi protocolli di sicurezza che furono introdotti alla riapertura dopo il primo lockdown.

Dal 18 gennaio riapertura di tutti i musei con ingresso gratuito

Dal 18 gennaio 2021 si ritorna a visitare i grandi musei di Napoli, dal Museo Archeologico Nazionale a Pompei, dal Parco Nazionale del Cilento al museo di Capodimonte, senza dimenticare gli importanti siti di Velia, Paestum, Ercolano o il Teatro Romano e il Chiostro di Santa Sofia a Benevento. Ma naturalmente sono aperti al pubblico tutti i musei della regione, per riavvicinare le persone di questa comunità, che hanno vissuto grandi momenti di difficoltà, alla cultura e alla bellezza dell’arte. Per farlo, la Direzione Regionale dei Musei della Campania ha deciso di gratificare i visitatori con un piccolo gesto, permettendo l’ingresso gratuito per due settimane, a partire dal 18 gennaio.

La riapertura con alcune offerte dedicate

I musei, seppur con gradualità, stanno tornando alla vita, per molti tornare a visitare le sale e i luoghi della nostra cultura è una gioia immensa, dopo mesi estremamente pesanti e tristi. Riaprire i musei significa tornare alle nostre radici, ritornare all’identità e alla curiosità che da sempre ci anima. Purtroppo, in questi mesi le persone si sono dovute forzatamente distaccare dalla cultura, per questo alcuni musei si sono attivati per aiutare le persone a ritrovare questa identità culturale, con offerte dedicate. Ad esempio il museo di Capodimonte ha deciso di far pagare un solo ticket valido per due ingressi, mentre il Mann ha pensato di offrire fino al 28 febbraio l’abbonamento annuale “Open Mann” al costo di 10 euro solamente. Con 15 euro l’abbonamento annuale è valido addirittura per due persone.

E’ una grande opportunità per tutti i Campani per riscoprire i poli culturali e i siti archeologici della loro regione: di turisti stranieri, infatti, ce ne sono davvero pochi in giro, per cui nei musei è presente quasi esclusivamente un pubblico locale, la vera novità di questa riapertura. Anche il Parco Archeologico di Velia offre una bellissima promozione: nel prezzo del ticket è compresa la passeggiata lungo il crinale degli dei, ovvero un percorso della durata di circa tre ore ore immerso fra natura e reperti archeologici.

Valore sociale e valore simbolico del ritorno alle visite dei musei

Questa riapertura ha non solo un alto valore sociale, ma anche simbolico: non rappresenta semplicemente il ritorno alla normalità, ma la voglia di tornare ad accogliere. Accogliere anche una sola famiglia significa molto per un museo. Per gli antichi un simbolo stava a significare il tutto; allo stesso modo anche una sola famiglia che torna a far visita ad un museo simboleggia quel tutto, quella comunità che, seppur lentamente e con tanti vincoli da rispettare, tornerà a fruire pienamente della cultura e dell’arte in Campania.

Come dichiarato dalla Direzione Regionale dei Musei Campani, la riapertura nelle prime due settimane è stato un vero successo di pubblico, con un numero di presenze che, in alcuni casi, è stato addirittura uguale a quello del medesimo periodo dello scorso anno, quando c’erano i turisti stranieri. Sull’onda di questo entusiasmo, la Direzione Regionale si impegnerà ora ad offrire nuovi servizi per i visitatori, ad organizzare nuove mostre, a curare ancora meglio i parchi. Tutto questo per coccolare il pubblico che ha così tanto sofferto in questi lunghi mesi.

Per avere informazioni sulle prenotazioni online, sugli orari delle visite e su tutti gli aggiornamenti relativi alle modalità di accesso ai musei, si può consultare il portale polomusealecampania.beniculturali.it, oppure dare uno sguardo ai canali Social dei musei stessi.

Da secoli il 2 febbraio è il giorno in cui migliaia di fedeli provenienti da tutta la Campania e da fuori regione salgono al santuario di Montevergine in Irpinia per omaggiare la Madonna nera, la Mamma Schiavona che perdona tutto.

Migliaia di pellegrini, credenti, devoti che incuranti del freddo sfidano le più avverse condizioni metereologiche salendo fino ai 1270 metri del Santuario. Qui si fermano a pregare e ricevere la benedizione della Mamma Schiavona.

La festa della Candelora ha origini antichissime

É una tradizione che ha origini secolari, una festa che trae spunto forse da antichi riti pagani, probabilmente dalle tradizioni ebraiche secondo le quali una donna che avesse partorito un figlio maschio era considerata impura per i successivi 40 giorni dopo il parto. Per purificarsi avrebbe dovuto recarsi al Tempio, ed infatti se si contano 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno in cui è nato Gesù, si arriva al 2 febbraio.

Come la maggior parte delle feste dedicate alla Madonna, anche questa trae origine da antichissimi riti precristiani che avevano lo scopo di propiziare dei buoni raccolti. Probabilmente dovremmo addirittura risalire ai Lupercalia, gli antichi riti che si svolgevano proprio a febbraio, quando la natura si rigenera e i semi mettono le radici per dare poi dei buoni raccolti. In questo periodo, infatti, le donne della comunità portavano in processione delle candele accese a simboleggiare che l’oscurità dell’inverno stava per terminare e che il tepore della primavera avrebbe presto preso il sopravvento.

La Mamma Schiavona protettrice dei femminielli

La festa della Candelora è anche una festa cattolica un po’ diversa dalle altre perché fra i principali protagonisti ci sono i “femminielli” che salendo fino al santuario, la cosiddetta Juta dei femminielli, invocano la Madonna e recitano preghiere in suo onore. La Mamma Schiavona è la loro protettrice, la Vergine che tutto perdona e che accoglie tutti, soprattutto gli ultimi sulla terra.

Oggi la Juta rappresenta un momento pittoresco per riaffermare l’orgoglio gay e un’occasione per rivendicare pubblicamente la propria libertà. Del resto, nella cultura popolare napoletana il femminiello con la sua ambiguità ha sempre rappresentato qualcosa di sacro, di divino, perché è la sintesi del soprannaturale, è lo spirito che racchiude in sé gli opposti, il maschio e la femmina, ed è sempre stato accettato e rispettato.

Già molti secoli prima dell’avvento di Cristo, i sacerdoti eunuchi devoti a Cibele, la grande madre nera che simboleggiava la natura, si recavano al tempio che sorgeva nella zona dove ora si trova il Santuario per venerarla. I sacerdoti evirandosi avevano offerto il loro sesso alla dea e manifestavano le loro inclinazioni sessuali liberamente e in maniera disinibita.

L’origine della devozione dei femminielli per la Madonna è da ricercare, inoltre, in un’antica tradizione medioevale, secondo la quale nel 1256 due omosessuali, scoperti dai compaesani a baciarsi segretamente, crearono un così forte disgusto nella comunità che questa decise di allontanarli e di lasciarli morire di fame e di stenti sul monte Partenio, legati ad un albero. La Vergine, mossa a compassione e vedendo quanto si amassero, li liberò con un raggio di luce che li riscaldò e sciolse le catene, concedendo loro di tornare nella comunità e di amarsi liberamente senza più nascondersi. La comunità stessa li accolse benevolmente, dopo aver constatato il miracolo operato dalla Vergine.

Una giornata di offerte e di sacrificio

Normalmente tantissimi pellegrini iniziano ad arrivare il giorno precedente la festa a Ospedaletto d’Alpinolo, l’ultima tappa prima di iniziare l’ascesa verso il Santuario. In questo paese, infatti, tradizionalmente i pellegrini sostano per riposarsi e rifocillarsi in vista della lunga camminata a piedi che li attende il giorno dopo. Il pomeriggio e la sera ci si intrattiene in piazza con la musica delle paranze e con le classiche tammurriate.

Il 2 febbraio è una giornata di sacrificio e di sudore! Per arrivare alla sommità della montagna dove si trova il Santuario ci vogliono oltre due ore di cammino e, nonostante il freddo pungente, si fatica molto.

É un pellegrinaggio lento, dove i devoti percorrendo il Sentiero dei Pellegrini partecipano emotivamente alla scalata giungendo alla Cappella dello Scalzolaio. Altra tappa del pellegrinaggio è il Trono della Madonna, una grande roccia che, narra la tradizione, abbia fatto da sedia alla Madonna che saliva al Partenio.

Il sentiero prosegue per incontrare il Tiglio Sacro e più avanti ancora le Stazioni della Via Crucis. Le tammurriate e i canti accompagnano i pellegrini per tutto il percorso, per esplodere in festa una volta arrivati sul sagrato del Santuario.

Molto belli e suggestivi sono i canti eseguiti sulla Scala Santa, la scala che porta alla Chiesa: un solista si ferma ad ogni gradino, intona un coro per chiedere intercessione alla Vergine e il resto dei pellegrini lo conclude. Si prosegue così, lentamente, per tutti e 23 i gradini che simboleggiano la montagna.

Le tammurriate cessano quando si entra nella Chiesa, per poi riprendere freneticamente quando si esce al termine della messa.

Il momento più significativo è quello dell’accensione e della benedizione delle candele. Questo è l’atto con il quale i pellegrini riconoscono in Gesu la vera luce del mondo, venuta sulla terra per dissipare l’oscurità delle tenebre.

Come arrivare al Santuario di Montevergine

 Il Santuario di Montevergine è situato ad un’altezza di 1270 metri s.l.m. e dista circa 51 chilometri dall’aeroporto di Napoli Capodichino.

  • In auto: percorrere l’autostrada Bari-Napoli, uscire ad Avellino Ovest ed immettersi sulla strada Nazionale per Montevergine. Giunti ad Ospedaletto d’Alpinolo prendere la strada Statale per Montevergine
  • In treno: arrivare fino alla stazione di Avellino, quindi prendere un bus fino a Mercogliano e da qui la funicolare per Montevergine
  • Con i mezzi pubblici: da Piazza Garibaldi di fronte alla stazione centrale di Napoli prendere uno dei pullman diretti a Montevergine

Cosa mangiare nei dintorni del Santuario di Montevergine

Certamente il fatto di essere in Campania offre la possibilità di assaggiare alcune delle specialità tipiche. Se ci aggiungiamo che ci troviamo in Irpinia, patria di vini rinomati, allora vale  la pena venire alla festa della Candelora!

Lungo il percorso che porta al Santuario ci sono diversi agriturismi e ristoranti nei quali vale la pena fermarsi. Tra le specialità locali consigliamo il prosciutto crudo di Fontanarosa, la pancetta tesa, i capicolli, la ricotta di pecora. Da assaggiare assolutamente le rape con patate e il formaggio primosale di Calitri.

Una menzione particolare merita il fiocco di maiale di latte. Questo piatto è costituito da tenere fette di maiale al forno, condite con olio extravergine di oliva a crudo ed erbe aromatiche.

Fra i vini segnaliamo il Taurasi prodotto con uve Aglianico, il Coda di Volpe ma, soprattutto il Fiano di Avellino. Quest’ultimo è il vino più rappresentativo della zona.